La questione dell’educazione è la differenza tra l’educazione all’obbedienza e l’educazione alla libertà.
(Gherardo Colombo)
Sembra un paradosso: tanto più il nostro cane è in grado di rispondere al nostro richiamo e tanto più potrà godersi la sua libertà insieme a noi.
Una premessa è necessaria. Ricordatevi nel nostro sistema normativo esistono diverse regole (di fonte statale e comunale) che impongono di tenere il cane al giunzaglio all’aperto o comunque nei luoghi aperti al pubblico (parchi, ville etc.) . Il guinzaglio può essere tolto solo nelle aree per cani o in altre zone in cui i regolamenti comunali consentono di lasciare i cani liberi purchè i loro umani siano in grado di controllarli se necessario (alcune zone del Parco della Caffarella a Roma rientrano in questa categoria, ricordatevelo se siete cinofili romani e i vigili provano a multarvi ;). Le conseguenze del mancato rispetto di questo obbligo possono essere molto gravi: sanzioni penali e responsabilità patrimoniali potenzialmente rilevanti.
Tenete presente anche che la Cassazione – dopo varie oscillazioni giurisprudenziali – ha da poco affermato che chi gira per strada senza tenere il proprio cane al guinzaglio e questi si avvicina ad un altro cane al giunzaglio che lo aggredisce, risponde di tutti i danni il primo proprietario. Non quello del cane che aggredisce, ma il proprietario del cane privo di guinzaglio e che quindi non ha rispettato l’obbligo di legge. Ed i danni di cui è tenuto a rispondere non sono solo quelli direttamete causati dalla zuffa tra cani ma anche quelli indiretti: ad esempio al proprietario del cane al guinzaglio che cade a terra per la strattonate e si ferisce. Si risponde poi con tutto il proprio patrimonio…. insomma il rischio di dover pagare fior di soldoni per il gusto di tenere il cane senza guinzaglio dove la legge non lo consente sono elevatissimi!
Fatta questa doverosa premessa, immaginiamo di essere in un bellissimo bosco, soltanto noi e il nostro cane, tra profumi inebrianti e canti di uccellini cosa facciamo? ovviamente togliamo il guinzaglio e lasciamo andare il nostro amico. Attenzione però: siamo sicuri che se c’è la necessità il nostro cane torna da noi quando lo chiamiamo? i motivi per cui potremmo essere costretti a rimetterlo al giunzaglio sono moltissimi: un animale selvatico che non deve essere disturbato, un trekker che ha paura dei cani, una famigliola che si gode un ricco pic-nic oppure una strada ad alto scorrimento in un punto non visibile al momento in cui liberiamo il cane…. e potrei andare avanti ancora per molto. Insomma se il cane non sa tornare immediatamente al nostro richiamo non possiamo liberarlo.
Conosco molte persone innamoratissime dei loro amici che o non li liberano mai per paura di perderli per sempre oppure li liberano attrezzandosi di costosissimi apparati per seguirli a distanza, confidando nel fatto che non arrechino danni ad animali o umani, e… pregano che ritornino. In queste situazioni non c’è comunque serenità: del cane nel primo caso, dell’umano nel secondo.
Per questo motivo io credo che insegnare il richiamo sia un modo di restituire al nostro cane un pò di quella libertà che gli abbiamo tolto quando lo abbiamo portato a vivere con noi in questo ambiente umano così lontano da quello naturale. Investire tempo e impegno per educarlo a rispondere sempre e anche a più tipi di richiamo, sonori (il nome, il fischio) o visivi (un battito di mani), è una cosa fondamentale per rendere felici noi e il nostro cane.
Non è complicato, la base indispensabile è la relazione positiva che si è instaurata con il nostro cane e su questa si costruisce un’esperienza di tutti i giorni che comunica al cane la certezza che noi siamo la fonte di esperienze sempre interessantissime, molto di più dello scoiattolo che corre sull’albero o del pic-nic nel bosco. Una volta che il cane ha sviluppato questa convinzione insegnargli tipi diversi di richiamo è veramente un gioco da ragazzi. In questo blog trovate diversi articoli che descrivono giochi (guardate qui ad esempio) pensati proprio per aiutarvi a costruire nel vostro cane l’idea che quando lo chiamate vuol dire che state per fare qualcosa di molto divertente con lui.
E…. lo dico così per dire perchè sono sicura che lo sapete già tutti: se il vostro cane vi fa un pò penare per tornare da voi al richiamo, mai e poi mai e poi mai sgridarlo!!! voi tornereste da una persona che vi chiama e al vostro arrivo vi prende a male parole senza che voi abbiate la più pallida idea del motivo per cui lo fa? ricordiamoci sempre che i nostri cani non parlano la nostra lingua e i rischi di fraintendimento sono elevati. In più proviamo a fare un’analogia: se noi siamo convinti di fare una cosa importantissima ed una persona ci chiama, siamo disposti a rinunciare e ad andare da lei o ci aspettiamo che questa persona capisca la nostra urgenza e la rispetti? torneremmo immediatamente al richiamo soltanto se questa persona ci ha spiegato in passato che se ci chiama c’è sempre un motivo valido e urgente. Stessa cosa vale per i nostri cani: cerchiamo di non rovinare una relazione per un qui pro quo 🙂
Su queste fondamenta di reciproca comprensione è facilissimo insegnare ai nostri cani diverse forme di richiamo che siano adatte alla situazione in cui ci troviamo. Ad esempio, durante le vacanze ho avuto la necessità di insegnare a Nero di venire da me quando sente il suono del fischietto, perchè eravamo in campagna, dove lui si allontana molto e io non ho voglia di sgolarmi per farlo tornare.
In due sessioni ha imparato il significato del fischio e, con un pò di tempo e pazienza, stiamo ora lavorando in tante situazioni diverse per consentirgli di generalizzare (applicare a tutte le situazioni 😉 ) il significato del fischietto.
Ecco il video delle due sessioni. E voi che richiamo avete per il vostro cane?
