
“”… Questo libro parla del modo in cui le scienze cognitive sono arrivate a capire l’intelligenza dei cani attraverso giochi, esperimenti e nient’altro di più tecnologico che ciotole, pupazzi, palline… Con mezzi così ordinari si è riusciti a gettare lo sguardo sul ricco mondo cognitivo dei cani, sulle loro capacità di trarre conclusioni logiche e di risolvere problemi pratici con flessibilità… per aiutare gli amanti dei cani ad afferrare il senso delle recenti scoperte scientifiche in materia, questo libro offre una panoramica completa su ciò che sappiamo sulla cognizione del cane…”
Il testo che ho copiato sopra è un estratto dell’introduzione del libro. L’ho copiato perchè mi sembra che chiarisca perfettamente il contenuto del libro: una sintesi, scritta in modo accessibile, dei risultati dei principali studi condotti sul cane negli ultimi anni. E’ un libro che ha due possibiltà di utilizzo: una lettura veloce per l’appassionato di cani in generale oppure una lettura approfondita, estesa anche alle note e ai numerosissimi artcioli scientifici citati, per chi vuole studiare il comportamento del cane.
Lo dico subito: non è un libro divertente. Qua e là ci sono riferimenti alla vita dell’Autore con i propri cani, ma se cercate un libro da ombrellone o da leggere prima di addormentarsi non è questo quello giusto. Sicuramente è densissimo di informazioni interessanti.
Ad esempio da questo libro ho scoperto che fino a circa 25 anni fa i cani non erano oggetto di studi scientifici perché domestici, e come tali ritenuti un prodotto artificiale dell’essere umano. Si riteneva infatti che l’addomesticamento ottundesse l’intelligenza degli animali, facendo loro perdere la capacità di sopravvivere in natura. Sull’intelligenza dei cani tra il 1950 e il 1995 sono stati condotti solo due progetti di ricerca, entrambi giunti alla conclusione che il cane non eccelle sotto nessun profilo. Dal 1995 in poi, fortunatamente per noi appassionati, il cane ha invece formato oggetto di numerosissime e interessantissime ricerche, di cui la gran parte citate nel libro del prof. Hare.
Altra cosa molto interessante sono le riflessioni che il libro contiene sull’origine del cane. Il prof. Hare è un antropologo, quindi, nei suoi ragionamenti combina le competenze del suo settore con quelle che ha acquisito nel campo dell’etologia e, su queste basi, mette in dubbio alcune delle possibili spiegazioni dell’origine del cane. Si parte dall’assunto, basato su archeologia e genetica, che il cane si è separato evolutivamente dal lupo tra i dodicimila e i quarantamila anni fa, mentre il cammino dell’uomo e quello del lupo dovettero intrecciarsi per la prima volta circa 1,75 milioni di anni fa. Lupi e uomini non hanno mai avuto rapporti molto amichevoli, erano in diretta concorrenza ed occupavano la stessa nicchia biologica. Nonostante questo, il lupo, a differenza degli altri grandi carnivori non si è limitato a sopravvivere e a diffondersi in quasi tutto il nostro emisfero, diventando uno dei maggiori predatori, ma a un certo punto della storia una subpopolazione di lupi deve avere trascorso abbastanza generazioni a contatto con l’uomo da subire quelle trasformazioni morfologiche, fisiologiche e psicologiche che ne hanno permesso l’evoluzione da animale selvatico a cane domestico, specie di eccezionale successo in termini di diffusione e tasso di sopravvivenza.
Secondo il prof. Hare non è stata una scelta dell’uomo addomesticare il lupo, visto che uomini e lupi non andavano proprio d’amore e d’accordo all’epoca. Il cane è stato il risultato di un meccanismo di selezione naturale: come per le volpi di Dmitry Belyaev (vedi prossimo post su un altro bellissimo libro) l’interazione con l’uomo ha portato a selezionare quelle caratteristiche del lupo che lo rendevano vincente in termini di accesso al cibo offerto dai grandi insediamenti umani. Lupi meno schivi, meno diffidenti, meno restii al contatto umano, avevano la possibilità di accedere a risorse alimentari più abbondanti e sopravvivevano, trasmettendo i propri geni e le caratteristiche di docilità alla prole.
Ma ne è valsa la pena? 🙂 Per noi uomini sicuramente sì, per loro non saprei… guardate un pò qui, voi quale dei due vorreste essere?


