Etologi, Comportamentisti e il dilemma del cane felice

Perché Luna sorride?

Questa volta mi sono imbarcata in un’impresa complicata almeno quanto è altisonante il titolo di questo articoletto. Sarà che sono in vacanza e ho più tempo per pensare ai grandi perché e anche alle contraddizioni della cinoscienza.

In qualunque corso da educatori cinofili si insegna la fondamentale dicotomia le due correnti principali di studiosi del cane: gli etologi – rappresentati da Lorenz e Tinbergen – e i comportamentisti, di cui il principale esponente è Skinner.

I primi sostengono la primazia degli istinti: i cani e tutti gli animali vengono al mondo già formattati con un’impressionante batteria di schemi comportamentali che vengono attivati dall’istinto in presenza degli stimoli giusti, anch’essi già predeterminati dalla nascita. Per comprendere il comportamento animale quindi, secondo gli etologi, è necessario osservare il comportamento in natura: capiti gli stimoli, capiti gli schemi, abbiamo capito tutto.

Tutti gli impulsi istintuali di un animale selvatico sono congegnati in modo da volgersi infine a vantaggio suo e della specie cui appartiene. Nello spazio vitale di un animale non esiste conflitto fra le sue inclinazioni e un certo «dovere»: tutti gli impulsi interiori sono «buoni».

Konrad Lorenz

Diversamente per i comportamentisti tutto è guidato da un meccanismo di azione e reazione: se un comportamento produce risultati positivi avrà più possibilità che sia ripetuto in futuro, se invece i risultati prodotti sono negativi non si ripeterà. Non serve, quindi, osservare l’animale in natura: in un laboratorio possiamo ricreare le condizioni per sperimentare il prodursi/ripetersi di comportamenti e… abbiamo capito tutto.

L’ideale del comportamentismo è eliminare la coercizione, applicare il controllo cambiando l’ambiente

B.F.Skinner

Il tratto in comune dei due diversissimi e premiatissimi metodi di analisi del comportamento degli animali e dei nostri cani in particolare è l’assoluta irrilevanza della dimensione emozionale, affettiva e in parte intellettiva dei nostri cani. Per gli etologi sono un insieme di istinti precaricati, per i comportamentisti sono opportunisti che reagiscono esclusivamente sulla base dell’immediata e personale convenienza.

Perdonate le semplificazioni eccessive, ma è soddisfacente questa ricostruzione? È abbastanza? Nel senso: metodi educativi basati esclusivamente su queste teorie scientifiche – o l’una o l’altra è indifferente – possono rendere felici i nostri cani? Possono rendergli giustizia come esseri senzienti, intesi come esseri che provano sentimenti complessi al pari di noi umani? Boh! Secondo me no, ma sono pronta alla discussione… 🙂

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