Una rivoluzione nella tutela degli animali sta per concretizzarsi nel nostro Paese?

La grandezza di un popolo e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali

Mahatma Gandhi

La risposta è … Forse!

Tutto dipende dall’effettiva approvazione da parte del Senato del progetto di legge di riforma delle norme a protezione degli animali, da compagnia e selvatici, già approvato dalla Camera dei Deputati il 20 novembre 2024.

Il testo del progetto di legge (recante modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni per l’integrazione e l’armonizzazione della disciplina in materia di reati contro gli animali) segna infatti una svolta nella visione del legislatore italiano nei confronti degli animali. L’attenzione non è più sulla tutela del sentimento di pietas e dell’empatia provati dalle persone verso gli animali (come ben sappiamo oggi il titolo del nostro codice penale posto a loro difesa è rubricato “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”) ma si sposta sulla considerazione degli animali stessi come esseri senzienti, da considerare non più oggetto, ma soggetti di diritti (e quindi la rubrica diventerà “Dei delitti contro gli animali”).

Questa riforma è strettamente legata alla modifica, avvenuta nel 2022, dell’art 9 della Costituzione Italiana che ha introdotto, tra i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico, la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, e ha stabilito che spetti alla legge dello Stato disciplinare i modi e le forme di tutela degli animali. Questa previsione costituzionale, oltre a introdurre limiti alla competenza legislativa regionale, impone di normare in modo uniforme in tutto il Paese la materia che riguarda la tutela degli animali, siano essi domestici o selvatici.

Le più importanti associazioni animaliste italiane plaudono alla nuova iniziativa legislativa e sono concordi nel ritenere  che si tratti di un primo importante passo per modernizzare la legislazione italiana e adeguarla non solo ai principi introdotti dalla modifica costituzionale, ma anche alle decisioni giurisprudenziali degli ultimi anni, che, svolgendo una funzione suppletiva rispetto al legislatore, hanno tentato di applicare le norme in modo coerente con le nuove conoscenze scientifiche, che definiscono gli animali come essere senzienti, e con il ruolo di componenti della famiglia che gli italiani attribuiscono ai loro beniamini.

Oltre all’importante modifica dell’impostazione dei reati contro gli animali, a cui abbiamo già accennato, la proposta di legge prevede un inasprimento delle pene per i reati di uccisione e maltrattamento, per chi organizza combattimenti tra animali, per il traffico di cuccioli. Il reato di uccisione e quello di maltrattamento rappresentano la maggioranza assoluta dei reati perseguiti dalle Procure italiane e grazie a queste modifiche i magistrati avranno a disposizione strumenti più efficaci per punire i responsabili.

Purtroppo molti dei procedimenti per reati contro gli animali sono avviati contro ignoti, per questo è difficile per i giudici raccogliere prove e giungere ad una condanna. Anche in considerazione di ciò le nuove norme sono studiate anche con l’obiettivo di accrescerne l’effetto di deterrenza, poiché alla base di tanti delitti commessi contro gli animali c’è una diffusa percezione di impunità.

Ma, entriamo nei dettagli, cosa prevede nello specifico il testo?

Per l’uccisione di animali (544-bis) «se il fatto è commesso adoperando sevizie o prolungando volutamente le sofferenze dell’animale» si prevede la reclusione da uno a quattro anni, con una multa raddoppiata da 10mila fino a 60mila euro. Per la fattispecie senza aggravanti si prevedono da sei mesi a tre anni di reclusione, sempre congiunti ad una multa – ad oggi non prevista – da 5mila a 30mila euro. Le pene per il maltrattamento degli animali (544-ter) sono fissate dai sei mesi a due anni di reclusione, accompagnati sempre dalla multa (tra i 5mila e i 30mila euro) che oggi è invece alternativa alla reclusione. Anche le pene pecuniarie previste dall’art 727 per l’abbandono o la detenzione degli animali in condizioni incompatibili sono aumentate e saranno fissate in un massimo di 10 mila euro e un minimo di 5 mila, restano inalterate le pene detentive. Sull’abbandono di animali dobbiamo ricordare che il nuovo codice della strada, in vigore dal dicembre 2024, prevede che chi abbandona un animale su una strada pubblica o nelle sue pertinenze vedrà aumentata di un terzo la pena prevista dall’articolo 727 del Codice Penale, che in prospettiva sarà aumentato con effetto a catena. Ricordiamo poi che se l’abbandono di un animale causa un incidente stradale con morti o feriti, si applicano le pene previste per omicidio stradale e lesioni stradali gravi o gravissime. Le sanzioni vanno da: da 3 mesi a 1 anno per lesioni gravi; da 1 a 3 anni per lesioni gravissime, da 2 a 7 anni per omicidio stradale.

