Dalla cassa parto all’Unità Operativa

Trouble, la storia della mia cucciola diplomata cane da soccorso

Portare al lavoro operativo un cane allevato in casa è l’unione più intima e al contempo più professionale tra l’allevatore e il conduttore. Un percorso che richiede cura, decisioni attente, tanta pazienza e una fiducia totale nel valore della relazione. La gioia nel vedere la propria cucciola, Trouble, divenire compagna operativa è indescrivibile.

Quando ho deciso di tenere una cucciola di Luna du Hameau des Trois Fontaines – la mia femmina di pastore olandese a pelo lungo campionessa di bellezza e non solo ❤️- non ero spinta solo dal desiderio di proseguirne la linea genetica. Avevo la ferma volontà di trasmettere qualcosa che non si trova facilmente: una solida base caratteriale, una predisposizione al lavoro e un equilibrio emotivo che renda possibile la vita con il cane sia in situazioni di routine sia in condizioni di emergenza. Luna, con cui ero già operativa nel soccorso in superficie, era per me la misura: la sua lucidità sul campo, la sua resistenza allo stress, la chiarezza nel rapporto di collaborazione, erano qualità indispensabili. Anche la scelta del padre della cucciolata (Jack Nicholson detto Jeep du Mont Brabant) fu altrettanto ponderata. Non si tratta solo di bellezza o di pedigree; si tratta di rinforzare tratti in equilibrio: coraggio senza impulsività, curiosità senza ipervigilanza, struttura mentale senza rigidità.

La cucciolata non ha deluso le mie aspettative, anzi è andata ben oltre. I primi giorni e le prime settimane furono dedicati a salute e socializzazione: esposizione progressiva a suoni, diversi pavimenti e superfici, a persone di età e aspetto differenti; gioco strutturato per incoraggiare attenzione e riposo controllato per insegnare i ritmi. Fin da subito notai in Trouble un ritmo diverso rispetto a Luna: non la stessa forza innata, ma una maggiore disponibilità alla collaborazione, una curiosità meno esplosiva e una sensibilità emotiva che, gestita con rispetto, poteva diventare una risorsa. Essere diversa dalla madre non è stata per me una mancanza, ma una variabile che ha richiesto adattamento nel training. Mettere in campo lo stesso programma di Luna su Trouble sarebbe stato un errore; il binomio deve essere costruito sulle caratteristiche del singolo cane, non su un’idea astratta di perfezione.

La fase successiva fu l’educazione con un obiettivo operativo: allenare l’olfatto, costruire piccole sequenze di ricerca, sviluppare autonomia decisionale nella gestione dell’area, insegnare segnali chiari e coerenti.

Gli allenamenti erano spesso trasferte che condensavano fatica e apprendimento: sveglie all’alba, chilometri in autostrada, campi diversi — urbani, boschivi, rocciosi — con condizioni che costringevano a rivedere strategie. Ogni trasferimento era una prova: Trouble doveva imparare a generalizzare la ricerca, cioè a operare ovunque. Viaggiare per allenarsi significava anche confrontare tecniche con altri gruppi, osservare metodi differenti e incontrare istruttori e conduttori che ci hanno dato preziosi insegnamenti.

Non tutti gli incontri sono stati formativi. Nel mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare trainer generosissimi, ma ho anche incontrato chi addita per sentirsi superiore, chi confonde autorevolezza con autoritarismo. Questo confronto può essere corrosivo: la voce che ti dice che non sei all’altezza arriva spesso in momenti di fragilità. È proprio in quei casi che ho sperimentato quanto sia necessario avere un nucleo di persone di cui fidarsi: colleghi che ti aiutano a vedere l’errore tecnico separato dall’identità del binomio, che lavorano con te sul come modificare un esercizio.

L’episodio dello sparo con Trouble resta una delle lezioni più importanti. Durante un allenamento, si decise – con leggerezza purtroppo – di inserire una prova di sparo. Trouble, che non aveva mai mostrato paura verso i rumori, reagì male a uno sparo troppo vicino. La vidi freezarsi immediatamente, la sua motivazione svanire in un attimo, e sentii in me un senso di colpa: quella paura avrebbe potuto segnare il suo modo di vivere il lavoro per molto tempo. Ciò che seguì fu un lavoro paziente e meticoloso di desensibilizzazione e ricostruzione della fiducia: esposizioni controllate, distanza progressiva, rinforzo immediato per ogni segnale di calma. La mia paura di perdere la predisposizione al lavoro di Trouble mi ha portato a rallentare e tornare a esercizi di base. Da quell’episodio ho imparato la lezione più importante: la superficialità è intollerabile quando si lavora su esseri viventi. Un solo errore può lasciare tracce comportamentali che richiedono mesi per essere corrette, e questo ha ridefinito il mio codice etico e tecnico.

