I cani possono annusare le nostre emozioni? Cosa dice la scienza sull’odore della tristezza e della felicità

Quando un contesto sociale carico di emozioni diventa, inaspettatamente, una lezione di comportamento per il cane.

Qualche giorno fa una mia amica e collega, esperta dog trainer, mi ha raccontato un episodio curioso che mi è rimasto in mente. Vive in un piccolo paese dove tutti si conoscono e dove i momenti collettivi hanno ancora un peso forte nella vita della comunità. Il suo cane era un soggetto molto reattivo: reagiva con difficoltà alle persone che si avvicinavano, ai movimenti improvvisi, alle situazioni sociali intense. Un giorno, quasi per caso, ha deciso di portarlo con sé ai funerali di un compaesano. L’idea era semplice: esporlo a una situazione pubblica con tante persone ma senza caos, per vedere se questo potesse aiutarlo a gestire meglio la presenza degli umani. Quello che è successo l’ha sorpresa. Il cane, invece di agitarsi come spesso accadeva nelle situazioni sociali, è rimasto insolitamente calmo. Si muoveva lentamente, osservava, ma senza attivarsi. Durante tutta la cerimonia è rimasto tranquillo accanto a lei, quasi in uno stato di quiete. Quando mi ha raccontato l’episodio lo abbiamo archiviato, come spesso succede con i racconti cinofili, nella categoria delle curiosità interessanti. Eppure negli ultimi anni alcune ricerche scientifiche ci offrono strumenti nuovi per interpretare anche episodi apparentemente aneddotici come questo.

Per molto tempo abbiamo pensato che i cani leggessero le nostre emozioni principalmente attraverso segnali visivi e vocali: la postura del corpo, l’espressione del viso, il tono della voce. Tutti elementi importanti, senza dubbio. Ma il mondo sensoriale del cane è molto diverso dal nostro. Se per noi il senso dominante è la vista, per il cane è l’olfatto. Il suo cervello è costruito per analizzare informazioni odorose con una precisione che noi fatichiamo perfino a immaginare. Mentre un essere umano possiede circa cinque milioni di recettori olfattivi, un cane ne può avere centinaia di milioni, e una parte molto più ampia del suo cervello è dedicata all’elaborazione degli odori. Questo significa che per il cane gli odori sono la principale fontw informativa. Attraverso l’olfatto un cane può sapere chi è passato in un luogo, quanto tempo prima, lo stato fisiologico e perfino alcune condizioni emotive.

Negli ultimi anni il biologo italiano Biagio d’Aniello, professore presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Napoli Federico II dove ho svolto il mio corso di perfezionamento sull’Etologia Canina, ha contribuito in modo decisivo a studiare proprio questo aspetto: la capacità dei cani di percepire le emozioni umane attraverso segnali chimici. L’idea alla base delle sue ricerche è affascinante: quando proviamo emozioni intense il nostro corpo cambia, e questi cambiamenti producono sostanze chimiche che vengono rilasciate attraverso il sudore. Queste sostanze costituiscono dei veri e propri segnali chimici, chiamati chemosignali, che altre specie possono percepire. In altre parole, le nostre emozioni si vedono e si sentono: hanno un odore.

Per testare questa ipotesi i ricercatori hanno progettato una serie di esperimenti molto rigorosi. A un gruppo di persone venivano fatti guardare video progettati per evocare emozioni specifiche, per esempio filmati “di paura” oppure filmati neutri o positivi. Durante la visione, i partecipanti indossavano delle garze sotto le ascelle per raccogliere il sudore prodotto in quel preciso stato emotivo. In questo modo gli scienziati ottenevano campioni odorosi associati a emozioni differenti. In una fase successiva questi campioni venivano presentati ai cani in un ambiente controllato. Nella stanza erano presenti anche il proprietario del cane e una persona sconosciuta, mentre i ricercatori osservavano attentamente il comportamento dell’animale: quanto esplorava l’ambiente, quanto cercava contatto con il proprietario, quanto mostrava segnali di stress o di rilassamento.

I risultati sono stati molto interessanti. Quando i cani venivano esposti all’odore prodotto da persone che avevano provato paura, mostravano più segnali di stress, un aumento della frequenza cardiaca e una maggiore tendenza a cercare contatto con il proprietario, quasi come se cercassero sicurezza. Quando invece venivano esposti a odori associati a uno stato emotivo positivo, diventavano più rilassati e più propensi all’interazione sociale. In altre parole, non stavano semplicemente percependo un odore diverso: quell’odore stava influenzando il loro stato emotivo e il loro comportamento. Gli studiosi parlano in questo caso di contagio emotivo interspecifico, cioè la trasmissione di uno stato emotivo tra individui di specie diverse.

Se torniamo all’episodio del cane della mia amica ai funerali del paese, questo tipo di ricerca offre una chiave di lettura molto interessante. In un funerale, soprattutto in una piccola comunità, l’atmosfera emotiva collettiva è molto particolare: la voce delle persone è bassa, i gesti sono misurati, l’interazione sociale è meno eccitata rispetto a molte altre situazioni pubbliche. Ma c’è probabilmente anche un’altra componente meno visibile. In un contesto emotivo condiviso come quello di un funerale, molte persone stanno vivendo stati emotivi simili, caratterizzati da tristezza e raccoglimento. È plausibile che questa condizione produca anche una sorta di “paesaggio chimico” coerente, una nube di segnali odorosi associati a stati emotivi relativamente tranquilli e contenuti. Un cane, con il suo sistema olfattivo straordinariamente sensibile, potrebbe percepire questa coerenza emotiva dell’ambiente in modo molto più diretto di quanto facciamo noi.

Queste ricerche ci ricordano anche qualcosa di più generale sulla relazione tra esseri umani e cani. Spesso pensiamo di comunicare con loro attraverso le parole o il linguaggio del corpo, ma in realtà il nostro stato emotivo – e probabilmente anche la nostra chimica corporea – fa parte della comunicazione. Il cane vive immerso in un mondo di odori che per noi è quasi completamente invisibile e dentro quel mondo scorrono informazioni sociali, biologiche ed emotive di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli. Forse è anche per questo che, a volte, i nostri cani sembrano capire perfettamente come ci sentiamo prima ancora che ce ne rendiamo conto noi…

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