Il Cane Fonnese: un pezzo di storia della Sardegna

Il mio amore per i cani è nato in Sardegna, quando ero bambina e passavo le vacanze tra le stradine di un piccolo villaggio sardo, seguita da un gruppo di randagi che sembravano capirmi più di chiunque altro. Sei cani, un piccolo branco che mi accompagnava quasi ovunque, tra la preoccupazione dei miei genitori e l’incredulità dei vicini. Forse è lì che ho imparato cosa significa davvero intesa: ascolto reciproco, fiducia, interazione. Ed è forse per questo che il Cane Fonnese mi ha sempre affascinata, perché incarna, più di qualsiasi altra razza, quell’antico patto tra uomo e cane nato quando anche noi vivevamo immersi nella natura.

Il Cane Fonnese è una razza autoctona della Sardegna, modellata per secoli dalla selezione naturale e dall’ambiente pastorale dell’isola. Nato per proteggere greggi e proprietà, il Fonnese è il prodotto di una cultura agro-pastorale in cui la sopravvivenza dipendeva dal coraggio e dalla resistenza. La sua morfologia — muscolosa ma asciutta, con un mantello fitto e resistente alle intemperie — racconta una terra dura, fatta di vento e pietra, di caldo secco e di notti fredde.

Nel 2013 l’ENCI ha riconosciuto ufficialmente il Cane Fonnese come razza italiana, dopo anni di studi morfologici e genetici che ne hanno confermato l’unicità rispetto ad altre razze mediterranee. Oggi il suo standard ne tutela l’identità, ma la vera essenza del Fonnese rimane funzionale e non estetica, legata al suo ruolo originario: guardiano, compagno, custode del territorio e dell’uomo.

E questa attenzione alla funzione del cane e non solo all’aspetto estetico, ha attratto anche l’attenzione di alcuni scienziati. Nel 2024 la rivista Animals ha pubblicato uno studio che per la prima volta ha analizzato in modo sistematico il comportamento del Cane Fonnese in differenti condizioni ambientali (Cocco R., Sechi S., Giannetto C., Arfuso F., “An In-Depth Look at Fonni’s Dog Behavior under Different Outdoor Conditions”Animals, 14(5), 678). Il lavoro ha coinvolto settanta soggetti adulti, osservati in due contesti distinti:

  • cani liberi all’interno di aziende ovicaprine, a contatto quotidiano con il bestiame;
  • cani mantenuti in kennel, gestiti in modo più controllato.

L’obiettivo era indagare come il contesto influenzi i comportamenti sociali e comunicativi della razza, utilizzando un etogramma — cioè un repertorio di comportamenti codificati — per analizzare segnali corporei, posture e interazioni con l’uomo. I risultati hanno confermato quello che i pastori sardi sanno da secoli: 👉 la forte motivazione collaborativa del Fonnese con il proprio conduttore resta stabile anche quando le condizioni ambientali cambiano. Il cane non perde il suo equilibrio, non si snatura. Resta vigile, concentrato, fedele al compito, indipendentemente dallo spazio o dalle limitazioni imposte dalla convivenza con l’uomo.

Il comportamento tipico del Cane Fonnese riflette, infatti, la sua funzione storica di guardiano del bestiame e della proprietà. È un cane dotato di alta motivazione difensiva e di una diffidenza istintiva verso gli estranei, tratti indispensabili per sopravvivere in un contesto isolato e a volte ostile come quello della Barbagia.

Le analisi comportamentali, condotte presentando al cane un umano non familiare, hanno evidenziato:

  • il 60% dei soggetti mostra le orecchie proiettate in avanti (postura di vigilanza e controllo),
  • il 38% ringhia in risposta a stimoli estranei,
  • il 36% mostra i denti come segnale di minaccia.

Questi dati non vanno letti come segni di aggressività ingiustificata, ma come espressioni funzionali di un cane progettato per proteggere. Dietro la fermezza delle sue espressioni comportamentali non c’è paura né ansia, ma consapevolezza: il Fonnese valuta, distingue, decide.

La chiave della sua stabilità è la comunicazione efficace con il proprietario. Dove c’è fiducia reciproca, il Fonnese diventa calmo, controllato e sorprendentemente collaborativo. È un cane che non risponde alla coercizione ma al rispetto e la sua obbedienza nasce dal legame saldo con il suo bipede.

Nel tempo, la fama del Cane Fonnese è stata avvolta da un’aura quasi leggendaria: cane rude, “da guerra”, addestrato un tempo anche con metodi estremi come la Sa Piga, che miravano a esaltare la sua aggressività naturale. Secondo i racconti della tradizione sarda, il cucciolo di fonnese veniva isolato in giovane età, in ambienti poco frequentati e con pochi stimoli, per “rafforzare” l’istinto difensivo, A volte veniva privato del cibo per giorni e poi veniva introdotto un oggetto che simulava la preda o l’intruso: un fantoccio vestito con abiti usati e impregnati di odore umano, al cui collo era legato lo stomaco di una pecora pieno di sangue. Veniva così incoraggiato ad afferrare e mantenere la presa (“sa piga”) sul collo del bersaglio, replicando la presa che avrebbe dovuto applicare in situazione reali. Il comportamento veniva ripetuto più volte e rinforzato con un pasto abbondante, fino a ottenere un cane capace di reagire a un cenno o comando minimo del conduttore. Per queste sue capacità Il Cane Fonnese venne impiegato come cane da guerra nei primi decenni del XX secolo: riscontri storici e documenti ricordano che esemplari furono reclutati per le campagne coloniali (Libia, 1912) e che alcuni vennero messi a disposizione della Brigata Sassari durante la Prima Guerra Mondiale. In trincea, il Cane Fonnese fu impiegato come guardiano e ausiliario e la sua fama di cane aggressivo venne considerata una qualità preziosa nelle scorte e nella difesa degli accampamenti. L’istinto a mantenere una presa ferma sul collo dell’intruso, risultato di selezione e dell’addestramento tradizionale, contribuì a costruire l’immagine di un animale dalla ferocia controllata e dall’efficacia pratica sul campo di battaglia.

Fortunatamente, questi metodi di addestramento oggi non sono più utilizzati e il Fonnese è tornato ad essere un affidabilissimo cane da pastore e non una belva assetata di sangue. Il suo passato, anche sanguinoso e truce, ci dimostra però che il cane Fonnese non è solo una razza: è un vero e proprio frammento di storia sarda, strettamente inrecciato con le radici della Sardegna.
È il riflesso di un’isola che ha imparato a difendersi con forza dai millemila predoni che hanno tentato di invaderla fin dalla preistoria.

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