Sincronicità. Un Malinois per ritrovare la mia strada

Un contenuto inatteso in relazione immediata o mediata con un evento esterno coincide con lo stato psichico abituale: è questa che io chiamo sincronicità.

Karl Gustav Jung

Karpathos

Immagina di voler dimenticare tutto per una settimana. Il lavoro, i problemi, le preoccupazioni, persino i cani. Dopo un periodo difficile, in cui hai messo in discussione persino la tua grande passione per il lavoro di ricerca, a causa dell’improvvisa malattia di uno dei tuoi compagni di squadra a quattro zampe, scegli di partire. E scegli un’isola greca, Karpathos, conosciuta solo da chi ama perdersi in trekking che affondano nel mare e nel silenzio. Scegli il sentiero più lungo, il più solitario, quello che attraversa paesi disabitati, con la compagnia di una guida locale che ti ospiterà nel porto abbandonato di Tristomo, dove ha una piccola casa dí famiglia, abitata solo durante le feste, tra ruderi e animali domestici ormai inselvatichiti. Ecco questo è il contesto in cui si svolge la mia storia…

Tutto inizia con un racconto triste. Un turista inglese in visita sull’isola è disperso da oltre sei giorni (qui) e le speranze di ritrovarlo in vita sono ormai pochissime. Partito dallo stesso villaggio da cui siamo partiti noi, aveva lasciato lì l’auto, poi si era avventurato da solo tra le montagne e i dirupi che sovrastano il mare. Bellissimi, ma non certo misericordiosi con chi li affronta senza guida. Alcuni pastori lo avevano incontrato nei pressi di Tristomo: sembrava già disorientato. Lo avevano riaccompagnato sul sentiero giusto. Poi, il nulla.

I luoghi della scomparsa

Camminavamo ascoltando questi racconti. Lo stesso percorso del turista scomparso. Cercavamo con lo sguardo tracce, indizi che potessero suggerire cosa fosse successo. Lentamente calava la sera e quando abbiamo raggiunto Tristomo, il sole era ormai tramontato. Già da lontano Evangelia, la nostra guida, nota un movimento anomalo tra le case abbandonate. Man mano che ci avviciniamo, il quadro si fa più chiaro.

Tristomo

È una squadra di soccorso composta da cinque uomini e due cani: il team Anubis, specializzati nella ricerca di resti umani. Abbiamo incominciato a parlare e ci hanno raccontato di essere appena rientrati dalla ricerca, purtroppo infruttuosa. I loro due Malinois, Molly ed Echo, erano condotti da Vangelis, trainer esperto che lavora con i cani dal 1987. Da alcuni anni si dedica esclusivamente ai cani da cadavere, con una professionalità maturata anche negli Stati Uniti. Il suo team, composto da 32 persone e 17 cani, era stato chiamato perché era considerato una delle poche squadre realmente affidabili per missioni complesse. In Grecia ha risolto più di 19 casi ed è spesso chiamato a collaborare con pubblici ministeri e medici legali.

L’accampamento di Anubis

Per cena avevano solo barrette proteiche e così la nostra guida li ha invitati a mangiare con noi, condividendo le provviste che avevamo portato con noi e il pesce che aveva appena pescato nel porticciolo… abbandonato dagli umani ma non dagli animali di tutti i tipi! Cenammo insieme, alla luce dei pannelli solari e della luna piena. Non c’era elettricità, né connessione internet. Solo noi, i cani e le voci degli animali inselvatichiti — asinelli, capre, gatti — che interrompevano la quiete con miagolii, belati, richieste di cibo.

Abbiamo continuato con i racconti. Loro ci hanno parlato del turista disperso, delle loro tecniche e del tempo a disposizione – dieci giorni per cercare un corpo in quelle montagne. Ci hanno spiegato che lavorano esclusivamente con metodi positivi, che i loro cani sono addestrati a riconoscere sangue, ossa, tracce biologiche anche dopo mesi. Molly, in particolare, è un cane esperto. Ha partecipato a missioni in tutto il paese. Vangelis ci ha raccontato con orgoglio che proprio lei ha permesso il ritrovamento di diversi corpi nell’incidente ferroviario di Tèmpi. Un disastro terribile, avvenuto nel 2023, quando un treno passeggeri e un treno merci si sono scontrati frontalmente nei pressi della gola di Tèmpi, in Tessaglia. Cinquantasette le vittime, in gran parte studenti. In quella tragedia dopo nove mesi dall’accaduto, Molly ha lavorato tra le lamiere per restituire almeno i corpi ai familiari.

Ci ha raccontato anche di come, in un’altra occasione, dopo aver cercato invano in un edificio resti umani avesse comunicato che non c’era nulla. A fronte dello scetticismo dei poliziotti ha chiesto di seppellire un frammento umano nel modo più complesso possibile. Molly lo trovò subito. Da allora nessuno dubitò più delle sue capacità.

Era straordinario come, nonostante le barriere linguistiche, riuscissimo a capirci. Nessuno mostrava pregiudizio o arroganza. Solo passione e ascolto reciproco.

Ho capito che c’è un aspetto spesso sottovalutato nel lavoro dei cani da ricerca cadaveri. Quando la speranza di trovare qualcuno in vita si affievolisce, sapere dove si trova, poterlo riportare a casa, diventa fondamentale per chi resta. Senza quel corpo, il dolore resta sospeso, difficile da elaborare. I cani da cadavere rendono possibile questo anche a distanza di molti mesi. Il loro lavoro permette di chiudere un capitolo e di elaborare il lutto.

Abbiamo parlato anche di tecniche di soccorso, Vangelis non usa il GPS sui suoi cani: preferisce tenerli sempre a vista, per proteggerli. In molte zone della Grecia ci sono predatori e non si può rischiare di mettere in pericolo i cani. Abbiamo parlato anche dei test – spesso inutili – imposti – da alcune organizzazioni, delle prove con gli spari e di quanto questi esercizi siano scollegati dalla realtà operativa. Dell’importanza della ripetizione, dell’addestramento quotidiano, dell’energia che scorre tra conduttore e cane. Dei limiti dell’uomo, più che del cane.

Molly assomigliava tanto alla mia Luna. Non solo fisicamente, ma nello sguardo, nella calma, nella consapevolezza. Mi sembrava di conoscerla. È rimasta tutta la sera accanto a noi, in ascolto, pronta ma composta, come se sapesse che era il momento del riposo prima dell’azione. La mattina dopo, alle cinque, sarebbero ripartiti per continuare le ricerche.

Evangelia, la nostra guida, era sbalordita quanto noi: era la prima volta che accompagnava dei turisti a Tristomo e incontrava qualcuno… figurati una squadra cinofila al completo. La coincidenza è stata veramente sorprendente. Forse non era un caso. Jung lo avrebbe chiamato sincronicità.

Una cosa è certa: nel villaggio dimenticato, non ho trovato solo pace e riposo, ho ritrovato la mia motivazione. Eh sì una bellissima Malinois mi aspettava per restituirmi la voglia di cercare.…. Ma non è detto che non ci rivedremo, nuovi progetti e nuovi scambi potrebbero nascere da questa avventura greca!

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