Aiuto! C’è un pit bull in area cani!

Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde ‘razza umana’, non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza
Giuseppe Pontiggia

La vicenda si svolge a Roma, in un luogo, l’area cani, teatro di infinite risse tra cani, tra umani o tra cani e umani, come in questo caso. Una giornata qualunque, quindi, caratterizzata dai soliti scontri si è questa volta trasformata in un episodio giudiziario che ha trovato la sua conclusione addirittura davanti la Corte di Cassazione Penale il 6 marzo 2025, con la conferma della condanna per il reato di lesioni inflitta ad A.A. da parte del Tribunale di Roma. Il caso risale al 14 settembre 2021, quando B.B., entrato con il suo cucciolo di piccola taglia nell’area cani di via (Omissis), si è avvicinato a un Pitbull per accarezzarlo!

Il povero Pit Bull , noto per essere diffidente con gli estranei, ha reagito con un morso ai maldestri tentativi di accarezzarlo da parte del proprietario del cucciolo, provocando ferite multiple e una sospetta frattura alla mano destra di B.B., con una prognosi di 15 giorni. La proprietaria, A.A., secondo quanto stabilito dai giudici, non avrebbe adottato le precauzioni necessarie per evitare l’incidente: il cane era stato lasciato libero di circolare, senza guinzaglio, nonostante la sua indole poco amichevole. Il Giudice di Pace di Roma aveva già riconosciuto la responsabilità della proprietaria, successivamente il Tribunale ha confermato la decisione, ritenendo A.A. colpevole di lesioni personali colpose per imprudenza, imperizia e negligenza, e in terzo grado la Cassazione ha confermato la condanna.

Se la sanzione per il reato è tutto sommato lieve (circa 300 euro), non altrettanto può dirsi per la provvisionale di 2000 euro che l’ha accompagnata e neppure per le spese giudiziali quantificate in 3000 ed accessori e poste sempre a carico della proprietaria del pit bull.

Ma quale ragionamento è stato fatto? il pit bull era in un’area cani, ben poteva quindi stare senza guinzaglio e senza museruola, o no? Ad avviso del giudice di pace – chiamato a decidere in primo grado – trattandosi di un cane appartenente a razza “rinomatamente aggressiva” la proprietaria avrebbe dovuto tenerlo al guinzaglio. Convincente questa ricostruzione? neanche un pò. Lo stesso Tribunale di Roma la smentisce, affermando che non esistono razze di per sè pericolose, l’obbligo di guinzaglio e museruola anche in area cani è imposto esclusivamente a quei cani che siano iscritti nel registro dei cani aggressivi tenuto presso le ASL a cura dei servizi veterinari, che individuano i soggetti da “pericolosi” sulla base degli eventi lesivi verificatisi in passato e delle condizioni psicofisiche del singolo animale.

Quindi perchè la proprietaria del pit bull è stata sanzionata penalmente? perchè il nostro codice prevede per i proprietari di animali una delle norme più severe di responsabilità oggettiva: l’articolo 2052 cc. Per effeto di questa previsione il danneggiato (chi si è preso il morso) deve provare soltanto gli elementi oggettivi della fattispecie: il danno, il comportamento dell’animale, ed il nesso causale. La particolarità di questa norma è che il proprietario risponde non in base ad un proprio comportamento o ad una qualche attività da lui compiuta, ma sulla base della mera relazione intercorrente fra lui e l’animale, di cui è, a tutti gli effetti, il custode.

Nemmeno dimostrare di aver attuato tutte le misure richieste dall’ordinaria diligenza è sufficiente per andare esente da responsabilità. L’unica prova liberatoria possibile per il proprietario è quella del caso fortuito, che può essere integrato da una condotta gravemente imprudente dello stesso danneggiato, tale da assurgere a causa esclusiva del danno. Nel caso accaduto a Roma il Tribunale prima e la Cassazione poi hanno riconosciuto la culpa in vigilando della proprietaria del pit bull per il reato di lesioni personali colpose a danno di terzi poichè ha violato una regola cautelare non positivizzata desumibile da una massima di esperienza, legata non tanto alla razza del cane quanto piuttosto alla eventualità che un cane diffidente reagisca in maniera aggressiva all’avvicinamento di terzi estranei.

Fondamentalmente i giudici hanno imputato alla proprietaria del pit bull un comportamento imprudente consistito nel non aver messo al guinzaglio il suo cane, che sapeva essere diffidente, nel momento in cui è entrato in area cani il proprietario del cucciolo, e non si è avvicinata al suo cane in modo da poter impedire che mordesse. Il comportamento del danneggiato che ha cercato di accarezzare il pit bull, sia pure definito dai giudici come connotato da leggerezza, non è stato considerato integrante quel caso fortuito che avrebbe potuto escludere la responsabilità della proprietaria del pit bull.

La decisione dei giudici ci sembra pienamente condivisibile. La proprietaria del pit bull, consapevole della diffidenza del suo cane, avrebbe dovuto adottare ogni cautela per impedire che potesse far male al prossimo. Soffriamo con lei per l’esistenza degli accarezzatori seriali, ma nella consapevolezza del potenziale di danno di un pit bull diffidente non possiamo che condividere la qualificazione del suo comportamento come imprudente.

Sicuramente va apprezzato il tentativo dei giudici di distaccarsi dagli orientamenti di condanna pregiudiziale nei confronti di un cane perchè appartenente ad una determinata razza, ma non possiamo non sottolineare che questa, non grave, ma costosa vicenda trova le sue radici nella scarsa consapevolezza degli umani coinvolti. Di chi ha accarezzato e non doveva (ma che la lezione, immagino, non dimenticherà) e di chi con leggerezza ha liberato un cane diffidente in un’area cani affollata e lo ha esposto alla necessità di difendersi da solo. E trattandosi di un pit bull poteva andare molto peggio!

Per evitare il ripetersi di episodi come questi LA FORMAZIONE E’ NECESSARIA, non sono le regole a mancare (e questo caso lo dimostra ancora una volta) manca un’alfabetizzazione cinofila, tanto più necessaria oggi che i cani sono così presenti nelle nostre vite!

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