Hyper-arousal e reattività: si può intervenire?

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Eraclito
Cane reattivo “gestito”, vi sembra felice?

Odio le etichette, sono limitanti. E funzionano molto spesso come profezie autoavverantisi. Ad esempio, io posso essere definita come una persona emotiva. Ma l’emotività non definisce la mia intera individualità. Quindi sono emotiva, ma questo non mi impedisce di difendere con forza le mie idee in qualsiasi contesto sia chiamata a farlo, perchè oltre ad essere emotiva sono testarda e coraggiosa. L’essere emotiva non esaurisce le mie caratteristiche e non mi limita quindi nell’espressione della mia personalità. Punto. 😉

Ecco quando mi parlano di cani “sovraeccitati” e “reattivi”, ho la stessa sensazione di un’etichetta che viene appiccicata ad un individuo e limita l’espressione delle sue peculiarità, che sono molte altre oltre a queste.

Nonostante la mia avversione alle etichette, per identificare gli argomenti (e non i cani) che sto approfondendo devo utilizzare questi termini.

Ma facciamo un passo indietro: definiamoli. Chi sono i cani reattivi? sono cani che reagiscono 🙂 … cani che a uno stimolo (vedono passare un altro cane, una persona, un gatto…) agiscono in modo evidente: abbaiando, lanciandoglisi contro, ringhiando… Sono cani che mostrano una forte espressione emozionale a fronte di determinati stimoli.

E cos’è l’hyperarousal? E’ un anomalo livello di attivazione a fronte di uno stimolo che in soggetti medi – attenzione non “normali” – non comporterebbe altrettanta attivazione. Alla base della sovraeccitazione non c’è necessariamente un’emozione negativa: potrebbe essere semplicemente felicità per ciò che sta succedendo. Se però la sovraeccitazione e la sovraeccitabilità si accompagnano a emozioni negative o scarsamente controllabili (frustrazione, paura, sensazione di minaccia, rabbia) abbiamo i cani reattivi. Quelli che possono creare parecchi problemi nella vita quotidiana: abbaiano e minacciano gli altri cani, rincorrono oggetti, persone, animali….

Si tratta quindi di due concetti molto legati: per gestire la reattività di un cane è necessario imparare a gestire i loro livelli di attivazione. Ma da cosa dipendono i livelli di attivazione di una cane? Dalla genetica o dall’ambiente in cui sono stati cresciuti o da entrambe le cose: alla base c’è una predisposizione alla sovraeccitabilità e l’ambiente in cui il cucciolo si sviluppa e cresce può favorire o inibire questa sovraeccitazione.

Come fare per gestire ipereccitazione e reattività? il metodo del “coinvolgimento spontaneo prolungato” è una possibilità interessante. E’ un metodo che combina i tre tradizionali approcci (positivi ovviamente) alla reattività: la desensibilizzazione, il controcondizionamento classico e il condizionamento operante. Consiste semplicemente nell’insegnare al cane un comportamento alternativo a quello che normalmente sarebbe elicitato dallo stimolo che causa l’ipereccitazione e la conseguente reazione spiacevole. La chiave di volta di questa metodologia sta però nell’attenzione ai singoli passaggi concatenantesi e nella lentezza nella costruzione del comportamento alternativo. Tutto il contrario di quei metodi che vorrebbero desensibilizzare il cane immergendolo nello stimolo che provoca la reazione (c.d. flooding) e correggendo o reprimendo i comportamenti che il cane mostra.

In questo metodo il comportamento alternativo viene invece insegnato e poi deve essere spontaneamente offerto dal cane, che non è quindi sotto controllo dell’umano ma deve ragionare per raggiungere l’obiettivo del premio….

Con questo metodo si dovrebbe riuscire ad evitare il fenomeno dello yo-yo: guardo lo stimolo e non reagisco guardo te, prendo il premio, guardo lo stimolo e dovrei riguardare te… il modello yo-yo non funziona soprattutto per quei cani che hanno il comportamento così ingranato nella loro mente che non sarebbero in grado di resistere alla ripetizione dell’esposizione allo stimolo. Ad esempio nel comportamento predatorio: uno sguardo al gatto può essere sopportato ma un secondo sguardo può essere troppo ed innescare la reazione dell’inseguimento che volevamo evitare.

La difficoltà di questo metodo è riuscire a costruirlo tenendo conto delle specifiche caratteristiche del singolo cane, spezzettando la costruzione in piccolissimi passi ma con una progressione costante. Per riuscirci è necessaria una combinazione di qualità umane e canine.

E’ importante che la componente umana del binomio si concentri sull’attività che sta svolgendo con il cane: sia in grado di comprendere quando il comportamento si sta per manifestare in modo da evitare che venga espresso. Per lo stesso motivo anche la capacità di pianificare e la precisione nel seguire il programma sono importanti. Bisogna pianificare in anticipo gli esercizi e pianificare anche cosa fare se si sbaglia.

Ovviamente anche avere una comunicazione chiara, pulita ed essere veloci a premiare i comportamenti che ci piacciono sono qualità utilissime quando si hanno cani reattivi.

Tutto è molto più semplice se poi il binomio si allea nella gestione dell’ipereccitabilità. Come? Bisogna fare attenzione alla soglia della sovraeccitazione: c’è un momento in cui il cane si trova fisiologicamente nell’impossibilità di rispondere alla nostra sollecitazione perchè è troppo coinvolto dalla situazione in cui si trova. Una parte del cervello del nostro cane non è collegata e quindi non può rispondere in modo riflessivo…in quella situazione è inutile insistere: si sposta il cane dalla situazione che lo sovraeccita e si ricomincia.

Attenzione sappiamo bene che è inutile alzare la voce, rimproverare…anzi peggiorerebbe la situazione. E’ un momento in cui il cane è fisicamente impossibilitato ad ascoltarci. Inutile aggiungere stress a stress, frustrazione a frustrazione!!!

Per imparare a gestire l’ipereccitazione dei nostri cani e a fare in modo che la stessa tendenza all’ipereccitabilità con il tempo si modifichi sono – come sempre – fondamentali i consigli di Tom e Lauren di AbsoluteDogs. In particolare, dobbiamo tener presente che ciascun cane ha la sua soglia di tolleranza all’eccitazione e noi dobbiamo essere in grado di capire qual è questa soglia e tenerla sempre in considerazione nelle nostre interazioni con i cani. In più proprio per facilitare la progressione verso livelli di eccitabilità/eccitazione più bassi sono fondamentali le strategie che inducono i nostri compagni quadrupedi (e non solo) a stare e rimanere in situazioni di calma.

Con il tempo la calma diviene una situazione di default: diventiamo quello che pratichiamo, lo diceva qualche anno fa un filosofo greco piuttosto famoso…. chissà se pensava anche ai cani!

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