Il percorso che porta al successo è costellato di insuccessi. In quegli istanti la paura di fallire diventa concreta. È una paura che ho imparato a trasformare in disciplina. Quando le cose vanno male, analizzo con calma l’esercizio: quali variabili erano sbagliate? Vento, orientamento del cane, la mia posizione? Spesso la soluzione non è un cambio drastico, ma un aggiustamento tecnico. Ogni insuccesso è un bagno di umiltà che ti ricorda che il lavoro è condiviso, che il cane non è uno strumento ma un partner con limiti e risorse.

Il nucleo cinofilo è per me la vera infrastruttura del successo. È fondamentale avere un gruppo che abbia una funzione pratica (fare da figuranti) e una funzione emotiva (essere la rete di supporto). È essenziale che il gruppo sappia esercitare critica costruttiva: indicare un errore tecnico senza sminuire il lavoro del binomio, offrire alternative senza imporre. Ho assistito a dinamiche in cui il giudizio era strumento di potere e non di crescita. In quei casi ho scelto la strada più difficile: allontanarmi da persone che non rispettavano il cane e investire nel costruire contesti di lavoro che mettessero al centro il benessere del binomio.

Anche il carattere di Trouble e le nostre dinamiche di relazione sono state una bella sfida. È meno potente di Luna sul piano istintuale; la sua forza sta invece nella cooperazione, nella lettura del mio stato e nella volontà di cercare un confronto. Ho lavorato su esercizi che valorizzassero la sua collaboratività: sessioni di ricerca brevi, controllo della mia pressione e delle mie aspettative. Il mio approccio tecnico è sempre stato retto da un codice etico molto semplice: il rispetto del cane è il limite invalicabile. Non ho mai posto l’obiettivo dell’operatività sopra la salute emotiva e fisica del cane.

E nell’esame Trouble ha lavorato con la stessa disponibilità mostrata negli allenamenti. Non era la copia di Luna, ma era perfettamente coerente con sé stessa. L’esame operativo prevedeva due ricerche su aree difficili, con caldo intenso e diversi disturbi, come cavalli vicini e un raccoglitore di asparagi nell’area di prova. Nonostante l’imprevisto, Trouble è rimasta concentrata, ha lavorato con metodo e ha trovato tutti i figuranti. Al termine, il giudice si è complimentato per la calma, la precisione e l’efficacia del lavoro di squadra.

La gioia è stata tanta perché non si è trattato di un premio alla mia vanità, ma alla fatica condivisa: per le notti in cui avevo dubitato, per i viaggi fatti sotto la pioggia, per le volte in cui avevo difeso il mio metodo. La soddisfazione si mescola ora con la consapevolezza che questo successo non è un punto di arrivo, ma una tappa.

Subito dopo l’emozione personale viene la riflessione sul valore sociale e morale del nostro lavoro. Formare un binomio è costruire un protagonista capace di intervenire dove la vita umana può essere a rischio. Questa responsabilità richiede che il nostro operato sia improntato all’etica, alla competenza e alla collaborazione.

Consiglierei a chi vuole intraprendere un percorso simile di non avere fretta, di costruire una rete di persone in grado di dare feedback onesti e utili, di non confondere severità con violenza e di dedicare tempo alla preparazione mentale: il binomio non è solo comportamento, è relazione.

Infine, c’è una lezione che porto sempre con me: la soddisfazione più profonda non è il diploma sul muro, ma la quotidiana prova che il cane torna a casa felice dopo una giornata di lavoro, che gioca sereno e che continua a svolgere con passione il lavoro di ricerca. Vedere Trouble guardarmi con la stessa complicità che avevo visto in Luna è la conferma che le scelte etiche e tecniche erano quelle giuste. Il cerchio si è chiuso, ma non è una chiusura definitiva; è piuttosto un anello che apre una nuova catena di lavoro, di cura e di apprendimento.

Questo è solo l’inizio. Avanti, Trouble, con nuove avventure!

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