I miti, come ombre che danzano nella nebbia della conoscenza, possono ingannare chi non possiede una luce propria. L’ignoranza è il terreno fertile dove i falsi miti attecchiscono e prosperano, offrendo risposte semplici a domande complesse
I pastori olandesi sono una razza poco conosciuta ma che sta acquisendo sempre maggiore popolarità tra gli appassionati cinofili. Non è raro incontrare pastori olandesi (soprattutto a pelo corto) nelle competizioni sportive e spesso anche nel volontariato come cani da soccorso.
L’essere stato per lungo tempo una razza di nicchia, improvvisamente portata alla ribalta dell’attenzione degli sportivi cinofili, ha comportato l’emergere di alcuni falsi miti, che noi estimatori del pastore olandese ci sentiamo ripetere all’infinito e di fronte ai quali ci innervosiamo anche un pò…
Vediamo quali sono questi falsi miti e proviamo a smontarli, uno alla volta… 😉
- I pastori olandesi sono cani diffidenti
- Il pastore olandese è una razza giovane
- I pastori olandesi sono poco omogenei tra di loro
I pastori olandesi sono cani diffidenti. Vero o falso?
Questo è un mantra. Ce lo sentiamo ripetere di continuo. Rispondiamo insieme forte e chiaro: FALSO! I pastori olandesi, come tutti i cani da conduzione, che in passato venivano impiegati anche in compiti di difesa e di guardia del gregge e della fattoria, possono avere una predisposizione naturale alla riservatezza. Sono stati selezionati per questo.
Se vi aspettate che il vostro olandesino faccia feste entusiaste a qualsiasi umano che incontri, avete semplicemente sbagliato cane. Quelli sono i Labrador e neanche tutti. L’olandese accetta magnanimamente le coccole degli estranei ma non le va a cercare. Uno sventolio della coda (bada solo uno) mostra la sua accettazione delle attenzioni umane e, quando si stanca, altezzosamente se ne va. Ovviamente questa non è una regola, come per tutti i cani che imparano velocemente e sono molto collaborativi con l’umano di riferimento, ciò che imparano nei primi mesi di vita nella famiglia umana determina quale sarà l’atteggiamento futuro con gli estranei.
Se abbiamo poco socializzato il nostro cucciolo con l’umanità o, se al contrario, lo abbiamo esposto ad una socializzazione poco rispettosa dei suoi tempi, questo influirà sul suo atteggiamento da adulto. Se non abbiamo prestato attenzione alle sue paure innate (tutti i cuccioli attraversano un periodo in cui compaiono paure che vanno rispettate e affrontate insieme) e non abbiamo rappresentato per lui una figura di riferimento accogliente e salda, questo si rifletterà sul suo carattere, rendendolo più insicuro e timoroso.
Gli olandesi sono cani molto sensibili, non diffidenti. Questa sensibilità comporta la necessità di prestare molta attenzione alla loro crescita serena. Se li socializziamo correttamente, se comprendiamo le loro necessità affiancandoli con la nostra presenza, il pastore olandese non diventa diffidente… anzi potremmo avere olandesini che adorano l’interazione con l’umano. Posso portare a testimonianza di questo, uno dei cuccioli che ho cresciuto in casa e affidato a una persona molto esperta, grazie alla quale è diventato un cane apertissimo con tutti gli umani, che adora senza discriminazioni e da cui adora essere coccolato e ammirato… al punto di lanciarsi da un tavolo di tolettatura per rispondere ai richiami dei suoi fan, tipo i cantanti famosi quando si lanciano sulla folla al termine di un concerto… 🙂 vero Donata?
Il pastore olandese è una razza giovane. Vero o falso?
Della storia del pastore olandese ne abbiamo già parlato a lungo ( per maggiori info vedi la pagina: I cani da pastore olandesi, questi sconosciuti…).
