Quando ci sentiamo toccati emotivamente dal comportamento di un animale, ciò è sicuro indicatore del fatto che abbiamo scoperto intuitivamente una somiglianza tra comportamento animale e umano. […] L’accendersi della nostra risposta emotiva, della nostra commozione è dunque un segno certo di una forte somiglianza tra comportamento animale e comportamento umano
Konrad Lorenz – Analogie

Premessa e disclaimer
Quello che state per leggere non è uno studio etologico. Non ci sono gruppi di controllo o campioni statisticamente significativi. E’ il racconto della mia esperienza nel vivere con un branco di quattro pastori olandesi e di attraversare con loro le fasi più importanti dell’esistenza di ogni gruppo familiare: la gioventù, la maturità, la nascita dei figli, il declino e, purtroppo, anche la morte. Ho condiviso con loro viaggi, esperienze, addestramenti, gioie e dolori … e ho passato parecchio tempo a guardarli e anche a studiare di cani.
Molte delle cose che ho osservato e vissuto con loro avrebbero potuto essere semplicemente caratteristiche della mia famiglia canina. Altre, con mia sorpresa, le ho ritrovate descritte negli studi sul comportamento sociale dei canidi. Ogni tanto la scienza mi ha dato ragione, altre volte mi ha invitata a essere più prudente. Ed è proprio questo il bello: osservare, dubitare e continuare a imparare. Per ora voglio iniziare a raccontare pochi episodi, giusto per non dimenticarli. Poi chissà, forse mi verrà voglia di continuare. Nero e Luna sono mancati l’anno scorso e raccontare di loro al passato mi riesce difficile. Scrivo e piango. Mi mancano, mancano a me e mancano ai loro figli, che, nonostante i loro quattro anni compiuti ed il loro essere inequivocabilmente adulti, mi sembrano sempre un pò orfani…
Ma iniziamo dal principio, dalla nascita del branco.
“Papà, per ora resta fuori.”
Quando sono nati i cuccioli, Nero sembrava il padre – putativo e non biologico in realtà anche se lui non lo sapeva 😉 – peggiore del mondo. Se ne stava a distanza, lanciava qualche occhiata alla cucciolata e, appena provava ad avvicinarsi, Luna gli ricordava con uno sguardo che non era il caso. Per giorni lui ha rispettato quella sorta di ordinanza restrittiva e non si avvicinava mai ai cuccioli ma li annusava soltanto, da lontano, incuriosito. Poi, un giorno, quando i cuccioli hanno aperto gli occhi, hanno iniziato a muoversi con una certa intenzionalità e hanno smesso di sembrare sei fagottini rumorosi, Luna gli ha concesso il visto d’ingresso. Metto il video in cui sono casualmente riuscita a riprendere l’evento (in realtà non facevo altro che filmare i piccoletti quindi la probabilità di riprendere questo momento era piuttosto alta 😅
Si vede chiaramente l’atteggiamento circospetto di Nero, e l’interposizione, prima, e il passo indietro, poi, di Luna. Un movimento, quasi un passo di danza, che era chiaramente un invito a fare la conoscenza dei suoi figli.
Ripensandoci, avevo attribuito tutto al carattere un po’ burbero di Nero e alla preoccupazione di Luna che lui potesse infastidire i piccoli.
In realtà nella letteratura sui lupi si trovano diversi riscontri di questo comportamento. David Mech e Luigi Boitani descrivono come la madre controlli rigorosamente l’accesso alla tana nelle prime settimane di vita, mentre il maschio partecipa soprattutto accudendo la compagna e solo successivamente interagisce direttamente con i piccoli. Nei canidi sociali non è assenza paterna: è la madre che stabilisce tempi e modalità degli incontri.
Insomma, Nero non era un padre scansafatiche. Era semplicemente un marito che aveva capito quando conveniva non discutere.
Le regole del padre: una carezza per Trouble, una lezione per Tramps
Dopo essere stato finalmente ammesso a interagire con i piccoli, Nero è stato sempre molto presente. Non giocava spesso con loro, si prestava molto raramente anche perchè non è mai stato un giocherellone, neanche con noi, troppo serio e dignitoso.
Lui educava i suoi piccoli. Li osservava da lontano mentre facevano le loro scoperte quotidiane, interveniva quando il gioco diventava eccessivo, correggeva un’esuberanza, interrompeva un’invadenza, rimetteva ordine senza mai trasformare una lezione in un vero scontro.
Mi sembrava un padre molto equilibrato e che costruiva, giorno dopo giorno, una relazione diversa con ciascuno dei suoi figli. Con Trouble sembrava aver dimenticato ogni severità. Lei poteva saltargli addosso, rubargli le cose, infilarsi nello spazio dove lui si era appena sdraiato, chiedergli di giocare, pizzicandogli il collo e tirando la criniera, quando era evidente che lui avrebbe preferito riposare. Nero la guardava con quell’aria paziente che hanno certi padri davanti alle figlie femmine, un misto di indulgenza e rassegnazione. La lasciava fare molto più di quanto concedesse a chiunque altro, anche alla stessa Luna.
Quando Trouble divenne adulta e arrivò il suo primo calore, confesso di aver pensato che qualcosa sarebbe inevitabilmente cambiato. Mi preparavo a gestire una situazione complicata, gelosie terribili tra Luna e Trouble per le attenzioni di Nero e invece rimasi quasi delusa dalla noia degli eventi. Non accadde nulla. Nero continuò a trattarla esattamente come il giorno prima, indifferente alla sua condizione ormonale. Trouble era sua figlia e sembrava che questo bastasse a definire completamente la loro relazione. Gli ormoni, almeno nel loro caso, sembravano essersi educatamente fatti da parte per lasciare spazio al legame familiare.
