Nel precedente articolo ho parlato del come e del perchè costruire un richiamo efficace per i nostri amici (se non lo avete letto cliccate qui) quindi sappiamo già cosa dobbiamo fare per ottenere che il nostro cane torni da noi ogni volta che desideriamo. Ora affrontiamo il tema del cosa NON dobbiamo fare per evitare di rovinare il nostro richiamo così faticosamente costruito. Ecco l’elenco del NON FARE… e scusate se molti di questi suggerimenti sono banali: è comunque utile il ripasso, a volte sono comportamenti che teniamo in modo inconsapevole e dobbiamo essere attenti ad evitarli!
- Mai punire o rimproverare il cane quando finalmente torna da noi anche se dopo secondi, minuti, ore di nostra insistenza. Lo so siamo morti di paura perchè il nostro cucciolo è sparito per venti minuti per inseguire qualche meraviglioso odore e noi abbiamo immaginato di tutto: rubato, investito, mangiato da un cinghiale, precipitato da un dirupo. E a vederlo tornare felice e scodinzolante come se nulla fosse, la tentazione di rimproverarlo e di sfogare su di lui il terrore puro che abbiamo provato è fortissima. Ma no! dobbiamo resistere, dobbiamo accoglierlo come un figliol prodigo con feste, cibo, i giochi preferiti… e ingoiare il nostro nervosismo. D’altra parte proviamo ad immedesimarci in lui: è tornato da noi nonostante le meraviglie che lo circondano e che lo porterebbero lontano, se venisse anche rimproverato cosa penserebbe di noi e soprattutto cosa farebbe la prossima volta?
- Non usare troppo spesso il segnale che utilizziamo per richiamare il cane. Quando ho iniziato a sperimentare diverse forme di richiamo per l’entusiasmo della novità e per testare quanto avessero imparato, durante le passeggiate li richiamavo molto spesso. Sbagliatissimo. Non importa quanto intensamente ricompensassi la risposta al mio richiamo, dopo la quinta volta che li distolgo dal fare qualcosa di molto interessante per chiedere che tornino da me, diventa molto elevato il rischio che il rinforzo che posso offrirgli non sia sufficiente e che decidano di ignorarmi perchè è più interessante quello che già stanno facendo. Quindi sperimentiamo sì il nostro richiamo ma non troppo… con il tempo troveremo il giusto equilibrio. Se proprio non resistiamo a lasciare che si allontanino senza richiamarli, proviamo una strategia alternativa: incoraggiamo il fatto che ogni tanto vengano spontaneamente a controllare quello che stiamo facendo noi. Ogni volta che si girano a guardarci o tornano verso di noi, segnaliamoli che stanno facendo qualcosa di positivo con un bravo, un pezzetto di cibo o una coccola. Senza esagerare anche qui, non vogliamo certo un cane che anche durante la passeggiata ci sta sempre appiccicato alla gamba…
- Non usare il richiamo solo alla fine della passeggiata per mettere il guinzaglio e tornare a casa. E’ ovvio che se il cane associa il richiamo alla fine del divertimento e all’essere legato al guinizaglio e tornare a casa sarà via via meno “entusiasta” del tornare da noi al richiamo. Quindi alterniamo il richiamo per tornare a casa con il richiamo durante la passeggiata per dargli un fantastico premio. Ovviamente questo discorso vale anche per i richiami che non sono finalizzati al rientro a casa ma che comunque distolgono sempre il nostro cane dal fare qualcosa che per loro è divertente: giocare con un altro cane, inseguire un gatto, rotolarsi in qualcosa di meravigliosamente puzzolente…
- Non usare la stessa ricompensa ogni volta. Il mio Nero adora i wurstel e ne mangerebbe fino a sentirsi male, però, se sta inseguendo un capriolo e io lo chiamo, non tornerà se sa già che tutto quello che posso offrirgli è un wurstel. Lo so l’esempio del capriolo è un pò forte. Non sono certa che tornerebbe anche se avessi una bistecca sanguinolenta in mano, ma se ce l’avessi e lui sapesse che qualche volta capita di rimediare un bel boccone di carne, due conti in queste situazioni se li fa: torno e mi mangio la carne o inseguo il capriolo e molto probabilmente resto a bocca asciutta? e sto facendo l’esempio del cibo perchè il mio Nero è un cane molto foody come direbbero gli inglesi in modo molto dignitoso (da noi si dice: gli piace magnà 🙂 . A Luna piace giocare, quindi il suo massimo rinforzo è un bel tug in tela. Quindi nelle passeggiate li richiamo e cambio spesso il rinforzo: un lancio di pallina, un pezzetto di wurstel, un tug vecchio da distruggere e perchè no anche una bella sessione di inseguimento alla lucertola: qualsiasi cosa gli piaccia fare con me!
- Non essere avari con le ricompense. Spesso sento di persone che sono molto restie a premiare il cane quando fa qualcosa che ci fa piacere. Non voglio qui aprire un discorso complicato sui diversi tipi di premio e della loro efficacia, voglio solo fare un parallelo: voi andreste a lavorare se non vi pagassero? Per il cane tornare al richiamo non è piacevole: se ne sta in giro inseguendo odori interessantissimi e godendo della sua libertà. Quindi se torna non è il caso di premiarlo e di premiarlo molto? E’ anche una questione di equità 🙂 e in più è utilitaristico: la prossima volta tornerà ancora più volentieri sapendo che otterrà qualcosa di positivo.
- Pretendere troppo dal nostro cane durante le fasi iniziali dell’addestramento al richiamo. E’ fondamentale procedere a piccoli passi. Pretendere che il nostro cane magari segugio, liberato in un contesto di bosco abitato da selvaggina, ritorni immediatamente appena richiamato è semplicemente troppo. Il risultato è tanta frustrazione per noi e per il nostro cane, che sicuramente sarà consapevole della nostra insoddisfazione. Quindi incominciamo a sperimentare il richiamo in contesti semplici, il nostro giardino ad esempio o anche il nostro appartamento: lo richiamiamo da una stanza all’altra e appena arriva gli diamo un premio in cibo, lo coccoliamo o giochiamo con lui. Poco alla volta accresciamo la difficoltà e …il successo è dietro l’angolo!
- Richiamare il cane subito dopo averlo liberato in un posto nuovo. Se siamo appena usciti o siamo arrivati in un bel prato dove possiamo liberare il nostro cane, cerchiamo di resistere alla tentazione di sperimentare il richiamo appena lo abbiamo liberato. Diamogli il tempo di capire dove si trova, di esplorare con l’olfatto i dintorni e, soltanto dopo avergli consentito tutto ciò, proviamo a sperimentare il richiamo. Senza fretta!
- Ripetere il richiamo più volte. Se dopo la prima volta che abbiamo provato a richiamarlo non torna, non continuiamo a ripetere il segnale pensando che non abbia sentito. Il nostro cane ci sente benissimo, sente anche un sussurro, un sospiro. Conduttori abilissimi di cani si fanno obbedire sussurrando in modo quasi impercettibile per il nostro orecchio ed è sufficiente perchè il cane senta e si comporti di conseguenza. Il rischio della ripetizione è che il nostro richiamo si trasformi in un rumore di fondo a cui il cane diviene progressivamente sempre più insensibile, indipendentemente dal volume della nostra voce e… dalla nostra disperazione 🙂
