Cani e aree giochi per bambini: una convivenza possibile? Secondo il TAR Campania sì!

Si può giudicare il cuore di un uomo dal modo in cui tratta gli animali; la vera moralità consiste nel comportarsi in modo che la propria libertà possa coesistere con quella degli altri

A Torraca, un piccolo comune della provincia di Salerno, si è acceso un dibattito che va ben oltre i confini cittadini. Al centro della questione c’è un’ordinanza del Sindaco che vietava l’accesso ai cani nelle aree giochi per bambini, una misura che il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) Campania ha giudicato illegittima.

La decisione del TAR non si limita a un singolo caso locale, ma tocca un tema più ampio: come devono essere regolati gli spazi pubblici? E soprattutto, quali sono le vere regole del vivere civile che permettono a tutti, con o senza cani, di condividere serenamente parchi e giardini?

Un divieto che divide

La scelta del Sindaco di Torraca è stata motivata dalla volontà di tutelare l’igiene pubblica e la sicurezza dei bambini. Chi appoggiava il divieto sosteneva che la presenza di cani nelle aree gioco potesse costituire un pericolo, non solo per la possibilità di aggressioni, ma anche per il rischio di contatto con deiezioni non raccolte.

D’altra parte, i proprietari di cani e le associazioni animaliste hanno subito contestato l’ordinanza, ritenendola eccessiva e discriminatoria. Secondo loro, un divieto assoluto non è giustificato, perché penalizza anche chi si comporta in modo corretto.

Il TAR ha dato ragione a questi ultimi, annullando l’ordinanza con una motivazione chiara: la legge prevede già obblighi precisi per i proprietari di cani, come l’uso del guinzaglio e la raccolta delle deiezioni. Se il problema è il mancato rispetto di queste regole, la soluzione non può essere un divieto indiscriminato, ma un maggiore impegno dell’amministrazione nel farle rispettare.

Perché il TAR ha bocciato il divieto?

Il TAR Campania ha basato la sua decisione su un principio fondamentale dell’amministrazione pubblica: il principio di proporzionalità. Questo significa che, quando un’amministrazione deve risolvere un problema, deve scegliere la soluzione meno invasiva tra quelle possibili.

Nel caso di Torraca, il divieto assoluto di accesso ai cani è stato considerato eccessivo perché esistono strumenti più equilibrati per garantire igiene e sicurezza nei parchi pubblici. Invece di impedire l’accesso a tutti i cani, sarebbe stato più corretto adottare misure che colpissero solo i comportamenti scorretti, come controlli più rigidi e sanzioni per chi non raccoglie le deiezioni.

Inoltre, la sentenza ha sottolineato che la normativa nazionale già disciplina il comportamento dei proprietari di cani negli spazi pubblici. L’articolo 83 del Regolamento di Polizia Veterinaria e l’ordinanza del Ministero della Salute del 2009 stabiliscono che:

  • I cani devono essere sempre condotti al guinzaglio nelle aree urbane.
  • È obbligatorio raccogliere le deiezioni e portare con sé gli strumenti per farlo.

Quindi, lo scopo del Sindaco di mantenere il decoro e l’igiene pubblica poteva essere raggiunto senza bisogno di un divieto così drastico.

Il ruolo delle amministrazioni pubbliche nella gestione degli spazi pubblici

Le amministrazioni comunali hanno il compito di garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini, ma devono farlo nel rispetto delle normative esistenti e con misure proporzionate.

Invece di emettere divieti generici, un Comune dovrebbe adottare strategie più efficaci, come:

  • Maggiori controlli da parte della polizia locale per verificare il rispetto delle regole da parte dei proprietari di cani.
  • Sanzioni mirate, applicate a chi non raccoglie le deiezioni o lascia il cane libero in spazi non consentiti.
  • Campagne di sensibilizzazione, per educare sia i proprietari di cani sia i genitori dei bambini sul corretto utilizzo degli spazi pubblici.
  • Aree specifiche per cani, per offrire spazi adeguati dove gli animali possano muoversi liberamente senza creare problemi ad altri utenti del parco.

L’errore del Comune di Torraca è stato quello di adottare una soluzione drastica senza considerare queste alternative. Il TAR ha dunque ribadito che l’amministrazione deve agire con equilibrio, rispettando i diritti di tutti i cittadini.

Il vero problema non sono i cani, ma il mancato rispetto delle regole

Questa vicenda mette in evidenza un problema più generale: la gestione degli spazi pubblici e il rispetto delle regole. Non è la presenza di un cane a rendere un’area verde meno sicura o pulita, ma il comportamento di chi non rispetta le norme.

Purtroppo, esistono proprietari irresponsabili che non raccolgono le deiezioni o lasciano il cane libero senza guinzaglio, creando disagio e malcontento. Allo stesso tempo, ci sono genitori che reagiscono con eccessiva diffidenza alla semplice vista di un cane, senza valutare se effettivamente ci sia un pericolo.

Come in molti altri ambiti, la soluzione non è separare le persone con divieti rigidi, ma promuovere un senso di responsabilità collettiva.

Condivisione e rispetto: le vere regole del vivere civile

Un parco pubblico è uno spazio che appartiene a tutti: bambini, adulti, anziani e, naturalmente, anche ai cani e ai loro proprietari. Per far sì che tutti possano godere di questi luoghi in armonia, servono alcune regole di buon senso:

  1. I proprietari di cani devono essere responsabili: tenere il cane al guinzaglio dove richiesto, raccogliere sempre le deiezioni e rispettare chi ha paura degli animali.
  2. I genitori devono insegnare ai bambini il giusto approccio ai cani: non tutti gli animali sono pericolosi e imparare a interagire con loro nel modo corretto è educativo e utile.
  3. Le amministrazioni devono fare la loro parte, investendo in spazi adeguati e controlli efficaci, senza limitarsi a emettere divieti che colpiscono indiscriminatamente tutti.

La sentenza del TAR: una vittoria del buon senso

La decisione del TAR Campania non è solo una questione legale, ma un segnale importante su come dovremmo gestire la convivenza negli spazi pubblici. Anziché adottare soluzioni drastiche, come il divieto assoluto ai cani, è più utile lavorare per garantire il rispetto delle regole esistenti.

I Comuni devono assumersi la responsabilità di far rispettare le normative senza ricorrere a scorciatoie. Questo significa investire in controlli più rigorosi, educare i cittadini al rispetto degli spazi comuni e, se necessario, prevedere sanzioni per chi infrange le regole.

D’altra parte, anche i cittadini devono fare la loro parte. Possedere un cane significa assumersi delle responsabilità, così come portare un bambino in un’area pubblica implica insegnargli il rispetto per gli altri. La convivenza è possibile solo se ognuno si impegna a rispettare diritti e doveri.

Conclusione: vietare o educare?

Il caso di Torraca ci insegna che i divieti generalizzati non sono quasi mai la soluzione migliore. Anziché limitare i diritti di chi rispetta le regole, bisognerebbe concentrarsi su chi non le segue, applicando le sanzioni previste e promuovendo una cultura del rispetto reciproco.

I parchi pubblici devono restare luoghi di incontro e condivisione, non spazi di esclusione. E la chiave per una buona convivenza non è vietare, ma educare!

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