Quando desideri qualcosa, tutto l’universo cospira affinché tu possa realizzarla. E certe persone arrivano nella tua vita perché era scritto che doveste incontrarvi
Paulo Coelho

Non ho una risposta razionale. Non motivazioni tecniche, non una scelta ragionata. Anzi, a essere sincera, in quel periodo della mia vita un cane era l’ultima cosa che avrei potuto permettermi. Troppi impegni. Una famiglia che richiedeva tanta presenza, un lavoro che riempiva ogni spazio mentale, e quella bambina che sognava cuccioli e respirava libertà accanto a un muso umido era finita in fondo a un cassetto, sepolta sotto il pragmatismo degli anni adulti. Avrei creduto che rimanesse lì per sempre, se non fosse arrivata una casa in campagna e una visita casuale a un vivaio di frutti antichi.
In una domenica qualunque, almeno all’apparenza, in mezzo ai vasi, alla confusione, alle piante, c’era lui. Uno splendido, magnetico, tigratissimo giovane cane. Non sapevo ancora che fosse un olandese. Non sapevo neppure che quella razza esistesse. Sapevo solo che quando i suoi occhi hanno incrociato i miei, qualcosa si è mosso dentro di me. Non era solo la sua bellezza: era il carisma. Una presenza che riempiva tutto lo spazio intorno, una consapevolezza rara in un cane di poco più di un anno. E quel legame evidente con il volontario a cui era affidato, un modo di guardarlo e di farsi guardare che riaccendeva in me ricordi mai veramente sopiti. Ma non era il momento. Eravamo nel mezzo di un trasloco complicato, una casa da sistemare, una vita da riorganizzare, anche se tutta la mia famiglia si era innamorata di lui all’istante, decidemmo di rimandare.
Nei giorni successivi mi ripetevo che ormai era perso per noi, che un cane così bello, così CANE, avrebbe trovato casa in pochi giorni. E due mesi dopo, la voce di mia figlia — che all’epoca aveva dodici anni — mi ricordò la promessa fatta: “Mamma, ora che ci siamo sistemati devi chiamare il canile”. Lo feci convinta di ricevere una risposta negativa e invece no. Era ancora lì. Due tentativi di adozione andati male. Non so se sia stato destino o semplice coincidenza, ma so che da quel momento in poi la mia vita ha preso una direzione che allora non avrei mai immaginato.
Quando sono andata a prenderlo, dentro quel recinto spoglio e un po’ sporco, Nero mi ha riconosciuta prima ancora che io riconoscessi lui. Ha iniziato a saltare, a correre in cerchio, a esplodere in una gioia così pura da sembrare incredibile per un cane abituato alle delusioni. E poi si è fermato. Si è piazzato al piede in una postura perfetta, spontanea, come se l’avesse sempre fatto. Mi ha guardata negli occhi e in quello sguardo c’era tutto: promessa, fiducia, affidamento. Da quel momento non ci siamo più lasciati. Abbiamo vissuto più di tredici anni insieme. Siamo cresciuti insieme. Io ho trovato grazie a lui il mio modo di stare nel mondo della cinofilia, ho studiato per capirlo, per aiutarlo a vivere in una società che non gli apparteneva, per dargli gli strumenti per affrontare il caotico mondo cittadino. Da lui è nata la mia decisione di diventare educatore, poi istruttore, poi volontaria nella Protezione Civile. È stato lui ad aprire quella porta che credevo chiusa per sempre e a riportare alla luce quella parte di me che avevo dimenticato.
E forse è proprio per questo che oggi, quando parlo del pastore olandese, non riesco a farlo con distacco. Per me non è una razza: è una linea tracciata nella mia vita. Arriva poi sempre il momento in cui ci si fa questa domanda: ci sono tantissime meravigliose tipologie di cani, di razza e meticcioni, perchè il mio legame con il pastore olandese è così forte?
Quando vedo cani meravigliosi vivere nel loro mondo, me ne innamoro smpre: quando vedo un lagotto andare a tartufi, un segugio maremmano a caccia, un bloodhound che segue una traccia, un grigione che fa IGP, un malinois in ricerca… mi affascinano e mi chiedo sempre come sarebbe averne uno e condividere la vita con loro. Se potessi, se avessi il dono di sdoppiarmi, striplicarmi, avrei tutti i cani ma questo non è possibile e il mio cane del cuore è solo lui: il pastore olandese.
Il vuoto a forma di cane che ho nella mia anima si riempie perfettamente con un cane che ha le caratteristiche dell’olandese. Sensibile, perfettamente sintonizzato con le mie emozioni e sensazioni, e nello stesso tempo indipendente e autonomo nelle sue decisioni. Non è un cane che fa sconti: se non lo rispetti, non ti rispetta. Inutile adottare il piglio del proprietario macho e super controllore, nessun olandese si abbasserebbe ad ubbidire per paura. Molti di loro amano il conflitto e amano misurare la loro forza con umani e cani. Aggressività chiama aggressività. Magari riesci anche a spezzare un olandese con le cattive maniere, molti di loro non hanno una tempra forte, ma, tranquilli, con la loro intelligenza troveranno comunque il modo di fartela pagare.

