
Nothing in the world can take the place of persistence. Talent will not; nothing is more common than unsuccessful men with talent. Genius will not; unrewarded genius is almost a proverb. Education will not; the world is full of educated derelicts. Persistence and determination alone are omnipotent
Calvin Coolidge
La mia storia nel soccorso cinofilo non è cominciata con un cane appositamente selezionato ma con un incontro fortuito e profondamente trasformativo. Tutto è iniziato quasi 13 anni fa con l’adozione, in un canile del Lazio, di un giovane Pastore Olandese a pelo lungo, abbandonato perché definito “difficile e mordace”. Un’etichetta pesante che non rendeva giustizia alla sua intelligenza brillante e al suo fortissimo desiderio di lavorare e rendersi utile. È stato lui a farmi conoscere e a farmi innamorare del Pastore Olandese. Da quell’inizio non facile è nato un percorso fatto di studio, formazione e lavoro sul campo.
Quando ho scelto Luna du Hameau des Trois Fontaines, la mia seconda Olandese a pelo lungo, questa volta dopo accurate ricerche, non immaginavo quanto lei avrebbe segnato la mia visione del lavoro cinofilo nel soccorso. Il Pastore Olandese, soprattutto nella varietà a pelo lungo, è una razza ancora poco diffusa nel mondo operativo, spesso eclissata da razze più classiche come il Malinois, il Labrador, il Border. In Luna ho trovato qualcosa di speciale: un entusiasmo travolgente per la ricerca, un’energia esplosiva, una collaborazione naturale che sembrava scritta nel suo DNA. Non era solo un cane volenteroso: era un’anima che bruciava di passione per il lavoro. Luna a poco più di due anni ha superato in Olanda l’IPOR V , una prova di grande impegno fisico e mentale, soprattutto visto la distanza dagli ambienti in cui abitualmente ci alleniamo. Negli anni è diventata un cane operativo e ha dimostrato sul campo tutte le sue qualità. Con lei ogni sessione di allenamento era una lezione per me: sull’importanza della concentrazione, della comunicazione non verbale, del timing.
Proprio l’intensità che la rendeva straordinaria in alcuni aspetti, mostrava i suoi limiti in altri. Forse anche per la mia inesperienza a confrontarmi con un cane così veloce e reattivo, Luna aveva una grande difficoltà nella gestione della frustrazione: bastava un ritardo, un’interruzione imprevista o una condizione ambientale sfavorevole, per vederla salire velocissimamente di arousal e consumare altrattanto rapidissimamente le sue energie. In alcuni momenti, questo la portava anche a non mantenere le distanze dal figurante. Non si trattava mai di aggressività, ma di un’espressione amplificata del suo desiderio di “far bene” che rischiava di essere controproducente in situazioni reali. È da qui che è nata la mia decisione di scegliere come padre dei futuri cuccioli, Jeep du Mont Brabant, un cane equilibrato, riflessivo, con ottime qualità lavorative ma una testa decisamente più tranquilla. Non volevo semplicemente replicare Luna, volevo provare a costruire un match migliore.

