Another matter to be attended to is, to give the dog plenty of exercise, unless the weather positively prevents it. Many people seem to fancy, if a dog is taken into the air, in a carriage, or other conveyance, that this is sufficient, but, it is not so, and the generality of dogs are all the better, for at least two hours’ walking exercise every day, during which time,
they will nearly, or quite, double the distance traversed by their master or mistress, and perhaps get a drink, pick up some grass, or otherwise amuse themselves !

Qualche settimana fa un amico, che sa della mia passione (follia?) cinofila mi ha inviato un link che, a prima vista, sembrava uno dei soliti riferimenti all’ultima trovata dei media per accattivarsi i millemila appassionati di cani. In realtà cliccando sul link ho trovato un piccolo tesoro: una raccolta di libri antichi sui cani, una trentina di volumi scannerizzati e messi online, risalenti alla fine dell’Ottocento e ai primi del Novecento. Per me un patrimonio inestimabile di informazioni.
Ho iniziato subito a sfogliarli virtualmente e pagina dopo pagina mi sono trovata immersa in un mondo che non esiste più: quello dei Turnspit dogs, dei cani da traino, dei compagni di lavoro nelle cucine, nei campi e persino nelle prime industrie. Ed eccomi pronta a raccontarvi la mia esperienza di lettura… il primo libro che ho letto è All About Dogs, un manuale scritto nel 1900 da Charles Henry Lane.
Lane, allevatore ed espositore, descrive abitudini totalmente dimenticate e assolutamente sorprendenti. Una delle prime riguarda la dieta dei suoi cani: niente crocchette bilanciate, nessuna formula ipoallergenica, ma biscotti “della grandezza di una noce”, spezzettati e lasciati in ammollo nel brodo o in acqua calda già dal giorno precedente. A questo si univano patate, cavoli, verdure bollite per rendere la pappa più ricca, e – impossibile non sorridere – un cucchiaino di fiore di zolfo ogni settimana o dieci giorni. L’autore, però, aggiunge una riflessione sorprendentemente moderna: i cani, come noi, si stancano della monotonia. La varietà, sostiene, è un valore che non dovremmo dimenticare, un’idea che oggi troviamo quasi eretica nell’era delle formulazioni complete e bilanciate, consigliate dai veterinari per tutta la vita dei cani.
Se la dieta stupisce, altrettanto fa l’entusiasmo che Lane attribuisce ai suoi cani per le esposizioni canine. Niente stress da ring, niente ansia da trasporto: per lui era l’opposto. Racconta che i suoi cani, che vedevano collari e guinzagli solo nei giorni di mostra, esplodevano letteralmente di gioia al tintinnare di una catena con l’etichetta dell’esposizione o alla vista della cesta da viaggio. È affascinante immaginare questi cani che saltano e corrono convinti che una festa li attenda, ognuno sperando di essere quello scelto per partire.

Non manca nel libro esempi di addestramento che oggi definiremmo stravagante e guarderemmo con grande scetticismo. Lane cita con entusiasmo un metodo usato per insegnare ai Beagle a non cacciare i conigli: tenerli liberi nel canile insieme ai segugi e, per i soggetti più ostinati, addirittura legarli in coppia a un coniglio per farli “vergognare” del proprio istinto predatorio. Oggi parliamo di rinforzo positivo, di gestione degli stimoli; allora si credeva nel potere correttivo della vergogna. È una distanza culturale enorme e illuminante.
Accanto a queste pratiche, Lane ricorda con sollievo la fine di lavori che oggi ci sembrerebbero pura crudeltà, come il cane “gira-arrosto”, il Turnspit, che correndo in una ruota faceva girare lo spiedo delle cucine, o i cani da soma, impiegati a trainare carretti, a volte con sopra uomini e donne corpulenti, lungo le strade di campagna a velocità impressionante. Scene che oggi ci appaiono inimmaginabili e che invece erano parte ordinaria del paesaggio europeo dell’epoca.

