Educatori cinofili certificati

Come scegliere un educatore cinofilo che possa aiutarci a vivere serenamente con il cane

Certificazione di qualità per gli educatori cinofili?

Sempre iniziare con un disclaimer: in questo articolo voglio esprimere la mia opinione sul tema della certificazione di qualità della formazione di un’educatore cinofilo (l’apostrofo non è un errore… nella larga maggioranza sono donne). E’ un’opinione, non pretendo di affermare la verità assoluta ma sento la necessità di dire per qualcosa per aiutare chi mi legge a farsi un’idea del tema.

Dopo il disclaimer una premessa: per qualche anno della mia esperienza lavorativa più recente mi sono occupata di qualità, di sistemi di certificazione della qualità, di quality assurance per dirlo all’inglese. Un lavoro interessante all’inizio ma ripetitivo con il passare del tempo. Per chiarire il concetto: si occupa di qualità chi ha la responsabilità di verificare se un prodotto o servizio offerto alla clientela presenta quelle caratteristiche di affidabilità e quei livelli di funzionamento che promettono coloro che vendono il prodotto. E’ intuitivo comprendere che per alcuni prodotti e servizi la misurazione della qualità è abbastanza semplice: pensiamo ad esempio a un paio di scarpe da trekking, se si rompono alla prima passeggiata o ci rovinano i piedi è evidente che la qualità non è quella promessa. Un pò più complesso è misurare la qualità dei servizi che acquistiamo: pensiamo alle forniture di energia elettrica, di acqua o di connessione internet. In questo caso per misurare la qualità del servizio, il riferimento sono i contratti che abbiamo sottoscritto in cui, con caratteri minuscolissimi, sono riportati gli standard di qualità che ci sono assicurati: velocità per le connessioni internet, tempo di reazione in caso di guasto per le forniture di acqua e luce, per fare alcuni esempi immediati.

Ma ci sono altri servizi la cui qualità è molto difficile da misurare: l’insegnamento, ad esempio, è tra questi così come le prestazioni dei medici. La difficoltà sta molto nella limitata standardizzazione di queste attività e dei loro riceventi. Sappiamo bene che un bravo maestro non è in grado di educare sempre tutti gli scolari, ci sarà sempre qualcuno che purtroppo beneficerà meno degli altri dell’educazione ricevuta. Non sempre è colpa del maestro, a volte dipende dalla recettività individuale. Fissare standard minimi di qualità dell’insegnamento quindi potrebbe essere addirittura controproducente: l’insegnante potrebbe sentirsi a posto con la coscienza se si adagia su questi livelli minimi…

Ed ecco dove volevo arrivare con questa lunghissima premessa. Oggi va di moda dire di essere un educatore cinofilo certificato (e anche qui non c’è un errore. In genere chi ama fregiarsi di titoli altisonanti sono gli uomini…). Ma che significa? devo preferire un educatore cinofilo “certificato” rispetto ad uno che non lo è? Risposta: no. Motivo: quello detto sopra… 🙂 ma facciamo un passo indietro.

La certificazione degli educatori cinofili si fonda sul CEN CWA 16979 “Dog training professional – competence and skills requirements” che è un documento – redatto dal Comitato europeo per la standardizzazione con la collaborazione di alcuni centri cinofili o associazioni cinofile europee – che definisce i criteri MINIMI e le competenze ESSENZIALI in termini di conoscenze teoriche e capacità pratiche per svolgere la professione di educatore cinofilo nei settori del comportamento, assistenza alla persona e sport. Questo documento, anche se redatto da persone che della professione cinofila sanno poco poichè si occupano di standard di tutti i tipi da quelli per la produzione di vetro soffiato a quelli per la componentistica delle astronavi, è molto sensato. Tra gli standard che debbono essere rispettati si richiede che l’educatore abbia competenze linguistiche, sappia comunicare con il pubblico, sia in grado di gestire un’aula, abbia una preparazione cinofila di base, che comprenda nozioni di primo soccorso e di legislazione animale.

Sembrerebbe tutto sensato quindi. Il problema non sono gli standard in sè, che possono essere utili punti di riferimento (qui si trova una traduzione in italiano di parte del documento https://www.ficsspro.it/wp-content/uploads/2017/12/Intertek-BA-Italy-CertPers-GOP109-dogtrainer.pdf ; non è quella ufficiale e ci sono aggiunte interpretative), ma la certificazione del rispetto di questi standard. Chi certifica il possesso di questi standard soprattutto quelli di competenza tecnica non è un ordine professionale, non ha l’organizzazione e le competenze tecniche di un ordine professionale. E quindi? e quindi l’attestato che viene rilasciato non ha molto più valore dell’attestato che la scuola professionale in cui si è formato l’educatore ha già fornito a seguito del superamento dell’esame che ogni scuola impone agli allievi educatori.

Bisogna prestare attenzione a non confidare in sbandierate certificazioni di qualità che poco certificano se non la forma. E’ necessario invece guardare alla sostanza: al curriculum dell’educatore a cui ci rivolgiamo, alle scuole di educazione cinofila che ha fatto, i seminari, le conferenze a cui ha partecipato e continua a partecipare. Ricordiamoci la formazione continua per un educatore è importante quanto e più che nelle altre professioni. Bisogna poi guardare alla sua capacità di comunicare con noi e con il nostro cane. Fondamentalmente dovremmo farci guidare dagli stessi criteri che ci assistono nella scelta di un medico, di un avvocato, di un architetto. Vero non c’è un ordine professionale che ci garantisca che l’educatore cinofilo sia preparato, ma se vediamo un curriculum ricco, se l’educatore ci piace, se sa comunicare con noi e se ci comunica entusiasmo per quello che fa… è la persona giusta e non c’è “certificazione” che tenga!

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