Tὸ εὔδαιμον τὸ ἐλεύθερον, τὸ δ‘ ἐλεύθερον τὸ εὔψυχον
Il segreto della felicità è la libertà, il segreto della libertà è il coraggio
(Tucidide)

Lo ammetto sono di parte. Le pecore sono cento è vero, ma non c’è solo un pastore olandese. Tra conduttori e guardiani, i cani sono di più. Il gregge di Noemi Podestà, la nostra amica addestratrice cinofila sez. 2 (addestratori per conduzione da bestiame) esperta di sheepdog, è gestito da 6 cani: 3 pastori belga Groenendael, 1 pastore olandese a pelo corto, 1 pastore dell’Asia Centrale e 1 border collie.
Noemi ci accompagnerà allo scoperta delle potenzialità del pastore olandese nello sheepdog. Ma cos’è lo sheepdog? Secondo l’ENCI lo sheep dog consiste in “prove di lavoro su ovini per cani delle razze da pastore conduttori … organizzate allo scopo di verificare le qualità naturali del cane a seconda della razza di appartenenza nonché la sua attitudine ad apprendere l’addestramento specifico. Le prove hanno lo scopo di individuare e di far conoscere, ai fini del miglioramento selettivo e dell’allevamento, i soggetti più idonei al lavoro (cfr. Regolamento ENCI sulle prove da lavoro su ovini).
Nulla di nuovo sotto al sole, insomma. Sembrerebbe la solita prova di lavoro per selezionare i soggetti migliori per gli obiettivi cinotecnici tradizionali. Ma in realtà non è così. Lo sheepdog è qualcosa di più: è uno stile di vita… e lo capiamo subito dalle parole di Noemi.
Come mai hai scelto di dedicarti allo sheepdog e diventare addestratrice di cani da bestiame?
Tutto è nato dalla follia di Aron, il mio primo cane, forse anche un pò dalla mia di follia… Ma cominciamo dal principio. Qualche anno fa con la mia famiglia abbiamo deciso di trasferirci in campagna e di ristrutturare una cascina. Per sentirci più sicuri in quel nuovo contesto, abbiamo deciso di adottare un cane e abbiamo selezionato come nostra razza ideale il pastore belga Groenendael. Detto, fatto. Trovata una cucciolata, ci siamo portati a casa un cucciolone di 6 mesi, che si è subito rivelato uno di quei cani difficili e sfidanti che, come tante volte succede, ti impongono un cambio di rotta e, a volte, di vita. Dopo varie esperienze fallimentari con sedicenti esperti cinofili, ho incontrato un addestratore e figurante di esperienza, che ha il campo vicino casa mia. Da lì ho incominciato a frequentare il mondo della cinofilia, il mio cane è migliorato molto ma soprattutto è iniziata così la mia passione. Ho scoperto lo sheepdog, una disciplina in cui le caratteristiche del mio cane (alta indocilità, diffidenza, forti timori) potevano trasformarsi da debolezze in talenti. Nel mese di maggio le prime lezioni – durante le quali ho capito che il mio Aron era nato per il tondino – nel mese di giugno abbiamo affrontato e superato con successo il test attitudinale, nel mese di ottobre avevo già 10 pecore e nel giro di due anni (tra corso addestratori, stage vari e tirocini) sono diventata istruttrice di sheep dog…

E poi? cosa è successo?
Poi la passione per questa disciplina mi ha portato a gareggiare con il mio primo Belga. Insieme abbiamo vinto tre CAC (Certificato di Attitudine al Campionato), poi ho preso un secondo pastore belga Groenendael che ho portato a gareggiare nel livello più avanzato (classe 3 – esperti). Con una femmina di Groenendael, non mia, ci siamo classificate al primo posto della Belgian Sheperd’s Herding Cup, competizione molto importante a livello europeo per la razza. Mi sono presa delle belle soddisfazioni sportive, insomma.

Quindi siamo a 2 Groenendael. E gli altri? quando sono arrivati?
Tre anni fa è arrivato un pastore olandese, che è stato il primo olandese italiano ad aver superato l’Herding Working Test (test di lavoro in stile Traditional; aperto ai cani da pastore conduttori, che hanno superato il test di attitudini naturali alla conduzione del bestiame) ed attualmente gareggia in classe 2 (intermedia). Poi sono arrivati un pastore dell’Asia Centrale, un altro Groenendael e un border collie, che ora ha 8 mesi. I miei cinque maschi conduttori vivono tutti in casa con me, il branco è molto equilibrato e non ho problemi di gestione, nonostante tre di loro siano interi. Forse perché sono sempre insieme a me, per ovvi motivi quando lavoro con i cani dei clienti sono chiusi nei box, ma per il resto facciamo vita in comune. Anche perchè io ho bisogno di loro per gestire le mie 100 pecore. Lo sheep dog è una disciplina un pò diversa dalle altre, è più simile a un lavoro che a uno sport: io e i miei cani dobbiamo necessariamente prenderci cura del nostro gregge. L’Asia Centrale ha un compito diverso rispetto ai conduttori: vive fuori, di giorno dorme e di notte fa la guardia.

