Cane anziano: come cambia la sua vita e come prendersi cura di lui

Il cane è un eterno Peter Pan, non invecchia mai, perciò è sempre disponibile ad amare ed essere amato (A. Katcher)

Alex, diversamente giovane e tantissimo amore per la sua umana

Chi vive da tempo con un cane, condivide e comprende le mie angosce di questi giorni. Sappiamo che la loro vita è più breve della nostra, ma non siamo mai abbastanza pronti ad affrontare questa dura realtà nel momento in cui incominciamo a intravedere nel nostro compagno di vita, di passeggiate, di sport e di giochi, i primi segnali del tempo che passa. Fino a ieri era un dolcissimo cucciolo e oggi vedo qualche peletto bianco sul muso, un filo di rigidità quando si sveglia la mattina, un ansimare un pò più pronunciato di quanto ricordassi… ok è la vita, quindi rimbocchiamoci le maniche e vediamo cosa si può fare per renderli felici anche in questo periodo delicato della nostra amicizia.

La scienza ci dice che le fasi della vita del cane sono simili alle nostre (sorpresona…. 🙂 ): l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e quella geriatrica. Sappiamo anche che non ci sono soglie definite per passare da una fase all’altra, ad esempio in alcune razze l’età geriatrica inizia intorno ai nove anni (9 anni è già un’età da Matusalemme per un Alano o un Mastino napoletano), mentre per altre razze fino a 14 anni non si può parlare di vecchiaia conclamata (ad esempio i border collie sono cani molto longevi). Il momento di inizio della vecchiaia dipende quindi dal tipo di razza, dalle dimensioni e anche dalle caratteristiche individuali; così come per gli umani anche per i cani non sempre il numero di anni vissuti è effettivamente indicativo dell’età biologica. E ancora non sempre la razza consente di assimilare due individui diversi in termini di anzianità: due border collie della stessa età anagrafica potrebbero avere un’età biologica molto diversa. Ciascun individuo-cane ha le sue caratteristiche e il numero di anni vissuti non è necessariamente indicativo della reale età biologica del cane.

Spetta quindi a noi, responsabili del benessere del nostro cane, comprendere qual è il momento in cui il nostro cucciolo non è più un giovanotto. E questo cosa comporta? Prima di tutto dobbiamo essere consapevoli del fatto che ha bisogno di qualche accortezza e attenzione in più. Tutti noi sappiamo che nella fase dello sviluppo del cucciolo dobbiamo dedicare attenzione all’educazione, anche facendoci aiutare da qualcuno più esperto. La stessa cosa dovrebbe valere per il cane anziano: è un momento delicato in cui ha bisogno di essere considerato un pò di più sotto il profilo fisico e mentale. Ad esempio, ha necessità di essere portato fuori più spesso del solito. A volte può essere necessario ricordargli dove deve fare i bisogni: può essere diventato un pò più sordo o vederci meno e quindi non rendersi conto di dove è giusto liberarsi. Anche l’alimentazione va curata diversamente e potrebbe essere opportuno rivolgersi a uno specialista della nutrizione animale, che può dare una dieta o prescrivere integratori. In questo periodo anche il veterinario potrà aiutarci, valutando se sono in atto patologie dovute all’età avanzata che provocano dolore e devono essere curate.

In tutto questo aumentato impegno non dobbiamo però dimenticare l’aspetto psicologico. I cani, come i nostri anziani, vanno potenzialmente incontro a un declino cognitivo e se il fatto di avere un cane che è sempre stato stimolato mentalmente ritarda l’inzio del declino (qui un’interessante ricerca sull’invecchiamento del cane ), non dobbiamo dimenticare che i nostri sforzi vanno aumentati proprio perchè il nostro cane invecchia. In particolare, con l’avanzare dell’età, i nostri cani diventano meno flessibili, più pessimisti e tollerano meno le situazioni di frustrazione.

Questo cosa significa?

Prima di tutto hanno bisogno di un’iniezione di fiducia e ottimismo (ne ho parlato anche qui: Cani Ottimisti e Cani Pessimisti). Potremmo incominciare accompagnando qualsiasi novità con qualcosa di positivo, sfruttando un elementare meccanismo di apprendimento associativo: il condizionamento classico. Ci rendiamo conto che il nostro cane reagisce a stimoli dell’ambiente che lo circonda in modo diverso dal passato, diamogli un segno che abbiamo visto anche noi: una parola, una carezza, qualcosa che lo calmi e accompagniamo il nostro gesto con del cibo. Non dobbiamo aspettare che sia effettivamente spaventato, interveniamo anche se, semplicemente, incomincia a notare cose che prima non notava. Un sintomo classico del “canine cognitive decline” è il fatto che cose o situazioni, prima irrilevanti, diventano paurosissime. Un mio caro amico ha dovuto controsensibilizzare il suo cane anziano ai suoi colpi di tosse!!! Non banalizziamo o ridicolizziamo queste situazioni, interveniamo subito per risolverle, ne va della qualità della vita del nostro amico.

Cerchiamo poi di coltivare l’elasticità mentale dei nostri cani, insegnandogli nuovi esercizi anche in età avanzata, tenendo ovviamente conto di eventuali limitazioni fisiche. Proviamo a fargli impiegare il loro supernaso, facendogli cercare nostri oggetti o discriminare nuovi odori (le bustine di tè e tisane che si trovano oggi in giro sono fantastiche per offrire varietà di odori da cercare). Non dimentichiamoci poi il momento del cibo: facciamoli faticare un pochino per raggiungerlo. Mettiamolo in un kong, in una palla che rotola, in cartoccetti o nelle confezioni delle uova (sempre che non si mangino la carta….:)

E poi facciamogli capire che possono contare su di noi, che li appoggiamo, li comprendiamo e siamo pronti a bilanciare con il nostro supporto il fatto che sono diventati un pò più fragili. E poi non dimentichiamo di celebrare ogni giorno che passiamo insieme al nostro dolcissimo, anziano compagno di vita. E poi…. l’età è solo un numero. La prova? Eccola qui sotto: una cucciola, quasi quattordicenne, felice di poter fare il lavoro che ama, anche se solo per gioco, con il suo adorato umano.

Follia, cane da soccorso. In pensione ma sempre in forma ❤️

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