
La mia libertà finisce dove inizia la vostra
Martin Luther King
Nuovo quesito dei nostri lettori, questa volta parliamo di gatti!
“Avvocato, sono esasperato. Vivo in un condominio e da mesi subisco un disagio continuo e insopportabile. L’appartamento sopra il mio è abitato da una signora che detiene diversi gatti. Questi animali sfuggono regolarmente al suo controllo e invadono i miei terrazzi, sporcando con urina ed escrementi i pavimenti, le pareti e perfino le fioriere. Il cattivo odore è costante, e il danno al verde ormai irreparabile. Abbiamo provato a parlarle, sia di persona che tramite l’amministratore, ma nulla è cambiato. Addirittura, mio marito – allergico ai gatti – ha dovuto ricorrere a cure mediche perché uno di loro si è intrufolato più volte anche in casa. È possibile agire legalmente per tutelarci? E chi è responsabile in casi come questo?”
Gentile lettore,
la situazione che descrive rientra pienamente in un caso già affrontato e deciso dal Giudice di Pace di Pescara, con la sentenza n. 332 del 12 aprile 2025. Anche lì si trattava di una convivenza diventata insostenibile a causa della gestione disattenta di più gatti, liberi di circolare e invadere la proprietà altrui, con conseguenze igieniche, materiali e persino sanitarie.
Il riferimento normativo centrale è l’art. 2052 del Codice Civile, che prevede una responsabilità oggettiva per i danni causati da animali. Questo significa che, per ottenere giustizia, non è necessario dimostrare la colpa del proprietario: basta provare che il danno è stato causato da un animale che si trovava nella sua custodia o proprietà. In altre parole, è sufficiente dimostrare la presenza degli animali, i danni provocati e il legame tra questi due elementi.
Nel caso risolto dal giudice di Pescara, la proprietaria dei gatti era stata più volte informata del problema, ma non aveva preso alcun provvedimento. I vicini, esasperati, avevano raccolto prove fotografiche e video, testimonianze e documentazione medica che attestava un peggioramento dell’allergia di una delle condomine, aggravata proprio dalla presenza di peli e deiezioni feline.
Il giudice ha ritenuto che la condotta omissiva della donna – che peraltro non si è costituita in giudizio – integrasse pienamente la responsabilità oggettiva prevista dalla norma. L’unica via per evitare la condanna sarebbe stata dimostrare un caso fortuito, cioè un evento eccezionale, imprevedibile e inevitabile, del tutto estraneo al controllo del proprietario. Ma nulla di simile era stato nemmeno accennato.
La condanna ha previsto quattro importanti conseguenze. La prima riguarda l’obbligo di installare, entro trenta giorni dalla notifica della sentenza, barriere fisiche (come reti anticaduta o reticolati) per impedire ai gatti di accedere ai terrazzi dei vicini. A questa misura si aggiunge una penalità pecuniaria giornaliera di 10 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine, ai sensi dell’art. 614-bis del Codice di procedura civile. Questa previsione è stata calcolata in base al costo medio di un’ora di lavoro domestico, e rappresenta di fatto l’elemento con il maggiore effetto deterrente dell’intera decisione: un meccanismo concreto che rende economicamente svantaggioso l’inadempimento.
In aggiunta, il giudice ha liquidato un risarcimento di 1.500 euro a favore dei ricorrenti, a copertura tanto dei danni materiali (come il deterioramento del verde e la pulizia straordinaria necessaria) quanto di quelli non patrimoniali, come il disagio continuo, la limitazione del godimento dell’immobile e la sofferenza causata dall’allergia. A questa somma si sono aggiunti gli interessi legali. Infine, la convenuta è stata condannata al pagamento delle spese processuali, pari a 1.396,80 euro, comprensive degli onorari e delle spese vive sostenute dai ricorrenti.
Alla luce di questo precedente, anche lei può tutelarsi in sede civile. È fondamentale raccogliere prove solide: fotografie e video che documentino le intrusioni, testimonianze di altri condomini, e, se ci sono effetti sulla salute, certificati medici che ne attestino il nesso con la presenza dei gatti. Il passo successivo può essere una diffida formale tramite legale, in cui si richieda l’adozione immediata di misure concrete. Qualora la situazione non si risolva, è possibile agire giudizialmente per ottenere un risarcimento dei danni patrimoniali e non, nonché un provvedimento che imponga al proprietario degli animali di impedire ulteriori intrusioni.
In conclusione, chi sceglie di convivere con animali ha anche il dovere giuridico di gestirli in modo da non arrecare danno o fastidio ai terzi. È il principio del cuius commoda, eius et incommoda: chi ne trae beneficio deve farsi carico anche degli eventuali effetti negativi. Il suo caso, qualora la situazione non si risolva bonariamente, ha ottime possibilità di essere riconosciuto come illecito civile e condurre a una condanna simile a quella pronunciata a Pescara.
POST SCRIPTUM
Questa volta dobbiamo riconoscere le ragioni di chi subisce danni a causa della gestione disattenta degli animali di famiglia. La presenza costante di animali nelle case acuisce questi contrasti. Spesso l’atteggiamento dei proprietari di animali ricalca quello di quei genitori disattenti che permettono ai figli di comportarsi in modo maleducato e di infastidire il prossimo. In questi casi il buon senso è importante ed è anche importante ricordare sempre che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri, e questo è un principio che vale per tutti, indipendentemente dal numero di zampe!

