Se la crudeltà umana si è tanto esercitata contro l’uomo, è perché troppo spesso si è fatta la la mano sugli animali.
(Marguerite Yourcenar)

Il codice penale italiano contiene una norma che sanziona pesantemente il maltrattamento degli animali. E’ una previsione ampia che ricomprende numerosi comportamenti lesivi della integrità fisica e psicologica dei nostri animali. E’ anche facilmente applicabile: per integrare il reato di maltrattamento non è necessario tenere un comportamento attivo, anche il fatto di non prestare le necessarie cure ai nostri animali può configurare un’ipotesi sanzionabile. Anche le sanzioni sono piuttosto elevate: è prevista la reclusione da 3 a 18 mesi o la multa da 5000 a 30000 euro. Le pene sono aumentate della metà se dal maltrattamento discende la morte dell’animale. Fortunatamente quindi il nostro legislatore è seriamente intenzionato a proteggere gli animali e le forze dell’ordine, i volontari, gli operatori che si occupano del settore hanno potenzialmente gli strumenti per attivare questa tutela.
Allora tutto bene! Non proprio. Le forme che può assumere il maltrattamento dei cani sono subdole e spesso non sono penalmente rilevanti. Alcune non vengono proprio riconosciute come maltrattamenti. L’isolamento sociale è una di queste.
Ho un ricordo vividissimo di quando arrivò il mio primo cane e raccontavo la mia gioia per questa novità ad una mia amica, la quale, con l’acida simpatia che a volte le amiche hanno, mi disse: ma come fai in appartamento? secondo me è una crudeltà tenere così un cane, senza un giardino.
E poi continuò raccontandomi di come invece aveva tenuto per anni i suoi cani in un angolo recintato del giardino, senza farli mai uscire perchè “troppo vivaci” o “troppo impegnativi”. Secondo quell’amica il cane va tenuto così, in giardino, da solo o in compagnia di un suo simile (meno male, almeno quello) e mai e poi mai può vivere in appartamento con noi… soffrirebbe. Ora che di cani ne ho due e sempre in appartamento, so bene che senza di me non vanno da nessuna parte. Se li chiudo fuori casa, quando siamo in campagna e hanno 8 ettari di spazio in cui scorrazzare, si piazzano davanti la porta di casa e non si muovono di lì fino a quando non esco anch’io per fare un giro insieme. D’altra parte siamo una famiglia no? E allora si fanno le cose insieme!!!
E se questa del cane – ridotto a nano da giardino – è un maltrattamento che si sta pian piano comprendendo e stigmatizzando, altre forme ancora più subdole si manifestano continuamente. Una è quella della dominanza a tutti i costi, del dover far vedere al cane chi comanda e reprimere con urli e sgridate qualsiasi presunta forma di insubordinazione. Sono quelli del giornale ripiegato per picchiare il cane se fa pipì, delle botte al cane che ringhia, se maltrattato dai ragazzini o infastidito mentre mangia. Sono quelli che reprimono un sorrisino di scherno quando si cerca di far capire che i cani vanno rispettati nel loro essere cani e che l’educazione del cane cucciolo dovrebbe seguire le stesse regole di quella dei ragazzini: non botte, non repressione ma paziente insegnamento.
La risposta è sempre la stessa: gli do due schiaffi e vedi se non capisce. I comandi al cane sono sempre gridati con tono minaccioso, come se il loro cane fosse sempre un pò duro d’orecchi. E gli effetti del maltrattamento sono evidenti nel comportamento del cane: la coda è bassa, l’atteggiamento schivo, gli occhi tristi. E alla voce del proprietario il cane si immobilizza e a me sembra di vedere la nuvoletta che parte da sopra alla testa: che avrò fatto di male questa volta? E ora che mi capita?
E non c’è verso di far capire che il cane che si comporta in quel modo non è un cane educato, è un cane frustrato, infelice, impaurito… maltrattato!
E guai a suggerirgli di insegnare qualche comando con un premietto e di ricompensarli con voce gioiosa quando i loro cani fanno qualcosa di buono. La risposta è invariabilmente la stessa: io non corrompo il mio cane, deve ubbidire perchè glielo dico io, perchè mi rispetta… come se loro lavorassero perchè rispettano il loro datore di lavoro e non perchè gli dà lo stipendio alla fine del mese…. mah!
I cani non capiti sono anche spesso cani maltrattati. Vedo sempre più spesso cani di piccola taglia che sussultano all’avvicinarsi dei proprietari che, senza nessuna attenzione, dall’alto della loro stazza si abbassano sul cane senza rendersi conto del disagio in cui lo mettono. E il modo di giocare? Di recente ho visto un cane guaire e cercare di allontanarsi mentre il proprietario che lo maneggiava e sbatacchiava qua e là sosteneva che si trattasse di una forma di gioco….
E vogliamo parlare di cani trattati come figlioletti e tenuti in marsupi, borsette e passeggini?
Ma la soluzione c’è. La soluzione è cercare di formarsi, informare e diffondere cultura cinofila. Non dobbiamo mai stancarci di ripetere che la dominanza è un concetto che non ha nessun senso nel rapporto tra cane e proprietario. Che è leader non chi domina il cane ma chi ha il controllo della situazione in cui il cane vive e usa questo controllo per renderlo sano e felice. Che il cane ci parla continuamente e che dovremmo imparare a capire e ad ascoltare il suo linguaggio. La strada è lunga ed a volte capita di scoraggiarsi di fronte all’ennesimo cucciolo maltrattato e incompreso, ma io non mi rassegno e continuerò a studiare e a scrivere per sfatare i vecchi miti e rendere felici i nostri cani 🙂 TUTTI!
