Ho adottato Nero, il mio CANE, in un rifugio privato gestito da simpatiche e generose signore che dedicavano tempo, amore e, penso, anche parte dei loro risparmi ai cani abbandonati o trovatelli. E’ stato amore a prima vista: un bel giovanotto tigrato sui 30 chili, di età presunta 1 anno, con le fattezze di un pastore tedesco nero ma striato di fulvo. Strano no? La prima volta che l’ho portato da un veterinario mi è stato detto che doveva avere genitori molossoidi perchè il gene del tigrato è tipico di quelle razze. MAH! No comment. Simil pastore tedesco, orecchie erette, pelo lungo tigrato, occhi scuri… sarebbe passato un anno prima di capire che dietro al presunto meticcione tigrato si nascondeva un magnifico pastore olandese, probabilmente regalato dagli allevatori per le orecchie non proprio bellissime e sicuramente all’epoca dell’abbandono non ancora erette (si sono raddrizzate ben oltre l’anno di età). Grazie a Nero ho scoperto il magico mondo degli esperti di comportamento canino. Sì perchè Nero, una volta arrivato a casa, dopo un mesetto di ambientamento, ha deciso di farsi conoscere per quello che effettivamente era: un cane da lavoro, impegnativo, pieno di buona volontà di fare e imparare, serio e molto consapevole di sè e della sua forza. Questo unito ad una spiccata territorialità, al desiderio di proteggere dal mondo cattivo dei bipedi il suo nuovo amore (IO), alla non inibizione alla pinzata ben assestata, mi ha fatto capire che avevo bisogno di imparare a conoscere come funzionano i cani a un livello diverso da quello dettato dal solo amore. Ho chiesto aiuto agli esperti, sono partita dal veterinario comportamentalista che, al secondo incontro e alla prima ringhiata al ragazzino che incautamente aveva cercato di accarezzare Nero contro la sua volontà, mi ha prescritto l’aiutino, cioè il PROZAC!!! Sono stata abbastanza sveglia da capire che se per una ringhiata ero costretta a trasformare il mio cane in un essere inebetito dai farmaci, sarebbe stato meglio riportarlo al canile da dove lo avevo preso perchè non era il cane per me. Però lo amavo già e separarmene era troppo difficile…ho cambiato esperto e sono passata all’ educatore cognitivista. Ancora oggi che rientro a pieno titolo nella categoria non mi è chiarissimo in cosa consista il cognitivismo…il cane ha una mente, di questo sono certa, ma basta riconoscere questa caratteristica elementare per potersi definire cognitivisti? Non ne sono convinta. Comunque tutto questo è un preambolo per spiegare quello che ho capito del mondo degli esperti del comportamento. Ci sono: a) gli educatori cinofili che basano il loro metodo di insegnamento sull’aiutare il cane ad avere le competenze e la sicurezza necessaria per vivere serenamente nella comunità degli umani senza creare troppi problemi; i loro strumenti di insegnamento sono molto vari ma si basano su meccanismi di rinforzo, di remunerazione dei comportamenti; b) i gentilisti, che basano i propri insegnamenti sull’indurre il cane a fare esercizi o a tenere comportamenti offrendogli cibo; c) gli addestratori, che come severi genitori di una volta, pensano che una buona educazione si basi sul rispetto del proprietario e su una sana pedata se le regole non vengono rispettate. Le parole chiave delle tre tipologie di esperti sono: a) competenze; b) bocconcini; c) collare a strozzo. Semplicistico? troppo? Sicuramente sì, ma la cosa importante è una soltanto: le tre tipologie di esperti si odiano e denigrano vicendevolmente, quindi massima attenzione a non confonderli e a non confondersi. Guai a farsi vedere con una pettorina dall‘esperto c) o con un collare a strozzo dall’esperto b), e per l’esperto a) parlate di somestesi o di epimelesi e ve lo farete amico per la vita. E io come ho scelto il mio esperto? E ora Nero è un bravo cane felice? Giudicate voi….