Eppure, dentro questa mescolanza di ingenuità e buon senso, troviamo anche intuizioni raffinate e racconti che mostrano quanto i cani di allora fossero osservati con uno sguardo attento e meravigliato. Un esempio riguarda i Bloodhound, chiamati anche Sleuth o Slouth Hound, probabilmente da “scent”, olfatto. Lane ricorda che questa razza era considerata antichissima, con documentazioni che risalgono addirittura a Enrico III, e che per tradizione veniva impiegata nel seguire le tracce dei malfattori. L’aneddoto che riporta è vivido: un Bloodhound acquistato per la ricerca olfattiva seguì l’odore di un uomo attraverso strade trafficate e mercati senza mai perdere la traccia, finché non lo trovò nascosto in una stanza al piano superiore di una casa. Lane sottolinea che l’episodio risaliva a più di cinquant’anni prima della pubblicazione del libro, prova del fatto che l’impiego dei Bloodhound nell’inseguimento di persone fosse, già allora, un uso storico e consolidato.
Accanto a resoconti di expo e di addestramento di cani da caccia, il libro riporta storie che sembrano frutto della fantasia più sfrenata. Una delle più incredibili riguarda l’intelligenza di Brae, un Poodle addestrato a giocare a domino. Durante una performance privata, Brae si sedette composto al tavolo, prese con la bocca un pezzo e lo lasciò cadere al centro come apertura del gioco. Quando il concorrente umano, per metterlo alla prova, posizionò volutamente un pezzo sbagliato, il cane lo fissò con sorpresa, poi cominciò ad abbaiare e ringhiare, indignato. Non vedendo risultati, spinse via con il muso il domino errato, ne scelse uno corretto tra i suoi pezzi e lo piazzò al posto giusto. La partita proseguì e Brae vinse. Lane sottolinea che ciò che lo colpì non fu la semplice obbedienza, ma la capacità di giudizio autonoma del cane. Leonard definì l’addestramento dei suoi cani una “curiosa e divertente indagine sull’intelligenza degli animali”, e certo non si può dargli torto.
La stessa intensità emotiva emerge in un altro episodio, quello del piccolo Scottish Terrier Fraochen, un cane che era stato smarrito a quaranta miglia di distanza in un luogo per lui completamente sconosciuto e che riuscì comunque, durante la notte, a ritrovare da solo la strada verso la fattoria del proprietario, viaggiando per ore a una velocità stimata di cinque o sei miglia orarie. Più che un aneddoto, sembra una dichiarazione d’amore in forma canina.
E non mancano i racconti eroici. Lane riporta quello di un Retriever che salvò un bambino a Bristol. Una bambinaia stava spingendo un passeggino lungo Spring Hill, una salita ripidissima, quando fu colta da un malore e lasciò la presa. Il passeggino si lanciò giù per la strada, diretto verso una scalinata che avrebbe significato la morte del bimbo. Un Retriever, che per caso era presente e vide la scena, corse e afferrò con i denti il grembiule di cuoio del passeggino pochi istanti prima che raggiungesse i gradini. Riuscì a fermarlo, salvando il bambino da una morte certa. È difficile immaginare una scena più cinematografica e più profondamente “canina”.
Tra zolfo nella ciotola, expò che scatenano feste, Beagle legati a conigli per imparare le buone maniere, Bloodhound che inseguono malfattori e Poodle che correggono umani a colpi di domino, quello che emerge da All About Dogs è un mosaico di pratiche bizzarre e intuizioni sorprendenti, ma soprattutto di tanto amore. Un amore espresso in modi diversi dai nostri, certo, a volte rozzi, a volte ingenui, ma sicuramente sinceri.
Leggendo queste pagine, viene spontaneo domandarsi cosa abbiamo perso, nella nostra ricerca della perfezione nei rapporti con i nostri cani oggi guidati da mille webinar, da studi di segnali calmanti e linguaggi nascosti, da guru cinofili. Forse quella saggezza istintiva, quella capacità di osservare senza pregiudizi, quella fiducia semplice e immediata che un tempo univa uomini e cani in un rapporto privo di sovrastrutture. Forse, tra le pieghe del passato, c’è ancora qualcosa che vale la pena ricordare e riscoprire.
E dunque dopo Lane il nostro viaggio tra le cronache perdute continuerà… per non dimenticare!
