Come si educa un cane… felice

L’educazione è indispensabile per la felicità del nostro cane. Ma come educare?

Lo diceva sempre mio nonno: non si nasce imparati.

E’ un modo antico per dire che tutti i mammiferi in particolare, ma forse tutti gli animali, hanno bisogno di un periodo dopo la nascita in cui imparano come si vive nell’ambiente che è a loro destinato. La durata di questo periodo dipende da molte cose, dipende anche dalla complessità del mondo in cui si andrà ad interagire. Noi umani abbiamo un periodo molto lungo per capire come funzionano le cose nel nostro mondo. Forse lunghissimo, perchè ad esempio io non smetto mai di imparare e di sorprendermi per quante cose ci sarebbero ancora da imparare 😀

Anche i nostri cani devono imparare tantissime cose. E non soltanto ad essere cani. Quello lo imparano abbastanza in fretta grazie all’aiuto della loro mamma, dei loro fratellini e, per i più fortunati anche del loro papà o dei maschi adulti che vivono nel branco. Devono anche imparare a essere cani in un ambiente così complesso come il nostro. Devono imparare come vivere in una casa, dove possono fare pipì, dove trovare da mangiare, dove bere, quali sono i pericoli e così via. Dalle cose più semplici alle più difficili. E in questo difficile compito i loro maestri, assolutamente imperfetti, siamo noi. Noi che parliamo un’altra lingua, molto più parlata, appunto, e molto meno visiva e olfattiva della loro. Immaginate le difficoltà in cui si trovano. Soprattutto se sono ancora cuccioli e oltre ad imparare ad essere cani, devono imparare ad essere cani in un mondo di umani. Difficilissimo eh?

Spesso faccio questo paragone: immaginate di essere bambini in un mondo di meduse, che comunicano come meduse, mangiano come meduse, si comportano da meduse. E voi non capite niente e volete a tutti i costi inserirvi in quel mondo, perchè dalle meduse dipende la vostra sopravvivenza e la soddisfazione di tutti i vostri bisogni di appartenenza, di affetto, di ruolo… angosciante no? Soprattutto se queste meduse non sono comprensive con voi e vi borbottano qualcosa di incomprensibile ma vi fanno chiaramente capire che sono scontenti di voi…

Tutta questa lunghissima premessa per dire che la prima cosa necessaria per educare un cane è l’empatia. Dobbiamo provare a metterci nei loro panni: catapultati in un mondo complessissimo non sanno bene cosa devono fare.

E il secondo ingrediente indispensabile è la pazienza. Gli errori che fanno non sono per farci dispetto. Sono semplicemente errori. E non continuano a farli perchè sono tonti ma semplicemente perchè non hanno capito cosa vogliamo da loro. Non sappiamo spiegarci probabilmente, non sappiamo comunicare in canese e ci aspettiamo comunque che loro ci capiscono. Oggi più che mai il mondo in cui chiediamo ai cani di vivere è lontanissimo dalla loro dimensione naturale: non ci sono spazi dove corrrere liberi, non hanno un loro territorio dove scorrazzare, devono incontrare continuamente nuovi cani e nuove persone con cui devono imparare ad interagire secondo le nostre regole e non le loro.

E allora molto probabilmente oltre ad avere empatia e tanta pazienza, probabilmente oggi più che in passato per poter educare un cane abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni come fare. Abbiamo bisogno di una figura professionale, che non si sostituisca a noi, ma che ci indichi qual è la strada giusta per rendere il nostro cane educato e felice.

E qui inizia la cosa complicata. Scegliere un educatore. Se state leggendo questo post, sapete sicuramente che esistono diverse categorie di educatore (ne ho già scritto un pò in un articolo precedente ). Ci sono quelli che utilizzano prevalentemente l’interazione autoritaria con il cane: deve imparare a rispettare l’umano, deve ubbidire e basta, deve ubbidire perchè lo dico io, deve ubbidire perchè io sono il capo…. e così via.

Ci sono quelli che invece utilizzano il rinforzo positivo (la palla, il cibo..) e ritengono di poter educare il cane cercando di insegnargli quali sono i comportamenti che deve adottare in tutte le circostanze della vita, senza però nessun tipo di coercizione, solo rendendo più conveniente al cane scegliere una cosa piuttosto che un altra. Se non abbai al cane del vicino ti premio, se abbai non prendi il premio. Questo secondo metodo è molto più lento del primo ma sicuramente consente di creare un rapporto più sereno e felice con il proprio cane. Però ha i suoi limiti esattamente come il precedente.

Il limite di entrambi i metodi è che lavorano sui singoli comportamenti. Se io voglio insegnare al mio cane a non abbaiare al cane del vicino, quale dei due metodi pensate che avrà più successo: quello per cui strattono il cane che abbaia oppure quello in cui premio il cane che non abbaia? Risposta molto semplice: nessuno dei due!

Entrambi i metodi presuppongono la mia presenza. Entrambi i metodi non lavorano sulla capacità del cane di decidere autonomamente di non abbaiare, ma lavorano sul singolo, specifico comportamento. Questo significa che il cane non abbaierà in mia presenza, ma molto molto probabilmente se io non ci sono abbaierà….

Quindi? Esiste un terzo metodo: dare al cane le capacità necessarie per scegliere un comportamento diverso dall’abbaio. Le capacità necessarie possono essere diverse da cane a cane, ma fondamentali sono: la calma, l’ottimismo e la flessibilità. E come si insegnano? Ricreando nel gioco le situazioni che favoriscono lo sviluppo di queste capacità. Semplice no? Semplice e divertentissimo per noi e per loro!

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