Con la sensibilità, con la gentilezza e, soprattutto, con il rispetto reciproco l’olandese diventa il cane migliore del mondo. Non aspettiamoci però un’ubbidienza incondizionata, con tanta tanta fatica puoi ottenerla per il tempo di un gara. Poi però vedrai sempre l’atteggiamento scanzonato di chi dice: ma davvero mi devo mettere a terra per la centordicesima volta? ma perchè? che senso ha?
Eh sì se vi aspettate le gare spettacolari di un Malinois, temo che dall’olandese rimarreste delusi. Ma se apprezzate l’avere un vero compagno di vita, un’anima perfettamente sintonizzata con voi, che sa quando starvi vicino e sa anche quando lasciarvi in pace, ma soprattutto che sa metterci tutto se stesso quando capisce che è in gioco per voi qualcosa di molto importante, ecco quello è l’olandese.
E vogliamo parlare di quanto siano femminili le olandesine e quanto mascolini gli olandesi? no non sto parlando solo di aspetto fisico ma anche di carattere. Sicuramente più volubili, nervose e attive le prime, ma impagabili quando si tratta di essere vere compagne di vita; più forti, tenaci e indipendenti i secondi. Protettivi quando serve ma teneramente goffi e pazienti quasi sempre.
Ultimo ma non ultimo, l’intelligenza. Sono dei veri geni, imparano qualsiasi cosa. Capiscono quello che dici, le situazioni, interpretano le persone, a volte anche meglio di noi. E proprio questo, ripeto, è un grosso limite per i cani da sport…. l’autonomia di giudizio e di valutazione. Io non riesco a non amarli anche per questo. Io stessa devo capire il senso delle cose per potermici buttare dentro senza esitazione. Il senso di una condotta a muso in su per millemila passi, di una svolta su se stessi sempre a muso in su, di posizioni precise al milimetro. Capisco che per alcuni la bellezza è nella sintonia e nel coordinamento del binomio, io purtroppo – nonostante mi sforzi – non riesco a entrare in questa mentalità e per questo adoro gli olandesi… loro lo fanno per amore non per vera obbedienza. Ci provano a essere precisi solo se tu davvero lo vuoi…
E ancora la sensibilità, punto dolente, sanno leggere quando sei deluso, anche se fai di tutto per mascherarlo. Si sconfortano, si chiudono, si disperano. E non vogliono più lavorare. Se il loro lavoro non ti piace e ti delude, loro non lo amano più, vanno in frustrazione. La mia Luna esprimeva il suo malessere, che io tardavo a comprendere, sfogandosi sul figurante, poveretto! Poi ho capito, ho allentato la pressione e lei ha ritrovato la voglia e la passione per il lavoro.

Ricordo poi la prima volta in cui ho visto Nero accendersi in una ricerca. Era un’esercitazione, ma lui non lo sapeva. O forse sì, ma non gli importava. Un soffio di vento, ha annusato qualcosa che io non sentivo, ha cambiato passo, è diventato un altro. In quel momento ho capito perché il pastore olandese nel soccorso è un alleato prezioso: non perché sia il più veloce o il più preciso, ma perché è profondamente motivato. Non cerca la performance, cerca la persona.
Ognuno dei miei olandesi, dopo di lui, ha portato avanti questo filo invisibile. Luna, con la sua sensibilità estrema, capace di chiudersi completamente quando percepiva la mia delusione anche se facevo di tutto per nasconderla; capace di ritrovare passione e voglia appena io trovavo il modo giusto di farmi capire. Sono cani che leggono il cuore e se il tuo si incrina, loro lo sentono. Ed è da quel sentire che nasce la loro grandezza nel soccorso: ti seguono quando conta davvero.
Se oggi mi chiedessero perché proprio un pastore olandese, potrei elencare mille motivi tecnici, parlare della loro indipendenza di giudizio, della loro resilienza, della loro concentrazione quando tutto diventa serio. Ma sarebbe una bugia. La verità è che non l’ho scelto: è lui che ha scelto me, quel giorno al vivaio dei frutti antichi, con uno sguardo che ha fatto crollare anni di razionalità. E ogni volta che entro in un bosco, che vedo un olandese al mio fianco annusare l’aria e trasformarsi in ciò che è nato per essere, sento che tutto torna al punto iniziale: a un recinto un po’ sporco, ai salti di gioia, a uno sguardo di intesa, a un giovane cane tigrato che ha deciso che io sarei stata la sua casa per sempre.