Sono poi stabilite nuove aggravanti per tutti i reati se i fatti sono commessi alla presenza di minori, nei confronti di più animali o se il fatto viene diffuso via web, come avvenuto in recenti, terribili casi di cronaca (tra tutti il gatto gettato da un cavalcavia…).

Tra le novità vi è il riconoscimento della responsabilità anche delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, che siano coinvolte in reati a danno degli animali che dovranno pagare sanzioni o a cui saranno revocate le autorizzazioni o interdetto l’esercizio dell’attività…. si pensi alle società /associazioni affidatarie della gestione dei canili per capire quanto questa fattispecie possa in prospettiva divenire rilevante!

Importantissima poi la modifica al codice di procedura penale che prevede l’affido definitivo degli animali oggetto di sequestro o confisca nell’ambito di procedimenti penali. La nuova norma – che si applicherà in relazione ai reati di maltrattamento e uccisione di animali e alle altre violazioni della legge italiana sulla protezione degli animali da compagnia (L. 4 novembre 2010, n. 201) – mira a garantire la tutela effettiva degli animali e il loro mantenimento in condizioni di psicofisiche adeguate. In particolare, l’autorità giudiziaria, su istanza della persona offesa o delle associazioni animaliste riconosciute (ai sensi dell’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale), può disporre l’affido definitivo in favore delle stesse associazioni o dei loro subaffidatari degli animali sequestrati o confiscati, previo versamento di una cauzione per ciascun animale. Il decreto di affidamento definitivo costituisce titolo per le variazioni anagrafiche degli animali affidati e si estende anche ai cuccioli nati durante il periodo di sequestro o confisca. Con questa norma, il legislatore riconosce il valore intrinseco della vita animale e si impegna a contrastare con maggiore efficacia i reati di maltrattamento, offrendo una risposta giuridica più adeguata alle esigenze di sottrarre gli animali dalla disponibilità di chi si è reso colpevole di maltrattamenti nei loro confronti.

Last but not least il divieto di tenere il cane alla catena diventa generalizzato su tutto il territorio nazionale! Non sarà più possibile quindi tenere cani o altri animali legati con catene o simili strumenti di contenzione che ne limitino il movimento.L’unica eccezione riguarda situazioni documentate, in cui ricorrano ragioni sanitarie o temporanee esigenze di sicurezza. In questi casi, l’uso di strumenti di contenzione dovrà essere giustificato e limitato nel tempo. Chi viola il divieto rischia una sanzione amministrativa che va da 500 a 5.000 euro, a meno che il comportamento non configuri un reato più grave. Visto che la nuova previsione troverà applicazione a tutto il territorio italiano, per le Regioni che hanno già introdotto il divieto, esso resterà in vigore dove più stringente, quelle che ancora non l’hanno fatto saranno tenute ad applicare la legge nazionale.

Le nuove norme rappresenteranno un passo importante per la tutela degli animali, ma perché possano davvero fare la differenza è fondamentale che ci sia una partecipazione attiva. Conoscere i propri diritti e doveri è essenziale per far rispettare la legge e proteggere gli animali. Partecipare alle iniziative locali e supportare le associazioni che si occupano di questo tema può contribuire concretamente al cambiamento. Segnalare alle autorità maltrattamenti e abbandoni è fondamentale: ogni denuncia può fare la differenza.

Diffondere consapevolezza e promuovere una cultura del rispetto contribuisce a rendere la società più giusta, non solo per gli animali, ma per tutti. E noi siamo pronti a fare la nostra parte!

Articolo redatto in collaborazione con Patrizia Michelini

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