Il pastore olandese e il soccorso

Questa volta scrivo su un argomento che mi ronza in testa da un pò ma che forse interesserà solo gli appassionati o del pastore olandese o delle attività di soccorso (macerie, ricerca in superficie, in acqua) con l’ausilio del cane. Come ho scritto in altri articoli di questo blog, da tempo mi alleno e studio per preparare i miei cani all’attività di soccorso in superficie. Per chi non lo sapesse si tratta di una disciplina cinofila sportiva che ha anche risvolti di volontariato. Attraverso cani, allenati e addestrati a questo scopo, è possibile coadiuvare le forze dell’ordine nella ricerca di persone che si sono smarrite, volontariamente o involontariamente, in boschi, macchie, campagne.

Lo abbiamo letto sui giornali: i famosi cani molecolari che ricercano i dispersi nei fatti di cronaca. Ecco di molecolare i miei cani non hanno nulla (e neppure quelli di cui si legge sui giornali) semplicemente come tutti i cani sono in grado di sentire le particelle odorose che ciascuno di noi disperde per il solo fatto di esistere (molecole). Di fatto siamo noi i molecolari non i cani. La differenza tra i miei cani e tutti gli altri (non allenati) è che a loro è stato insegnato a seguire la traccia del disperso, trovarlo e segnalarmelo quando lo trovano.

E’ un’attività appassionante. Difficile come tutte le attività cinofile, non tanto per il rapporto con i cani, quello è una gioia, ma per le interazioni con gli umani. Gelosie, contrasti, settarismo, voglia di apparire, invidie, dogmatismo, rigidità … e chi più ha più ne metta. Strano che in un mondo in cui il volontariato dovrebbe essere la motivazione di tutti, si concentri invece un egocentrismo patologico. Ci sono tante eccezioni, ovviamente, ma il panorama è abbastanza sconfortante e mantenere l’entusiasmo difficile.

Nonostante le difficoltà e le delusioni, continuo a studiare e a confrontarmi con persone appassionate ed esperte. E la mia costanza è stata premiata. Ho incontrato persone espertissime, con tanta voglia di condividere il loro sapere, che mi hanno aiutato a ragionare sulle difficoltà che ho incontrato con la mia pastorella pazzerella. La mia canetta è un pastore olandese a pelo lungo, ipertipica… cioè con tutti i pregi e i difetti di questa magnifica razza. Ne ho parlato un po’ qui (Il cane da pastore olandese a pelo lungo)

Partiamo dal principio: come si insegna a cercare il disperso al cane. Per semplificare al massimo, il cane impara a capire che quando il suo umano glielo chiede, con un serie di segnali che hanno condiviso attraverso l’addestramento, deve impiegare la sua arma segreta (il naso) per cercare persone nella zona che l’umano gli indica. E solo persone, niente selvaggina, niente resti di cibo, niente profumatissimi cadaveri su cui rotolarsi. Una volta trovato deve abbaiare fino a quando il suo socio umano non arriva a prestare soccorsi al disperso.

E come si arriva a questo risultato e soprattutto perchè il cane collabora con l’uomo per raggiungere questo scopo? Ci si arriva facendo leva sulle motivazioni del cane e sul suo desiderio di compiacerci e su quello di raggiungere un obiettivo piacevole (gioco, cibo, carezze).

Non a caso ho elencato tre componenti su cui è fondamentale lavorare: motivazione, relazione, ricompense. La prima è prevalentemente legata alla memoria di razza (anche se può essere modificata dall’ambiente in cui il cane vive) e quindi alle motivazioni prevalenti nel cane; la seconda a come il cane e il conduttore interagiscono e all’intensità della relazione; la terza a cosa il cane ama di più fare. Sono tre componenti che nella realtà sono strettamente interconnesse e solo nella teoria posso separare: ad esempio la ricompensa che piace di più al cane è sicuramente legata alle motivazioni che in lui sono prevalenti, la relazione con il conduttore può portare a sviluppare alcune motivazioni e a mitigarne altre…etc etc.

Non vorrei andare troppo sul teorico, ma tutta questa premessa mi serve ad arrivare al punto: il pastore olandese è adatto a un’attività di soccorso? Le doti fisiche sono eccezionali: forza, agilità, velocità, naso, intraprendenza ne fanno un cercatore instancabile. Il bagaglio di motivazioni di razza (predatoria, collaborativa, perlustrativa etc etc) sono perfette per lo scopo. E la relazione? Con il conduttore è magica, darebbero la vita per il loro amato compagno di sport e lavoro…

C’è un’accortezza fondamentale però: i pastori olandesi (come tutti i cani con elevata reattività innata) hanno bisogno di imparare questo compito delicato con un compagno paziente che gli dia il tempo di ragionare su quello che saranno chiamati a fare.

Il metodo di insegnamento che viene utilizzato più diffusamente per i cani da soccorso è, invece, poco adatto per questa tipologia di cani. Esalta la predatorietà e la combattività: il finto disperso scappa dalla vista del cane portando con sè un gioco o il cibo del cane e magari anche urlando e agitandosi. Quando il cane viene lanciato all’inseguimento quali motivazioni esprimerà? Combattività, aggressività, predazione… e quando raggiunge il figurante cosa potrebbe fare? Un cane con un temperamento più basso dell’olandese potrebbe lasciare il figurante quando lo trova o non abbaiare o non cercarlo affatto proprio per non entrare in conflitto con lui. E l’olandese? L’olandese nel conflitto ci sguazza… abbaia, abbaia, sbatte i denti, solleva le gengive e guai se ti muovi, figurante! Guai se sussulti! Guai se ti agiti, una bella pinzatina non te la leva nessuno. Difficile che l’olandese reagisca al conflitto indietreggiando, difficile che se vede una situazione di pericolo, vero o presunto, si tiri indietro. L’abbiamo selezionati proprio per essere impavidi difensori dei loro umani…

E se pinza? e’ colpa del cane, ovviamente, del cane problematico. Ma non è così! il cane fa il suo mestiere, quello che è chiamato a fare da sempre. La colpa è invece del metodo di addestramento sbagliato, fondato sull’esaltazione del predatorio perchè è la strada più veloce e semplice. E allora si incita il cane alla partenza, con versetti che lo eccitino al massimo, si fanno ricerche corte e si assicura sempre il successo, si scappa correndo a zig zag, si trascura la relazione, si spegne il cervello al cane e si stimola sempre di più la predatorietà….

Per fortuna, c’è chi non la pensa così c’è chi non cerca scorciatoie – esaltando doti del cane in modo irragionevole, trasformandole in problemi – e struttura un percorso di addestramento che si fonda sulla collaborazione tra cane e uomo nell’attività che da secoli li accomuna: la ricerca di tracce/odori nella natura. Il cane lavora per me e non in autonomia per cercare la preda. Insieme troviamo il figurante e insieme condividiamo il successo. Il figurante non è un preda, è una persona che dobbiamo trovare insieme.

Ecco, costruendo così un’attività di ricerca e soccorso, non ho nessun dubbio che il cane da pastore olandese sia il miglior aiutante possibile!

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