A distanza di oltre due anni, posso dire che quella scelta è stata vincente. Osservando i figli di Luna nel lavoro di soccorso, ho ritrovato molte delle sue doti – la tenacia, la precisione, l’intelligenza operativa – ma con un temperamento più stabile. Nessuno dei suoi figli ha mai mostrato comportamenti di disturbo al figurante, neppure in situazioni ad altissima frustrazione. Li ho testati più volte in condizioni difficili: lunghe attese, esposizione a più figuranti nascosti, ambienti nuovi, situazioni complesse. Nessun accenno di reattività mal gestita, nessuna ombra di aggressività. Quello che ho visto è stato grande rispetto per l’uomo, desiderio di collaborazione, e un’intelligenza sociale molto spiccata.
Ovviamente non esistono cani perfetti. Il figlio maschio Tramps like us, ad esempio, ha una motivazione al lavoro più contenuta. Non è svogliato, ma non brucia di desiderio come Luna. Lavora perché glielo chiedo, non perché lo vuole. Va guidato, sostenuto, spesso incoraggiato. È un tipo riflessivo, che valuta bene la sua convenienza prima di buttarsi. Questo richiede un lavoro più mirato sulla motivazione, con rinforzi adeguati e una costruzione molto più lenta di quello che vorrei. La figlia femmina, Trouble in Paradise, è di una dolcezza disarmante e di una sensibilità molto spiccata. E’ proprio questa sensibilità che mi ha colta impreparata: non ho lavorato con continuità sulla tolleranza allo sparo e, ora che si avvicina all’operatività, l’affrontare quella difficoltà rappresenta un ostacolo serio. Non è panico, ma è disagio, che si traduce in evitamento. So che è un limite su cui si può lavorare, ma anche qui è necessario tempo, delicatezza e costanza. E richiederà, soprattutto, che io faccia pace con l’errore: avrei dovuto pensarci prima.
Questa esperienza mi ha spinta a riflettere sulle caratteristiche più comuni del Pastore Olandese a pelo lungo nel lavoro di soccorso. Sono cani che si distinguono per il rispetto verso l’umano: non sono invadenti, non sono caotici. Hanno un’intelligenza sensibile, quasi introspettiva, e riescono spesso a cogliere sfumature emotive che altri cani ignorano. Questo li rende fantastici compagni nella vita in famiglia ma nello sport e nel lavoro è necessario che il conduttore sappia rispettare i loro tempi e il loro modo di “sentire” il mondo. La loro sensibilità può infatti diventare un limite se non viene riconosciuta e accettata. Per lavorare bene con questa razza bisogna conoscere la loro storia genetica (sono cani da pastore ancora molto indipendenti e spesso non docilissimi), il loro temperamento e prepararsi a un lavoro quotidiano nel training che tenga conto soprattutto della loro emotività. Per bilanciare questa spiccata emotività la selezione è fondamentale: occorre scegliere soggetti solidi, motivati, socialmente aperti. E l’esposizione precoce agli stimoli deve essere mirata e soprattutto deve continuare nel tempo, come l’esperienza con la mia Trouble mi sta insegnando. Mai dare nulla per scontato 🙂
L’obiettivo, per me, resta quello di avvicinarmi a ciò che ho visto incarnato perfettamente in Tara – Holland Iris v. Le Dobry* – un pastore olandese a pelo corto che considero senz’altro il miglior cane da soccorso che abbia mai visto in azione.

Tara era fantastica in obbedienza: precisa, fluida, sempre connessa. In ricerca superlativa: lavorava con un’intensità che raramente ho visto altrove. Instancabile, ma mai fuori controllo. L’ho vista vincere una prova IPO-R B durante i mondiali dei PO senza il minimo tentennamento, e chiaramente non si trattava di una prova facile nè di un contesto indulgente. Tara è il risultato di una selezione attenta, di un lavoro di allenamento certosino, e – ne sono certa – di una relazione straordinaria con la sua conduttrice. Forse sono di parte, lo ammetto, perchè adoro i pastori olandesi, ma quando un cane ti lascia a bocca aperta per intelligenza, motivazione e comportamento sul lavoro, non si può non prenderlo a modello. Non perché bisogna aspettarsi di raggiungere gli stessi risultati, ma perché ci indica una direzione verso cui tendere. Quando guardo i figli di Luna, vedo il potenziale per costruire qualcosa che le assomigli: equilibrio, intelligenza, rispetto e, ingrediente fondamentale, voglia di collaborare con il conduttore.

Quello che ho imparato in questi anni, lavorando con i Pastori Olandesi a pelo lungo nel soccorso, è che si tratta di una razza profondamente affascinante, ma molto sfidante. Ti costringono a essere presente, a metterti in discussione, a non dare nulla per scontato. Credo che il futuro del PO a pelo lungo nel soccorso dipenda molto da chi li alleva e dalla motivazione di chi li sceglie come compagni di lavoro. Serve consapevolezza, serve un pò di autoironia, serve capacità di selezionare non solo la morfologia, ma anche carattere ed equilibrio. Ogni cucciolata è un progetto, e ogni progetto è un tassello nel percorso evolutivo della razza.
Ecco perché, nonostante gli ostacoli, non demordo. So che la sensibilità della mia femmina potrà essere gestita, che la motivazione del maschio potrà crescere. So che, passo dopo passo, posso costruire con loro l’affidabilità nel lavoro necessaria per un cane da soccorso. Perché in fondo, quello che cerco, non è il cane perfetto che riesce in tutto da subito. È il compagno di esperienze, quello che cresce con me, lavorando insieme e che mi spinge sempre a mettermi in discussione. E nel Pastore Olandese a pelo lungo, ho trovato esattamente questo.

*Ringrazio Klara Salomon per le foto di Tara!
