La società prepara il crimine; il criminale lo commette.
Henry Thomas Buckle

Leggo che – ancora una volta – il canile della Muratella, il più grande d’Italia, torna al centro delle polemiche. Il 6 Novembre scorso l’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha nuovamente censurato l’operato del Comune di Roma per la gestione dell’appalto relativo alla progettazione dell’ampliamento della struttura e del nuovo ospedale veterinario. Il problema? Un frazionamento artificioso degli incarichi che ha portato a uno spreco di risorse pubbliche, a danno dei contribuenti. Ma non solo..
.. L’ Autorità ricorda, inoltre, che l’operato del Comune di Roma nell’ambito della gestione dei canili e dei relativi servizi sanitari (ed in particolare di quello della Muratella) è stato oggetto di precedenti pronunciamenti da parte dell’Autorità, riscontrandosi profili di carenza nello svolgimento del servizio di gestione di tali strutture, nonché nei controlli in fase esecutiva da parte dell’Amministrazione … Le criticità emerse evidenziano il reiterarsi di profili di approssimazione da parte del Comune di Roma nell’ambito dello svolgimento delle procedure poste in essere per la progettazione degli interventi di miglioramento e di riqualificazione delle strutture in esame; interventi che risultano indispensabili per garantire la salute ed il benessere degli animali ospitati, nonché il corretto espletamento del servizio veterinario.
Il caso della Muratella rappresenta uno degli esempi più emblematici di una gestione pubblica dei canili inefficiente e controversa, che da anni solleva forti critiche da parte di associazioni animaliste, cittadini e istituzioni. Le segnalazioni riguardano non solo le condizioni igienico-sanitarie del canile, ma anche le gravi carenze nell’assistenza veterinaria, la gestione opaca delle risorse e la mancanza di strutture adeguate per garantire il benessere degli animali. Nonostante i consistenti fondi pubblici erogati per il funzionamento della struttura e i costi unitari sostenuti per ciascun cane (ben 12,80 euro al giorno!!!), elevatissimi rispetto alla media nazionale, i servizi continuano a risultare insufficienti e inadeguati, con un impatto diretto sulla salute e sul trattamento degli animali ospitati. La struttura, ad esempio, sembra non aver mai avuto un reparto di quarantena per gli animali, obbligando spesso al trasferimento di molti cani e gatti nelle cliniche private, aumentando così i costi per la collettività.
Le associazioni animaliste denunciano da anni la situazione. Dal 2001 al 2015 la gestione dei canili è stata affidata sulla base di convenzioni, assegnate in assenza di procedura comparativa tra operatori economici, poi più volte prorogate nel corso del tempo. La vicenda assume anche contorni penali, quando nel 2022, a seguito di una serie di morti sospette di cani all’interno del canile, è stato presentato un esposto in Procura, a cui è seguito l’allontanamento del veterinario della struttura. Queste morti hanno sollevato il velo su una gestione già fragile e inefficace e ha messo in luce la gravità della situazione e del rischio per il benessere degli animali, ma nessun intervento ne è seguito da parte del Comune di Roma. Sembrerebbe quindi che l’incapacità di assicurare una tutela minima agli ospiti della struttura sia dipesa anche dai meccanismi con i quali il servizio è stato affidato e dalla mancata verifica delle effettive competenze degli affidatari. Negli anni sono stati decisi affidamenti diretti e proroghe degli stessi che hanno suscitato forti perplessità, perché non accompagnati da gare pubbliche trasparenti, come previsto dalla legge. Già nel 2016, l’ANAC aveva segnalato alla magistratura la mancanza di procedure di evidenza pubblica per l’affidamento della gestione della struttura, ma senza risultato. L’assenza di trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e nella selezione degli operatori per la gestione della Muratella ha contribuito a una spirale di inefficienza e negligenza. Non è difficile immaginare come una gestione opaca e priva di concorrenza possa portare a gravi inefficienze, visto che non esistono meccanismi di controllo esterni sufficientemente robusti per garantire la qualità del servizio.