In breve, prima ancora che esistessero confini nazionali tra Belgio e Olanda (circa 1830), nella regione del Brabante si trovavano cani da pastore autoctoni utilizzati per la conduzione del bestiame, che all’epoca era particolarmente abbondante. L’interesse verso questi cani, oggi conosciuti come pastori olandesi, cominciò a manifestarsi con la creazione del primo Stud Book nel 1874. Nello stesso anno, questi cani parteciparono alla prima esposizione ufficiale. La denominazione “Hollandse Herdershond” divenne ufficiale nel 1878, mentre il primo standard di razza, che identificava le tre varianti di mantello (corto, ruvido, lungo), fu formalizzato nel 1897.
Continuate a considerare il pastore olandese una razza giovane? È una percezione comune tra i non esperti, soprattutto tra coloro che, non conoscendone la storia, lo vedono come una moda passeggera o come un’alternativa di nicchia al più diffuso Malinois, oggi onnipresente nei campi di addestramento, nelle esposizioni e persino nei parchi cittadini. La realtà è ben diversa: basta dare un’occhiata alle date che ho riportato per comprendere che questa idea è decisamente errata!
In più voglio sottolineare che uno dei maggiori punti di forza del pastore olandese, proprio perché rimasto poco conosciuto, è il fatto di aver conservato gran parte delle sue caratteristiche originarie. Questo include non solo l’aspetto fisico e la robustezza, ma anche un temperamento coerente con quello dei suoi antenati, cani che lavoravano nelle fattorie remote del Nord Europa secoli fa. Dubitate di questa continuità? Date un’occhiata a queste immagini storiche e confrontatele con i pastori olandesi del XXI secolo: le differenze sono davvero minime.


I pastori olandesi sono poco omogenei come razza. Vero o falso?
E’ indubbio: i pastori olandesi hanno una certa variabilità morfologica. Lo vediamo sui campi cinofili (soprattutto italiani) in cui la dimensione di un pastore olandese varia dai 55 cm al garrese fino ai 70 e più. La ragione di questa variabilità non sta nella immaturità della razza ma nel fatto che storicamente la selezione del pastore olandese è stata focalizzata più sulle capacità funzionali che sull’estetica. Sin dalle origini, i pastori olandesi sono stati allevati principalmente per il lavoro, pastorizia, protezione del bestiame e successivamente anche attività di polizia, dove l’efficienza e la versatilità erano i criteri selettivi più rilevanti. Sicuramente per attività di polizia un cane che supera abbondantemente i limiti dello standard di razza (ricordo 62 cm per i maschi con una tolleranza di 2 cm) è molto più funzionale di un cane perfettamente in standard (55 cm può andar bene per le femmine). Stesso discorso può essere fatto per attività sportive come il ring francese o il mondioring in cui la prestanza fisica – collegata anche alla stazza – non è un vantaggio da poco.
Nei tempi più recenti sicuramente ci sono state immissioni (soprattutto nel pelo corto) di soggetti KNPV il cui pedigree era dubbio. Nonostante questo il pastore olandese ha mantenuto una base genetica relativamente omogenea, con un pool genetico sufficientemente ristretto per garantire le qualità lavorative richieste e abbastanza ampio per limitare i rischi di un’eccessiva consanguineità, senza però ricorrere a frequenti incroci con altre razze, come spesso accade in popolazioni di cani più diversificate geneticamente.
Studi genetici recenti mostrano che, nonostante la variabilità nel fenotipo, il pastore olandese conserva una coerenza genetica interna alla razza, con una differenziazione chiara rispetto ad altre razze pastore, come il pastore tedesco o il belga. Questo dimostra che l’apparente variabilità è più legata alla loro selezione per le performance (e quindi alla loro versatilità) piuttosto che a una reale eterogeneità genetica.

E anche sulla scarsa omogeneità abbiamo detto la nostra… e voi avete altri dubbi su false credenze che riguardano questa meravigliosa razza?
Fatemi sapere! siamo qui per ascoltarli e discuterli insieme.