Con Tramps, invece, il registro cambiava completamente. Nero pretendeva educazione, autocontrollo, rispetto degli spazi. Ogni tanto bastava uno sguardo, altre volte un rapido intervento del muso, ma il messaggio era sempre chiarissimo. Tramps accettava ogni correzione con una naturalezza che mi ha sempre colpito. Non abbassava la testa o evitava lo scontro per paura, ma per rispetto e fiducia nell’equilibrio del padre. Eppure Tramps, crescendo, sarebbe diventato molto più veloce, più potente e persino più grosso di suo padre. Avrebbe potuto sfidarlo, metterlo in discussione, ma non lo fece mai. Quando Nero organizzava una delle sue spedizioni nei boschi sembrava scegliere quasi sempre lui come compagno. Li osservavo sparire tra gli alberi e avevo la sensazione di assistere a un apprendistato. Nero non insegnava a Tramps semplicemente a muoversi nel bosco; gli insegnava come si sta al mondo da cane.
Poi Nero invecchiò, diventò sordo, il passo si accorciò, le soste diventarono più frequenti, l’energia che un tempo sembrava inesauribile iniziò lentamente a consumarsi. Tramps, invece, era nel pieno della maturità fisica e avrebbe potuto lasciarlo indietro, senza nemmeno accorgersene ma non lo fece mai. Avevo messo il gps ai miei due maschi gironzoloni, per essere sicura di sapere sempre dove erano. Vedevo le loro tracce sempre sovrapposte. Vedevo la linea di Tramps muoversi avanti per qualche decina di metri, poi fermarsi e aspettare che il padre lo raggiungesse, come se nella sua testa fosse inconcepibile arrivare da qualche parte senza Nero.
Mi sono chiesta tante volte se stessi attribuendo ai miei cani pensieri troppo umani. Poi ho smesso di chiedermelo e ho continuato semplicemente a guardarli. Perché, qualunque fosse la spiegazione, quel comportamento esisteva e io ne ero testimone.
L’ultima lezione arrivò poco più di un mese prima della morte di Nero. Eravamo nel camper, uno spazio piccolo dove ogni cane aveva imparato che il rispetto passa anche attraverso pochi centimetri di distanza. Tramps invase lo spazio del padre e Nero, ormai vecchio e rallentato dall’età, trovò comunque la forza di intervenire. Con un movimento rapido e sorprendentemente preciso lo capovolse, lo rimise al suo posto e concluse la questione esattamente come aveva fatto per tutta la vita, senza rabbia o violenza inutile.
E Tramps fece ciò che aveva sempre fatto. Accettò quel richiamo senza opporre la minima resistenza. In quel momento era lui il cane più forte, più giovane e più veloce. Se avesse voluto, avrebbe potuto ignorare quel vecchio padre ormai consumato dagli anni e, purtroppo, vicinissimo alla fine, ma non l’ha fatto.
Molto tempo dopo, leggendo gli studi di David Mech e di altri etologi che hanno osservato i branchi di lupi per decenni, ho scoperto che nei gruppi familiari la relazione tra genitori e figli è molto più complessa di quanto la vecchia teoria della dominanza ci abbia fatto credere. Le correzioni dei genitori non servono tanto ad affermare continuamente un potere, quanto a mantenere la coesione del gruppo e a trasmettere ai giovani le regole della convivenza. Anche quando i figli diventano adulti e fisicamente superiori, il rapporto costruito negli anni continua spesso a orientare il loro comportamento.
Naturalmente i miei cani non sono lupi e questo articolo non dimostra nulla. Racconta soltanto una storia vera.
Però ogni volta che ripenso a Tramps che aspetta Nero lungo un sentiero o che accetta quell’ultimo rimprovero nel camper, mi viene da sorridere pensando che forse noi uomini abbiamo una strana abitudine: crediamo che il rispetto appartenga solo alla nostra specie, mentre forse è una delle cose che possiamo veramente comprendere fino in fondo solo osservando gli animali, come i miei cani…
Per approfondire
Mech, L. D. (1999). Alpha status, dominance, leadership, and division of labor in wolf packs. Canadian Journal of Zoology, 77(8), 1196-1203.
In questo articolo David Mech mette in discussione l’immagine del branco di lupi come una continua lotta per il potere tra individui che cercano di conquistare il ruolo di “capo”. Attraverso lo studio dei branchi selvatici mostra come, nella maggior parte dei casi, il branco sia una famiglia composta da genitori e figli, nella quale gli adulti guidano il gruppo attraverso esperienza, collaborazione e divisione dei compiti più che attraverso il dominio esercitato con la forza.
Mech, L. D. & Boitani, L. (2003). Wolves: Behavior, Ecology, and Conservation. University of Chicago Press. Un’opera di riferimento sull’organizzazione sociale dei lupi, con ampio spazio dedicato alle cure parentali e alle relazioni tra adulti e figli.
Packard, J. M. (2003). “Wolf Behavior: Reproductive, Social and Intelligent“, in Wolves: Behavior, Ecology, and Conservation. Un capitolo che descrive come le relazioni familiari influenzino la crescita dei giovani e la stabilità del branco ben oltre la maturità sessuale.
