
I cuccioli ormai non sono più cuccioli. Sono parte integrante delle loro nuove famiglie e hanno trovato la loro strada. Uno di loro, Tom Joad, è già giovane campione italiano di bellezza. Gli altri hanno partecipato con successo ad expo e si impegnano nello sport e nel volontariato.
E’ tempo quindi di fare bilanci. Allevarli è stata un’avventura entusiasmante ma, nello stesso tempo, mi sono trovata a combattere pregiudizi che non mi aspettavo di incontrare.
Il primo. Gli allevamenti amatoriali non sono affidabili, se devi prendere un cucciolo prendilo da un professionista. Bene, non è vero. O meglio non è sempre vero. Il professionista deve anche guadagnare sui cuccioli, a volte quindi tende a risparmiare tempo, energie, denaro. Quindi non in tutti casi i cuccioli che vengono da un allevamento professionale sono abbastanza socializzati, abbastanza seguiti, abbastanza curati. La vera differenza non la fa la professionalità o l’amatorialità, ma la preparazione di chi alleva. E questa è facile da valutare: bisogna fare domande per comprendere quanto chi ha allevato la cucciolata sa della salute, delle caratteristiche, della genetica della razza. Fare domande e pretendere risposte. Questo fa la differenza
Il secondo. Se vuoi un cane da lavoro prenditi un malinois, un border collie, un grigione… E’ incredibile quanta forza abbiano le mode. Tutti i cinofili che vogliono fare soccorso ora vogliono adottare un malinois. Tutti quelli che vogliono fare obedience vogliono il border…. e se si partecipa a qualche seminario con un cane di una razza un pò diversa (tipo il pastore olandese) gli scettici abbondano: dove pensi di andare con quel cane? In un paio d’ore gli esperti di turno hanno già analizzato, valutato, compreso le caratteristiche di quel cane (magari cucciolone) con il quale non andrai da nessuna parte. “Ti dirò… a me quel cane.. boh!” . Spesso capita di sentire commenti così o occhi alzati al cielo. Perchè? perchè sono cani diversi da quelli che solitamente capita di incontrare sui campi d’allenamento e quindi, per definizione, non andranno molto lontano…
Il terzo. Il pastore olandese a pelo lungo non è un cane da lavoro ma da esposizione. Questo è il pregiudizio più ricorrente e per questo peggiore di tutti. Persone che non hanno mai sentito parlare di pastori olandesi e relative linee di sangue, ripetono a pappagallo quello che hanno orecchiato qua e là. E’ vero, in media, i pastori olandesi a pelo lungo hanno un temperamento più tranquillo di un pastore olandese a pelo corto. Si tratta di una media però. Questo vuol dire che se il cucciolo a pelo lungo ha alle spalle genitori e antenati, magari a pelo corto, che hanno avuto ottimi risultati nello sport, ci sono buone probabilità che anche lui possa raggiungere i medesimi risultati. Probabilità, non certezza. La genetica ha un peso, ma relativo. Accanto alla genetica dobbiamo tenere in considerazione le caratteristiche individuali, l’ambiente in cui è cresciuto, gli insegnamenti che gli sono stati dati e il rapporto che ha con il suo bipede di riferimento. Se un cane non ha successo nello sport è troppo comodo pensare che dipenda dalla sua genetica. E magari cambiare cane per vedere se quei risultati arrivano 😱😱😱 Che il pelo sia lungo o corto il pastore olandese è un cane da lavoro. E sto.
Il quarto. Il pastore olandese è una razza poco stabile e poco omogenea. Non ci credete? Eppure è vero. Me lo sono sentito ripetere più volte e sinceramente non capisco da dove venga fuori quest’idea strana. Anzi io penso che ci sia pure troppa omogeneità nelle caratteristiche fisiche dei pastori olandesi a pelo lungo, possibile risultato di un pool genetico troppo ristretto. Semmai quindi il problema è la troppa omogeneità, non il contrario. Poi per smentire questo pregiudizio basta dare un’occhiata alle cucciolate di pastore olandese a pelo lungo degli ultimi anni: sono super omogenei e… tutti bellissimi ma ovviamente io sono di parte
E poi ci sono le domande scontate e ripetitive. Che differenza c’è tra un malinois e un olandese? E la risposta è sempre un pò ovvia. Sono cugini, si somigliano. Ma poi ciascun cane è un individuo con le sue caratteristiche. Certo se dovessi generalizzare, potrei confermare quello che ho sempre pensato. Il Malinois farebbe qualsiasi cosa per compiacere il suo bipede. L’olandese no. Da bravo cane conduttore che ha mantenuto tutti i suoi istinti, l’olandese vuole decidere cosa ha senso fare. Ha autonomia decisionale, prima di fare quello che gli chiedi, si chiede “è coerente con la mia filosofia di vita? appaga le mie esigenze?”. E non sempre la risposta è positiva. Deve avere una relazione e una fiducia illimitata nel suo bipede per agire senza farsi domande. Soprattutto i maschi, per i quali il desiderio di compiacere è, quasi sempre, bilanciato da una buona dose di competitività. E questo è anche il motivo per cui hanno più successo se il conduttore è una donna, con la quale raramente si mettono in conflitto…
E infine la domanda che faccio a me stessa. Proseguirai questa avventura? La risposta non può che essere positiva. Tutti i cuccioli sono bellissimi, hanno tutti un carattere fantastico e quasi tutti hanno trovato una famiglia che li adora. Quasi tutti. Perchè Tramps è rimasto con noi e noi lo adoriamo, ovviamente, ma non posso immaginare di tenere uno/due cuccioli per cucciolata.
Mi dico e ripeto che è stata un’eccezione. Che Tramps lo abbiamo amato da subito e non abbiamo avuto il coraggio di metterlo in un aereo per fargli fare traversate oceaniche e raggiungere chi lo aveva richiesto. Che l’alternativa di lasciar andare via la mia adorata Trouble non era neanche immaginabile, visti i progetti di continuare l’allevamento. La realtà è che se voglio continuare devo darmi delle regole sui cuccioli. E da subito decidere inderogabilmente se e quanti cuccioli tenere. Ecco devo metabolizzare quest’obbligo… però… che ve lo dico a fare? I miei quattro olandesi sono una vera gioia e, se tornassi indietro, rifarei esattamente le stesse scelte!!!

