Vacanze in Sardegna con i Pastori Olandesi: perché la Costa Verde batte Alghero

Ogni estate qualcuno mi chiede: “Ma la Sardegna con i cani com’è davvero?”. E ogni estate io rispondo con grande diplomazia. Quest’anno però, dopo due settimane nell’isola con i miei Pastori Olandesi a pelo lungo, Tramps e Trouble, la diplomazia è stata spazzata via dal maestrale.

Il viaggio comincia dal traghetto, che è il vero test di resistenza per umani e cani. In alta stagione i ponti sembrano una fermata metro romana nell’ora di punta: valigie, bambini che corrono, persone in cerca dello spazio perfetto e tanti cani che si domandano perché siano stati caricati su un enorme condominio galleggiante. La cabina con accesso animali resta la soluzione ideale, ma il prezzo è tale che viene spontaneo chiedersi se insieme alla chiave consegnino anche una quota della compagnia di navigazione. Noi abbiamo fatto quello che fanno tutti i proprietari di cani navigati: caccia all’angolo tranquillo e passeggiate strategiche nei momenti di minor affollamento.

Una volta sbarcati nella Costa Verde, però, la Sardegna ci ha accolti come se volesse farsi perdonare tutto. Abbiamo scelto una settimana stanziale tra casa vacanze e agriturismo, evitando il pellegrinaggio quotidiano delle valigie, e ci siamo dedicati alle spiagge di Scivu, Piscinas, Cala Domestica e Funtanazza. Qui i cani sono accettati con una naturalezza quasi commovente: nessuno che ti guardi come se avessi portato un cinghiale al ristorante, nessuno che misuri con il metro la distanza tra la zampa del cane e l’ombrellone più vicino.

A Scivu è emersa tutta la versatilità dei miei Pastori Olandesi. Tramps si arrampicava sulle scogliere più alte e poi si fermava in cima a scrutare l’orizzonte come una sentinella del deserto mediterraneo. Non correva a caso: sembrava davvero controllare che tutto fosse al suo posto. E proprio a Scivu è nata la nostra teoria dei “cani pescatori”. Dalla riva vedevamo i tonni saltare in lontananza e Trouble e Tramps fissavano il mare con uno sguardo talmente concentrato che abbiamo iniziato a sospettare volessero raggiungerli a nuoto. Sono avanzati tra le onde con una convinzione degna di due pescatori professionisti e noi abbiamo dovuto spiegare loro che la pesca d’altura richiede almeno una barca e forse anche una licenza.

Tentativi di pesca a Scivu

A Piscinas, invece, niente tuffi eroici: le onde erano troppo impegnative anche per due Pastori Olandesi pieni di entusiasmo. Lì si sono limitati a fare quello che riesce loro benissimo, cioè esplorare. Hanno perlustrato dune, sentieri e ogni angolo di sabbia con la serietà di un team di ricognizione.

Cala Domestica ci ha regalato uno dei paesaggi più belli del viaggio, con le falesie e il mare turchese che sembrava dipinto, mentre Funtanazza aveva quell’aria un po’ selvaggia e malinconica che fa venire voglia di restare fino al tramonto.

L’unico vero avversario della Costa Verde è il vento. Non una brezza romantica da spot pubblicitario, ma un vento che ti ritrovi nei capelli, nelle scarpe e probabilmente anche nei pensieri. Per i cani significa controllare occhi e orecchie, risciacquare bene dopo la spiaggia e avere sempre acqua fresca a disposizione. Noi avevamo imparato a riconoscere il momento in cui il maestrale decideva di trasformare il bagno in una seduta di esfoliazione integrale.

E in questa zona c’è una bellissima realtà che merita di essere visitata quando il maestrale imperversa: il centro cinofilo scodinlive, a Cagliari, creato dalla mia socia in allevamento Donata. Qui ha costruito un mondo pensato davvero a misura di cane e di proprietario: piscina dedicata ai cani, ma utilizzabile anche dai loro bipedi, toelettatura, spazi curati e una pensione che è, senza esagerare, la più attenta e ordinata che abbia visto. Da cinofila e istruttrice di Pastori Olandesi sono piuttosto esigente quando si parla di gestione, sicurezza e qualità degli ambienti, e lì ho ritrovato esattamente l’attenzione che vorrei sempre per i miei cani: nessuna improvvisazione, ma una struttura progettata proprio dal punto di vista del cane.

Poi ci siamo spostati nella zona nord di Alghero ed è stato come cambiare pianeta. E già trovare un alloggio è stata un’esperienza poco piacevole. Poche strutture accettavano davvero cani di taglia medio-grande, quasi tutte applicavano supplementi degni di un hotel di lusso senza offrire alcun servizio e le poche strutture disponibili erano comunque poco adatte ai cani… e, a dire il vero, anche a noi. Spazi ridotti, regolamenti infiniti, divieti più lunghi della lista dei cocktail di un beach club e quella sensazione costante di essere ospiti appena appena tollerati anche se profumatamente paganti!

A metà luglio Alghero era già affollatissima. Le spiagge sembravano più vicine a una domenica di agosto sulla riviera romagnola che all’idea di Sardegna che avevamo appena lasciato. Porto Ferro è spettacolare dal punto di vista naturalistico, con dune e pineta meravigliose, ma trovare uno spazio tranquillo con due cani è un’attività da campionato mondiale di Tetris. Porticciolo, bellissima, ma piccola, scomoda e sempre piena.

Abbiamo provato a fermarci a Tramariglio e poi a Capo Caccia: tempo due minuti, forse meno, e ci hanno informato con notevole solerzia che i cani in spiaggia non potevano stare. Non una richiesta gentile, non una spiegazione pacifica: il classico intervento che ti fa sentire come se avessi tentato di parcheggiare un trattore in salotto. Da lì in poi tutto è diventato a misura di turista: parcheggi enormi e costosissimi, file, spiaggette minuscole, gente ovunque e la costante sensazione che il cane fosse considerato un problema logistico più che un compagno di vacanza.

E Capo Caccia merita un capitolo a parte. Il paesaggio sarebbe magnifico, se non fosse dominato dall’enorme scheletro dell’ex Eurotel, l’ecomostro che troneggia sulla costa come un promemoria permanente di come si possa riuscire a rovinare un panorama perfetto. Non lo recuperano, non lo demoliscono, non lo nascondono: resta lì, gigantesco e abbandonato, mentre intorno si continua a far pagare parcheggi salati e a comprimere i turisti in spiagge sempre più piccole. Dopo la libertà della Costa Verde, l’esperienza a Capo Caccia ci è sembrata la versione balneare di una pratica in un ufficio pubblico: costosa, scomoda e con qualcuno sempre pronto a ricordarti cosa non puoi fare.

Alla fine del viaggio la conclusione è stata unanime, e Tramps e Trouble sono sicuramente d’accordo. Se volete vivere davvero la Sardegna con i cani, lasciarli correre, nuotare, annusare il mondo e magari inseguire il sogno di catturare un tonno in mare aperto, non esiste paragone: la Costa Verde vince a mani basse. Alghero sarà anche bellissima da cartolina e a distanza, ma per chi viaggia con i cani la vera Sardegna resta quella dove il vento soffia forte, le dune sembrano infinite e due Pastori Olandesi possono trasformarsi, nel giro di pochi minuti, da esploratori del deserto mediterraneo a aspiranti pescatori d’altura.

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close