Una gita in fattoria… ma i cani? 😢

Abbiamo da poco inaugurato la collaborazione con la nostra cara amica avvocato cinofilo e riceviamo questa accorata richiesta di aiuto…

Avevo trascorso una fantastica giornata in famiglia all’interno di un agriturismo con annessa fattoria didattica, il sole ormai era basso e tingeva di arancione i campi che circondavano l’azienda, stavamo per andar via ma volevo fare un ultimo giro per esplorare meglio il luogo. Mi allontanai dal parcheggio della zona di accoglienza e varcai un cancello, fui colpito dalla povertà della struttura, a confronto con gli ambienti che avevo appena lasciato. Camminando tra i recinti, mi accorsi che i cani da guardiania, fondamentali per un’azienda del genere, erano in condizioni preoccupanti. Un gruppo di cuccioli si muoveva lento e incerto in un angolo. Erano piccoli, malnutriti, con il pelo opaco e arruffato. Alcuni sembravano troppo deboli persino per stare in piedi, mentre altri traballavano qua e là. Più lontano, cuccioli più grandi avevano ferite evidenti, alcune delle quali infette, segno di un’assistenza mai arrivata. Esemplari adulti si aggiravano tra i recinti, alcune femmine con il ventre gonfio di una gravidanza imminente. Mi colpì la totale mancanza di consapevolezza: gli accoppiamenti sembravano lasciati al caso, una riproduzione incontrollata che non avrebbe fatto altro che aggravare una situazione già insostenibile. Questi cani non erano solo trascurati, erano vittime di una gestione irresponsabile e di un sistema che li considerava poco più che strumenti. Sentivo il dovere di agire, ma non sapevo da dove iniziare. Ecco perché ora chiedo il suo aiuto, avvocato: come posso procedere? È possibile denunciare questa situazione alle autorità competenti, e a chi dovrei rivolgermi? Come posso documentare le condizioni di questi animali senza violare la privacy dell’azienda?

Abbiamo riportato la vicenda al nostro avvocato volontario che ci ha dato qualche consiglio per intervenire, precisando che la questione non è semplice come sembra poiché ci sono diversi aspetti da approfondire.

Si tratta di un caso di maltrattamento di animali, perseguibile ai sensi dell’articolo 544 ter del nostro Codice Penale e punibile con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro?
Esistono diverse forme di maltrattamento degli animali. Il codice penale stabilisce che l’uccisione di un animale viene punita solamente quando viene provocata senza necessità oppure per pura crudeltà (in questo caso la sanzione è la reclusione da quattro mesi sino a due anni). Peraltro solo l’uccisione dolosa e volontaria viene perseguita a questo titolo dalla legge. Il maltrattamento di animali è un reato complementare rispetto all’uccisione, in cui è ricompresa qualsiasi condotta che può provocare non solo lesioni, ma anche sofferenze di vario tipo. Vi rientrano aggressioni fisiche o comportamenti crudeli che consistono ad esempio nella scelta di privare l’animale di cibo, farlo vivere in un ambiente angusto e sporco, sottoporlo a delle fatiche che non è in grado di sopportare. Se da questi maltrattamenti deriva la morte dell’animale la pena aumenterà della metà. (art 544 ter c.p.). Non è necessaria la violenza diretta sul cane perchè si configuri maltrattamento. Pensiamo, per esempio, a un cane che viene rinchiuso in balcone e non viene nutrito, oppure a cuccioli che vengono allontanati dalla propria mamma in un’età inadatta, oppure, come nel caso in esame, a cuccioli malnutriti, che muoiono di stenti o costretti a condizioni igieniche precarie. La giurisprudenza maggioritaria, applicando le norme del codice penale ha meglio definito ed individuato la casistica della detenzione di un animale in condizioni produttive di gravi sofferenze, attribuendo rilievo anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell’animale, procurandogli dolore e afflizione. Non è necessario che si inneschi un vero e proprio processo patologico nell’animale, sono sufficienti i meri patimenti. Ad esempio, tra le tante, la Sentenza 39844 del 21 ottobre 2022 della Corte di Cassazione ha ritenuto rilevanti penalmente la privazione di cibo, acqua e luce; le precarie condizioni di salute, di igiene e di nutrizione, la detenzione con modalità tali da arrecare gravi sofferenze all’animale, in luogo angusto e privo di luce naturale.
Teniamo presente però che il nostro codice penale, oltre al reato di maltrattamento, all’art 727 prevede l’ abbandono di animale, fattispecie contravvenzionale sanzionata con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro, irrogabile nei confronti di chiunque detenga animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.