Lo sheepdog sembra più un mestiere che uno sport. Infatti non è diffusissimo anche se ora sta raggiungendo una certa notorietà. Dicci come funziona a livello sportivo.
Le prove sono suddivise in un test attitudinale iniziale, poi un test di lavoro per aver accesso alle gare e poi le tre classi: principianti, intermedi, esperti con difficoltà sempre crescenti. Nei cani da conduzione, dove rientrano tutti i cani da pastore ad eccezione del border collie, la cosa fondamentale è dimostrare che il cane sappia condurre, poi vengono inserite varie difficoltà che si ispirano alle attività che vengono svolte in ambito pastorale: chiusura dei cancelli, protezione delle aree coltivate, simulazione di stop per attraversamento di strada trafficata, simulazione di passaggi stretti, protezione del gregge dalle automobili, restrizione all’accesso alle fonti di cibo. Visto il tipo di prove nello sheepdog può riuscire bene anche un cane con un certo grado di indocilità, perchè il cane indocile è spesso indipendente e in grado di lavorare bene anche se lontano dal conduttore. Importante è che abbia una buona tempra, non troppo dura perchè questa caratteristica potrebbe rendere difficile l’intervento del conduttore per controllare comportamenti di predazione sulle pecore. Una certa sensibilità aiuta, anche se un’eccessiva nevrilità rende più complicato l’autocontrollo e la gestione degli istinti. Insomma un buon cane da sheepdog è un cocktail equilibrato di forza, nervi e cervello.
Perchè hai scelto un pastore olandese per fare sheepdog?
Qualche anno fa in una gara in Svizzera vidi gareggiare in classe 3 un allevatore di olandesi e rimasi folgorata dal modo di condurre le pecore che aveva il suo pastore olandese. Certo, si trattava di un binomio speciale: eccezionali le capacità del conduttore, uno dei migliori handler in Europa, e, probabilmente, anche le qualità individuali di quel particolare cane. In ogni caso mi impressionò soprattutto la presenza del cane sul bestiame, la sua capacità di lavorare anche da lontano. Sembrava che il cane non ci fosse proprio, in realtà la sua presenza era tangibile per le pecore, che facevano esattamente tutto quello che dovevano fare. Da lì ho cominciato a coltivare l’idea di prendere un pastore olandese. Poi è venuta al mio campo un’amica con un olandese a pelo corto, che in realtà faceva mondioring, e l’abbiamo provato sulle pecore. Mi ha colpito subito la lucidità e la solidità del cane, la sua capacità di adattarsi con rapidità al nuovo compito che gli stavo affidando e, soprattutto, il suo desiderio di collaborare con me. A quel punto i giochi erano fatti: quel cane ha avuto una cucciolata e così io ho preso Pietro, il mio olandese.

Quali sono le differenze, se ne vedi, tra il pastore olandese ed altre razze di cani conduttori?
Rispetto ai Groenendael, con cui ho cominciato, ho notato nel pastore olandese una maggiore solidità. Non vuol dire che necessariamente siano cani migliori ma che sono diversi. A me piace molto la nevrilità del Groenendael, il movimento che hanno quando lavorano. Il pastore olandese si muove in modo diverso perchè ha caratteristiche di lavoro diverse. Sono cani molto utilizzati nella gestione dei confini, nel contenimento delle pecore in corridoi o in campi ben delimitati. Si tratta della stessa tipologia di lavoro che viene generalmente affidato al pastore tedesco o al Beauceron. Il pastore belga è invece ipercinetico e tende a muoversi in modo rotatorio; tendenzialmente l’olandese segue linee più dritte, da qui la predisposizione a segnare i confini entro i quali le pecore possono muoversi. Prendendo un pastore olandese ho voluto ampliare la mia visione di come lavorano diverse razze nello sheepdog. La solidità, la tenacia, la forza e la caparbietà che ho scoperto in questa razza mi hanno veramente affascinato.
Quali qualità del pastore olandese sono valorizzate dal lavoro con le pecore?
Oltre alle caratteristiche di cui ti ho già parlato, sono altrettanto affascinata dalle potenzialità di morso che hanno gli olandesi. Sappiamo che a loro piace molto mordere e che sanno anche farlo molto bene, quindi con le pecore potrebbero usare la bocca in modo sconsiderato. In realtà, attraverso il lavoro e l’esperienza, imparano a riflettere e ad usare con competenza la bocca, solo dove si renda necessario e dosando la misura richiesta. Per usare la bocca intendo la spinta a bocca aperta sulla pecora, nei punti in cui è necessario passino anche superando ostacoli. E’ un compito molto complesso per il pastore olandese che è un cane più da confini e, in genere, si trova meglio a lavorare sulla distanza. Nella mia esperienza attraverso lo sheepdog si potenzia l’autocontrollo e la capacità di riflettere anche in presenza di stimoli e di movimento, cosa non sempre facilissima per un olandese e sulla quale è importante lavorare!

Progetti per il futuro?
Progredire nello sheepdog con i miei cani e contribuire a diffondere questo sport anche tra i pastori olandesi. Con il club di razza stiamo cercando una prova di sheepdog proprio per i pastori olandesi. Stay tuned!
Grazie Noemi e a presto! verremo sicuramente anche noi a sperimentarci in questo affascinante sport. Tieni pronte le pecore…magari vestile con la tuta da figurante, così stiamo tutti più sicuri 🙂

Un pensiero riguardo “100 pecore e un pastore olandese: parliamo di sheepdog con Noemi Podestà”