Lo so. Avevo promesso di scrivere prima, anzi di scrivere ogni giorno su quello che succede nell’AbsoluteDogs challenge di cui avevo scritto qualche giorno fa (qui). Ma la vita, come spesso succede, si mette di mezzo…. e tra lavoro, famiglia, cani, studio, allenamenti, di tempo ne ho avuto molto poco e quindi scrivo adesso. Meglio tardi che mai no? E comunque il lato positivo del mio ritardo – perchè un lato positivo c’è sempre basta saperlo trovare, come insegnano i miei super ottimisti mentori Tom e Lauren – è che in un solo articolo riassumerò tre giorni della sfida e proverò ad arricchirlo con qualche scheda esplicativa… 🙂
Primo argomento: la rivoluzione del concept training
Il metodo di AbsoluteDogs viene presentato come una vera e propria rivoluzione nel panorama dell’educazione del cane, perchè lavora non sui singoli comportamenti ma sul cane come essere complesso, dotato di mente e sentimenti, e, quindi, su ciò che è alla radice dei comportamenti (cervello, emozioni, stimoli fisici). Nel mondo dell’educazione canina si possono individuare due fondamentali correnti di pensiero: 1) chi educa il cane con metodi tradizionali (utilizzando anche le punizioni); 2) chi educa il cane utilizzando esclusivamente strumenti positivi (gioco, premi) ed evitando per quanto possibile le punizioni. In entrambi i casi il metodo educativo non raggiunge i risultati sperati nella vita reale e, per il primo caso, si rischia anche di rovinare la relazione tra il cane e il suo umano o, peggio, di chiudere il cane e privarlo della gioia di interagire con il mondo.
Questo perchè succede? fondamentalmente perchè entrambi i metodi, il secondo sicuramente con molti meno rischi del primo, cercano di educare il cane mettendolo nella situazione in cui si manifesta il problema che si intende risolvere. Nel metodo proposto da AbsoluteDogs (concept training), invece, non si vuole lavorare sui comportamenti ma sulla mente del cane, che è l’origine dei comportamenti.

Il lavoro sulla mente del cane viene svolto non nel momento in cui il comportamento si manifesta ma in preparazione di quel momento: se quindi intendo lavorare sul fatto che il cane tira al guinzaglio, nè lo premio quando sta vicino a me nè lo punisco quando mi tira, cerco invece di creare le condizioni (attenzione su di me, valore della vicinanza) affinchè il mio cane quando usciamo in passeggiata abbia voglia di stare con me!

Secondo argomento: incominciamo subito a giocare!
E per passare dalle parole ai fatti, i miei concept trainer preferiti mostrano subito il primo gioco, semplicissimo e divertente, per mostrare ai nostri amici a quattrozampe quanto sia divertente e gratificante prestarci attenzione: il gioco dell’orientarsi su di noi. Ci sono tante cose che possono attivare l’attenzione del nostro cane, che può fissarsi su qualche altra cosa mentre siamo in giro, noi vorremmo invece si orienti su di noi e presti attenzione al fatto di essere insieme nel mondo. Rivolgersi a noi, come se fossimo le bussole che orientano il nostro cammino insieme, è il primo passo fondamentale per poter fare a meno del guinzaglio ma anche per poter camminare serenamente al giunzaglio: mantenere un’attenzione costante (ma non fissa d’altra parte per conoscere la mia direzione non devo guardare costantemente la bussola… correrei il rischio di inciampare e non mi godrei il percorso) nei nostri confronti. E’ sufficiente il contatto visivo intermittente, lo sguardo rivolto verso di me se vede qualcosa di interessante/preoccupante/ sorprendente e a volte anche soltanto la consapevolezza che ci siamo anche noi. Questo obiettivo si ottiene giocando, senza fare alcuna pressione al cane!
Andiamo al sodo: come si inizia . Appoggio del cibo a terra (prima mi accerto che il mio cane ne sia interessato). Basta anche un piccolo pezzetto di cibo. Se lo si trova più facile, si può anche usare la ciotola. Il cane guarderà il cibo e andrà a mangiarlo. Si può anche provare a rendere il cibo più visibile e attraente muovendolo un po’ ma solo se necessario. Si può usare una piccola porzione della razione quotidiana del nostro cane, in qualsiasi cosa consista perchè anche molte diete casalinghe o BARF possono essere date in questo modo purchè siano suddivisibili in piccoli pezzi (non un’ala di pollo per esempio, non adrebbe bene). Dopo aver mangiato il cibo il cane ci guarderà per ricominciare il gioco o per vedere cosa succede dopo. I cani sono bravissimi a capire che sta succedendo qualcosa di interessante e noi dobbiamo essere altrettanto bravi a intercettare quel momento di attesa e comprensione. Quindi teniamoci pronti a marcare quel momento in cui il cane finisce di mangiare e ci guarda. E’ quello il momento da rendere specialissimo!
Il “marcare” può consistere in un segnale verbale (SI, BRAVO, DAJE per chi è romano come me 🙂 ) ma si può usare anche il clicker (sapndolo usare e non è facilissimo), dipende dalle preferenze personali di ciascuno. Dobbiamo marcare e ricompensare con altro cibo il cane per questo sguardo e poi andare avanti così per una decina di ripetizione.
Sono fondamentali per il successo del gioco: a) cogliere e celebrare il momento di comprensione reciproca; b) non sollecitare mai il cane a sollevare lo sguardo verso di noi: anche lui deve sperimentare la spontaneità del rivolgersi a noi e di come questa sia premiata.
La parola fondamentale è “la scelta” : il cane sceglie di guardarci e questa scelta (cognitiva, emozionale) viene ricompensata. Più viene ricompensata più è probabile che si ripresenti nelle nostre interazioni successive… e questo è il primo fondamentale passo verso la concertazione delle nostre azioni e l’allineamento delle nostre volontà ed emozioni, il primo passo verso un binomio a sei zampe che si diverte insieme!!!!
Alla prossima puntata!