Quindi la detenzione di animali in ambienti inadeguati configura maltrattamento o abbandono? Applicando il principio di specialità, il caso della collocazione (cioè detenzione) di animali in ambienti inadatti, seppur possa rientrare nell’art 544 cp, sembra tuttavia cedere il passo alla fattispecie contravvenzionale di cui all’art. 727, co. 2 c.p., che punisce specificamente la “detenzione” degli animali “in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze”. In questo senso si è d’altra parte pronunciata in diverse, precedenti occasioni la Cassazione, allorché ha affermato la configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 727, co. 2 c.p. in ipotesi, appunto, di detenzione di animali in pessime condizioni igienico-sanitarie. Nella sostanza la distinzione tra le due fattispecie è affidata alla gravità delle condizioni e all’intenzionalità del reo. Se l’animale è “dimenticato” o lasciato senza assistenza, si può configurare l’abbandono. Se il detentore agisce con evidente trascuratezza o addirittura con l’intenzione di far soffrire l’animale, si parla di maltrattamento.

Ma come denunciare una situazione come quella prospettata dal nostro lettore?
Di fronte alla sofferenza e al maltrattamento di animali abbiamo tutti il dovere morale di agire. E’ essenziale segnalare il fatto alle Forze dell’Ordine (Polizia, Guardie Zoofile, Carabinieri, Corpo Forestale, Polizia Locale) che hanno l’obbligo di ricevere tutte le denunce di questo tipo e di iniziare le indagini al fine di accertare le eventuali responsabilità. Quando si configura un rischio per la salute (pensiamo ad esempio a un animale che non viene nutrito o viene tenuto incatenato sotto il sole) si può chiedere anche l’intervento immediato dell’ASL, ossia dell’Autorità Sanitaria che provvederà ad effettuare un sopralluogo ed ha l’obbligo di segnalare alle autorità eventuali reati per procedere nei confronti dei colpevoli. La denuncia si può fare di persona, descrivendo i fatti in modo accurato, indicando se possibile nomi dei testimoni presenti e fornendo i propri dati anagrafici. In alternativa, un’altra opzione possibile è quella di rivolgersi all’Enpa, o all’OIPA o ad altre associazioni per la tutela degli animali; depositando la denuncia presso tali associazioni, l’identità del denunciante verrà tutelata e non dovranno essere affrontate delicate questioni di privacy.

Come può essere provata la responsabilità di chi è accusato di maltrattamenti o di abbandono di animali?
Al fine di dimostrare le sevizie sugli animali non bisogna necessariamente assistere all’atto violento contro l’animale. La responsabilità può essere desunta non solo da prove rappresentative ma anche da prove indiziarie. Ne consegue che nel reato di maltrattamento di animali, l’assenza di testi che abbiano visto direttamente ferire l’animale non consente di scagionare definitivamente il proprietario quando sussistano prove indiziarie inequivocabili a suo carico, come ad esempio testimoni che abbiano visto l’animale entrare nella proprietà dell’imputato, sentito un colpo di fucile e visto l’animale ferito tentare di allontanarsi.

Per il caso di abbandono di animali è necessaria un’attenta raccolta di prove che dimostrino in modo chiaro e inequivocabile la situazione di trascuratezza o la mancanza di cure essenziali da parte del proprietario. Innanzitutto, è fondamentale documentare le condizioni dell’animale. Foto e video che indichino con precisione il luogo in cui si trova l’animale (geolocalizzazione) possono essere strumenti preziosi: riprendere l’animale legato a una catena troppo corta, senza accesso a cibo, acqua o a un riparo adeguato, oppure mostrare un ambiente sporco e insalubre, sono elementi che possono supportare l’accusa. Anche le testimonianze di chi è a conoscenza della situazione rappresentano una risorsa importante. Un altro elemento chiave è la relazione di un veterinario. Attraverso una visita medica, è possibile dimostrare i segni di denutrizione, disidratazione, malattie non curate o stress psicologico che l’animale potrebbe aver subito. Queste valutazioni tecniche sono spesso decisive per confermare che la condizione di abbandono ha avuto un impatto diretto sulla salute dell’animale. E’ poi importante considerare il contesto normativo. Alcuni regolamenti locali potrebbero prevedere obblighi specifici per i proprietari, come l’obbligo di garantire adeguate condizioni igieniche o di registrare gli animali con microchip. Il mancato rispetto di queste regole può essere un ulteriore indizio di trascuratezza. Tutte queste prove devono convergere per dimostrare in modo chiaro che l’animale si trovava in una condizione incompatibile con il suo benessere, privo delle cure necessarie, e che la responsabilità di questa situazione è imputabile al proprietario.

E poi l’ultima parola spetta al giudice…

Non so se questa nostra risposta arriverà in tempo perché il nostro lettore possa attivarsi per aiutare quei poveri cani vittime dell’incuria umana, speriamo però che possa rappresentare una guida utile per tutti coloro che in futuro possano trovarsi in situazioni simili.

Non voltiamoci dall’altra parte! Possiamo sempre fare qualcosa – anche minima – per assicurare a tutti i cani che incontriamo una vita dignitosa.

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