Oltre alla gestione amministrativa poco chiara, le gravi carenze strutturali hanno aggravato ulteriormente la situazione. La Muratella, infatti, è una struttura obsoleta e la qualità di vita degli animali ospitati è fortemente carente, poiché sono costretti a vivere in ambienti non adatti al loro benessere fisico e psicologico. Molti cani, ad esempio, vivono in gabbie troppo piccole e sovraffollate, con scarse possibilità di interazione sociale e fisica.
A fronte di tutto questo, le istituzioni, incapaci di risolvere i problemi, si sono limitate a rimpallarsi le responsabilità. Le politiche di gestione delle risorse e di affidamento dei servizi hanno continuato a favorire l’economia piuttosto che il benessere degli animali, perpetuando una situazione che sembra destinata a non cambiare. Nonostante le denunce e gli scandali, non è stata ancora trovata una soluzione definitiva.
Ma i canili romani non sono casi isolati… basta leggere i giornali e i casi di cronaca.
In Abruzzo, nel marzo 2024 sempre l’ANAC è intervenuta per stigmatizzare le modalità di affidamento del servizio di gestione del canile rifugio comunale, sito in Contrada Prato, e, in particolare, non ha ritenuto che “il prezzo a base d’asta di € 1,86 (!!!!!) per cane al giorno sia congruo, proporzionato ed idoneo a garantire la corretta esecuzione di tutte le obbligazioni previste dal contratto di appalto, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo“
E’ poi di oggi la notizia che, a Pordenone tra il 2011 e il 2020, centinaia di cani sono stati sfruttati per arricchire illegalmente i gestori di un canile, mentre i cittadini pagavano inconsapevolmente la truffa, e i cani stessi non venivano dati in adozione per poter lucrare sulle diarie pagate dagli enti locali affidatari. Dei cani ufficialmente ospitati nella struttura, 152 erano invece stipati nell’abitazione dei gestori in condizioni igieniche disastrose, e al momento del ritrovamento per 132 di loro era ormai troppo tardi: erano già morti. La Guardia di Finanza, su mandato della Corte dei Conti, ha scoperto che oltre 986.000 euro di fondi pubblici, destinati alla cura degli animali, sono stati ricevuti per spese fittizie e prestazioni veterinarie mai eseguite. La Procura Regionale della Corte dei Conti ha ricostruito il flusso dei soldi pubblici percepiti dal canile nell’arco di dieci anni e ha ottenuto l’autorizzazione al sequestro conservativo di 27 conti correnti intestati alla coppia che gestiva il canile e 21 immobili, tra cui lo stesso canile e una villa di lusso. La coppia è stata rinviata a giudizio per truffa ai danni degli Enti locali.
E ancora per i reati in canile: il 23 gennaio avrà inizio il processo a carico di due veterinari della ASL di Pescara accusati di aver soppresso illegalmente numerosi cani, tra cui cuccioli, presso il canile sanitario di Città Sant’Angelo e di averli sottoposti a terribili sofferenze.
Chiudo questo tristissimo elenco, che potrebbe essere ancora molto lungo, per evitare che lo sconforto cresca, ma non posso fare a meno di pormi una provocatoria domanda: noi come italiani siamo giustamente fieri delle nostre leggi che vietano di uccidere i cani abbandonati (no kill policy), ma, vista la situazione, non sarebbe meglio assicurare una morte dignitosa ai cani difficilmente adottabili, parcheggiati nei canili a vita, visto che non siamo in grado di proteggerli da chi li sfrutta, li sevizia o, semplicemente, senza volerlo e per mancanza di fondi, li costringe ad una non vita?

Anche la morte può perdere il suo connotato di punizione estrema e diventare quasi un premio, una consolazione, per chi si trova in una situazione insopportabile. Una via di fuga da un’esistenza non più accettabile.
Piero Angela
Articolo redatto in collaborazione con l’avv. Patrizia Michelini
