Quattro chiacchiere con un educatore di lungo corso…

E’ un pò di tempo che desideravo aprire questo mio blog ai contributi di discussione di cinofili e cinotecnici, che dedicano tempo e passione a studiare i cani, oltre a vivere e a lavorare con loro. Non è certo difficile in questo periodo trovare chi abbia voglia di parlare di cani e soprattutto di come si educhino, alimentino, addestrino, crescano…etc. etc…. i cani. Il difficile è trovare qualcuno che, oltre a sapere di cani, abbia voglia di approfondire, continuare a studiare e, perchè no, anche di mettere in discussione le proprie competenze e il proprio modo di lavorare con i cani per poter continuare a crescere.
Eliminando tutti quelli che iniziano la loro autopresentazione con un “addestro/educo/lavoro con i cani da una vita e so come si fa”, le mie conversazioni iniziano con un educatore cinofilo di Roma, che si è formato con una delle scuole che insegnano “l’approccio cognitivo” ed ha proseguito nel tempo la sua formazione soprattutto nel soccorso cinofilo. E, last but non least, ha i requisiti di cui sopra: voglia di approfondire, studiare e mettersi in discussione… 🙂
La nostra prima chiacchierata/confronto è stata molto cinofilosofica ma nello stesso tempo molto concreta. Condividiamo fondamentalmente le stesse preoccupazioni su come il cane viene vissuto nella società contemporanea e sull’importantissimo ruolo che gli educatori/addestratori/istruttori cinofili sono chiamati a svolgere. E la prima considerazione riguarda proprio il riconoscimento di questa figura professionale, tutto sommato nuova, ma che sta acquisendo così tanta importanza: l’educatore/addestratore/istruttore. Anche il fatto che non sappiamo bene come chiamarlo testimonia la confusione che c’è, in Italia, in questo settore.
Tutti sappiamo che se abbiamo dolore a un dente, alla pancia o litighiamo con il vicino per questioni di confini dobbiamo rivolgersi a professionisti: dentista, medico, avvocato. E come facciamo a sapere se queste persone ci potranno aiutare? facile sono iscritte a ordini professionali che condizionano l’iscrizione al superamento di esami di abilitazione molto seri (e al pagamento di tasse d’iscrizione altrettanto serie :)) Sono ordini tutelati dalla legge, anche penale, che in caso di falsa dichiarazione di appartenenza alla professione irroga sanzioni rilevanti.
Ecco tutto questo non succede per chi si occupa di cani. E’ sufficiente fare un corso articolato in 100 ore di teoria, 50 ore di pratica e superare un esame teorico-pratico per potersi buttare nella mischia e, soprattutto, per entrare nella vita delle persone. E chi offre questi corsi sono forse scuole specializzate nella formazione?no, sono centri cinofili, associazioni sportive dilettantistiche, centri sportivi etc. etc che trovano persone variamente qualificate, magari che hanno fatto un corso di educatore l’anno prima, e affidano loro il compito di formare nuovi corsisti. Un minimo controllo c’è solo per le scuole che offrono corsi riconosciuti dall’ENCI; in questo caso chi propone i corsi deve rispettare un disciplinare e i docenti devono essere approvati sempre dall’ENCI (che comunque è di manica assai larga). Per chi è curioso il disciplinare lo trova qui.
Ma quindi queste persone formate con un paio di mesi di corso (150 ore articolati in 5 ore al giorno, esclusi sabato, domenica e festività si risolvono in meno di due mesi) sono in grado di aiutare le famiglie e i proprietari nella gestione del cane? Secondo noi, il mio collega educatore ed io, assolutamente no! E non perchè i corsi ENCI insegnino ad addestrare il cane solo per lo sport (ancora più complicato che educare il cane, sempre che si vogliano raggiungere livelli dignitosi) e non ad agevolare l’inserimento del cane nella vita delle famiglie (compito da affidare agli educatori che e-ducano le giuste competenze nel cane… boh… questa frase appartiene alla mitologia dell’educazione canina).
Per aiutare il cane ad inserirsi agevolmente nel nostro complicato mondo sono necessarie persone che sappiano ben destreggiarsi con l’etologia del cane, con la psicologia umana e siano in possesso di skills comunicative verso il binomio nel suo complesso. E in più abbiano anche quel minimo di capacità meccaniche, autoconsapevolezza e tempismo, indispensabili per interagire efficacemente con i cani. Facile no?
E qui torniamo alle considerazioni del mio amico educatore: può essere affidato a una persona che si è formata con un corso di questo tipo e che in buona fede pensa di poter “lavorare i cani”, il compito di indirizzare la crescita e poi anche la vita di un cane? ci rendiamo conto dell’impatto che può avere una parola sbagliata, un’etichetta appiccicata a un cane in modo approssimativo (aggressivo, timido, insicuro, diffidente… dominante…) nella vita futura di quel cane e della famiglia in cui è inserito? Le famiglie guardano agli educatori come se fossero professionisti veri 🙂 e quindi la loro parola diventa verbo e viene trasmessa agli amici del parchetto e contribuisce a creare la cultura cinofila dei tuttologi che si incontrano continuamente.
Eh sì, perchè gli educatori hanno anche questa reponsabilità: diffondere cultura cinofila. Ma se la cultura cinofila che hanno è quella appresa nelle 150 ore di corso e magari è fatta di concetti superati da anni (dominanza, soggetto alfa, dobbiamo fargli capire chi comanda etc etc.) non faranno altro che contribuire a ridurre ancora di più il quoziente di competenza cinofila del nostro mondo contemporaneo. E apriranno la strada ai vari guru della cinofilia d’assalto, che promettono di risolvere i problemi dei cani in poche sessioni e con gli strumenti giusti. D’altra parte la famiglia le aveva provate tutte: si era rivolta all’educatore (quello delle 150 ore) con i bocconcini e non aveva risolto niente… quindi andiamo dal canaro che con collare a strozzo, strattonate e punizioni…. per quelle non ci vuole una gran scienza, no? forse non serve neanche un educatore, basta ricordarsi di come trattavano ed educavano i bambini in passato.
E, infine, pensando ai casi meno diffusi ma emotivamente pesanti, ci rendiamo conto dell’impatto psicologico che può avere un educatore sulla famiglia che assiste? il cane è ormai parte delle dinamiche familiari, le può rendere più allegre e coese – come fa nella gran parte dei casi – ma talvolta più complesse (il cane è della moglie e morde il marito o viceversa). Intervenire su queste dinamiche senza la necessaria consapevolezza può essere disastroso per la vita della famiglia e, soprattutto, per la vita del cane. Dunque, l’educatore cinofilo dovrebbe saperne anche di psicologia umana e di mediazione familiare.
Diventare dei veri educatori cinofili non è facile. Non può essere solo un corso di formazione a poter abilitare al lavoro con i cani e con le famiglie. E’ un percorso professionale ed umano, che si costruisce con lo studio e con la passione. Non basta l’esperienza e non basta neppure la sola teoria. L’esperienza serve a capire cosa bisogna approfondire e lo studio dà gli strumenti per poter operare in piena coscienza.
E dietro tutto questo ci deve essere una fortissima motivazione: la passione per i cani e il desiderio che possano vivere una vita felice con i propri umani. E sì perchè fare l’educatore non è un mestiere che ci dà da vivere e anche su questo il mio amico educatore ed io siamo super d’accordo…
Grazie G e alla prossima chiacchierata!
