Miocardiopatia dilatativa nel pastore olandese: è frequente?

“Non volgiamoci all’indietro con rabbia e nemmeno in avanti con paura, ma attorno a noi con consapevolezza.”
James Grover Thurbe

Prima di tutto un importante DISCLAIMER: questo blog non ha nessun intento di dare informazioni medico veterinarie nè tantomeno consigli. Niente può sostituire il confronto con un esperto professionista veterinario.

Però noi siamo appassionati di pastori olandesi e vogliamo diffondere conoscenza, anche soltanto aneddotica come in questo caso.

Detto questo, cominciamo dal principio.

Tutto inizia da una tristissima storia. Uno dei miei amatissimi cuccioli è andato a vivere nel nord della Francia, in un posto meraviglioso, nel verde, circondata dall’affetto di umani e altri quattro zampe (cani , cavalli, galline). La piccola ha trovato subito un riferimento nell’altra olandese di casa: una femmina adulta dal carattere dolcissimo ed equilibrato.

Con lei la mia piccola ha imparato a nuotare, cacciare, difendere il territorio e hanno trascorso momenti felicissimi giocando spensierate nei prati.

Un triste giorno alla sorellona olandese è stata diagnosticata una gravissima patologia: la Miocardiopatia Dilatativa. Nonostante le cure e gli sforzi della loro umana, la sorellona a quattro zampe è morta improvvisamente mentre giocava con la mia cucciola ormai di circa diciotto mesi. Aveva solo otto anni. Da quel momento la piccola sopravvissuta ha dovuto affrontare un periodo di lutto e depressione, fino a quando la sua adorata umana non ha adottato un’altra pastorina mix, più o meno della stessa età, con cui ora ha ritrovato la serenità.

Poco tempo dopo nei siti degli appassionati di pastori olandesi incomincia diffondersi la notizia di un’altra morte improvvisa di una femmina di olandese, sempre affetta da miocardiopatia dilatativa, e anche in questo caso in giovane età: aveva 5 anni. Queste due cagnoline avevano in comune un progenitore. Si racconta che altri fratelli e sorelle delle due cane malate, sarebbero affetti dalla stessa patologia, ma sono solo voci.

Ora è da chiedersi è possibile scongiurare eventi di questi tipo con una selezione più attenta? e soprattutto cos’è questa malattia così terribilmente subdola?

La Miocardiopatia Dilatativa (DCM) nel cane è una malattia del muscolo cardiaco, comune soprattutto nei cani di media/grande taglia. Colpisce il cuore provocando una dilatazione delle camere cardiache e una ridotta elasticità delle pareti, con conseguente diminuzione della capacità contrattile del cuore. La malattia è la seconda più diffusa tra i cani, dopo la degenerazione della valvola mitrale, e colpisce addirittura il 58% dei Dobermann adulti. Si tratta di una sindrome primaria del miocardio che può causare disfunzioni meccaniche (dilatazione e congestione) e/o elettriche (aritmie e morte improvvisa).

Le cause precise della DCM non sono del tutto chiare, ma si sospetta una componente genetica, con possibili mutazioni specifiche per ciascuna razza. Esistono però anche concause epigenetiche: fattori ambientali come dieta, stile di vita e condizioni esterne possono influenzare l’attività genetica, contribuendo alla variabilità della malattia. Inoltre, condizioni come l’ipotiroidismo, miocarditi o carenze nutrizionali (ad esempio di taurina) possono mimare i sintomi della DCM o aggravare la sua progressione.

La malattia si manifesta in due fasi principali: una fase preclinica, in cui il cane non presenta sintomi evidenti ma ha squilibri cardiaci rilevabili con esami specifici come ecocardiografia e Holter, e una fase clinica, in cui compaiono segni di insufficienza cardiaca congestizia. I sintomi includono tosse, depressione, difficoltà respiratorie, perdita di peso, sincope e distensione addominale (se è coinvolta l’insufficienza cardiaca destra). Man mano che la malattia avanza, la capacità del cuore di pompare sangue diminuisce, portando a insufficienza cardiaca. Il cuore si ispessisce e diventa meno elastico, il che peggiora ulteriormente la capacità di contrarsi e accogliere sangue.

La diagnosi si basa su una combinazione di ecocardiografia, esami Holter e test di biomarcatori (NT-proBNP, troponine), da effettuarsi specialmente nei cani appartenenti a razze a rischio come Dobermann – come abbiamo detto – ma anche Cocker Spaniel e Boxer. Questi esami sono raccomandati a partire dal terzo anno di età per monitorare precocemente la malattia e, in caso di sospetta DCM, infatti iniziare il trattamento precoce può prolungare la fase asintomatica e migliorare la qualità della vita del cane affetto.

Detto tutto questo, tento una risposta alla domanda con cui si intitola questo articolo. C’è allarme DCM per il pastore olandese? direi di no, direi che l’allarme riguarda tutte le razze in cui questa patologia si manifesta.

Come allevatori coscienziosi cosa possiamo fare per eliminare almeno in parte il rischio di trasmissione genetica della malattia? Personalmente escluderei dalla riproduzione i soggetti dalla cui progenie sono nati cuccioli che hanno manifestato la malattia in modo così grave, sottoporrei i futuri genitori a screening per verificare per quanto possibile la presenza della malattia, non farei riprodurre soggetti troppo giovani, in cui la malattia potrebbe non essersi ancora manifestata (aspetterei almeno i tre anni di età).

Sarei del tutto al sicuro poi? probabilmente no, i rischi si possono mitigare ma non eliminare del tutto, sarebbe bello poterlo fare.

Però la mia coscienza sarebbe a posto e non avrei paure o rimorsi di poter contribuire a far nascere cani destinati a morti premature, con tutta la sofferenza umana e animale che questi eventi si portano dietro.

Eh sí, ancora una volta lo ripeto, si alleva per amore e passione per una tipologia di cani, non si può allevare per denaro…

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